Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 6 Novembre 2019 17:44

Spaccio di “bamba”, le pene chieste dal pm per “quei bravi ragazzi”

Aosta - Per tre degli arrestati nell’operazione della Squadra mobile dello scorso febbraio, l’accusa ha invocato al Gup, complessivamente, dieci anni e mezzo di carcere. Il quarto ha proposto di patteggiare 2 anni e 6 mesi.

Yassine Samir portato in Tribunale ad Aosta.

È alle battute finali il processo che vede alla sbarra gli arrestati nell’operazione “Quei bravi ragazzi”, con cui lo scorso 7 febbraio la Squadra mobile della Questura di Aosta ha colpito un traffico di cocaina che interessava soprattutto il quartiere Cogne e il centro storico di Aosta. Nell’udienza di oggi, mercoledì 6 novembre, il pm Luca Ceccanti ha avanzato le sue richieste di pena e le difese dei tre imputati che hanno scelto il rito abbreviato hanno tenuto le loro arringhe, mentre il quarto ha formalizzato una richiesta di patteggiamento.

Per Yassine Samir, marocchino di 29 anni, l’accusa ha chiesto 4 anni e 6 mesi di reclusione. Si tratta dell’invocazione maggiormente elevata, perché l’uomo è ritenuto dagli inquirenti il gestore del “giro”. Per la Sezione Narcotici era lui ad occuparsi degli approvvigionamenti di “bamba” (che avvenivano da Torino) e di fissare gli appuntamenti con i clienti per lo smercio.

C’erano poi, a quanto emerso dall’inchiesta, tre “corrieri”. Per due, i romeni Mariana Camelia Paun e suo figlio Claudiu Padure (19enne inizialmente ai domiciliari, poi incarcerato perché ritenuto aver continuato l’attività di spaccio anche se sottoposto alla detenzione in abitazione), il pubblico ministero ha invocato tre anni di carcere ognuno. Il terzo, il nordafricano Youssef Cheraa (34), attraverso il suo difensore, ha richiesto di patteggiare 2 anni e sei mesi di reclusione.

Le indagini erano cominciate all’inizio del 2018 e avevano evidenziato la capacità del gruppo di movimentare 1.300 euro dosi di “coca” ogni due mesi, per un volume d’affari stimato in 1.600 euro al giorno. L’organizzazione, aveva spiegato dopo gli arresti il dirigente della Squadra Mobile, il commissario capo Eleonora Cognigni, “si caratterizzava per lo spiccato carattere commerciale e il cambio frequente di mezzi ed abitudini”.

Il tentativo di sfuggire alle forze dell’ordine passava anche per l’adozione di “linguaggio criptato”: i “pusher” chiamavano gergalmente “ragazzi” le dosi di stupefacente. Uno stratagemma che aveva indotto gli inquirenti a pescare dall’opera di Martin Scorsese per il nome dell’operazione. Peraltro, due dei fermati erano già noti in corso Battaglione. Samir era finito in manette, prima di allora, già due volte, tra il 2017 e il 2018, mentre Padure, prima che si aprissero le porte del carcere, era stato arrestato nell’aprile dell’anno scorso.

Dallo sviluppo degli elementi raccolti nell’operazione, gli investigatori della Mobile erano poi risaliti ad altre quattro persone, ritenute aver continuato l’attività “impostata” dai fermati. “Quei bravi ragazzi 2” (il “sequel” che il regista dell’atteso “The Irishman” non ha mai girato) era scattata nella notte del 5 luglio di quest’anno, con tre arresti e una misura cautelare. Sono in attesa di giudizio, mentre i quattro imputati dell’udienza di stamane conosceranno il loro destino processuale il prossimo 14 novembre, data a cui il Gup del Tribunale ha rinviato per eventuali controrepliche delle parti, quindi si ritirerà in Camera di consiglio per la sentenza.

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