Tentata concussione, assoluzione per il primario Millo

La sentenza è stata pronunciata dal Gup Fadda al termine dell’udienza di oggi, giovedì 21 luglio. Il processo era legato alle procedure di assunzione di due chirurghi da parte dell’Usl Valle d’Aosta, dopo un concorso.
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Assoluzione perché il fatto non sussiste. E’ la sentenza che il Gup Luca Fadda ha pronunciato al termine dell’udienza di oggi, giovedì 21 luglio, nei confronti del primario della struttura complessa di Chirurgia generale dell’ospedale “Parini” di Aosta, Paolo Millo, che era a giudizio per tentata concussione. Il processo, che si è svolto con il rito abbreviato, riguardava le procedure di assunzione di due chirurghi da parte dell’Usl della Valle d’Aosta, a seguito dello svolgimento di un concorso.

“Sin dall’inizio di questa vicenda sono stato convinto della correttezza del dottor Millo e dell’insussistenza dell’imputazione di tentata concussione. – dichiara l’avvocato Corrado Bellora, che ha difeso il medico assieme alla collega Vania Cirese – Abbiamo svolto indagini ed altre attività difensive che hanno dimostrato come il nostro assistito abbia sempre svolto il suo lavoro di chirurgo correttamente e fa piacere che questa sentenza gli renda merito”.

Nella scorsa udienza, il 9 giugno, il pm Luca Ceccanti, titolare del fascicolo, aveva chiesto per Millo una condanna ad un anno di carcere. Sulla base delle indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo, partite a seguito di un esposto e sviluppate attraverso la raccolta di testimonianze e l’acquisizione degli atti amministrativi delle assunzioni, gli inquirenti contestavano al primario di aver effettuato “pressioni” sui candidati piazzati al vertice della graduatoria da cui attingere, affinché rinunciassero al posto a favore di altri medici.

Una tesi che il chirurgo, tramite i suoi difensori, ha sempre respinto, tanto da chiedere – al termine delle indagini preliminari – di essere interrogato dal Pubblico ministero. La Procura, però, non aveva ritenuto superati gli addebiti mossi all’indagato e l’udienza preliminare si era aperta lo scorso ottobre. In aula, il team difensivo del primario aveva chiesto l’assoluzione, sottolineando che Millo “non ha fatto alcuna pressione, semplicemente ha contattato le persone che erano in graduatoria, per spiegare loro cosa sarebbero venuti a fare e sapere cosa erano in grado di fare”.

“La graduatoria, tra l’altro scaduta, – aveva aggiunto il difensore del chirurgo – era del 2015 e in questo arco di tempo, chiaramente, si possono anche cambiare le proprie mansioni. Parliamo dell’aprile 2020, in piena emergenza Covid, quando la chirurgia era diversa, si occupava soprattutto di urgenza”. L’altra parte della strategia difensiva dell’imputato si reggeva sull’esito delle indagini difensive condotte dai suoi legali.

Svolte sentendo vari primari di altri ospedali, avevano restituito quella al centro del procedimento come una prassi in uso nell’ambiente sanitario. Nell’arringa, l’avvocato Bellora aveva anche sottolineato come – dalle testimonianze raccolte – l’azione di approfondimento delle disponibilità dei classificati nelle procedure concorsuali risulti inversamente proporzionale al tempo passato dalla formazione della graduatoria. Argomenti che hanno convinto il giudice, determinatosi per l’assoluzione. Le motivazioni al verdetto sono attese entro trenta giorni.

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