“Mi hanno tirato fuori e ho pensato: ‘ce l’ho fatta’”, parla il 44enne travolto dalla valanga

Alfonso Flospergher, originario di Milano, in Valle per la stagione in un albergo di Gressoney, racconta la giornata più lunga della sua vita: la valanga che lo colpisce, la telefonata al 112, le ore sotto la neve e l’arrivo dei soccorsi.
Alfonso Flospergher
Cronaca

Dopo una notte in Pronto soccorso, sul volto di Alfonso Flospergher, il 44enne di Milano estratto vivo dopo tre ore sotto l’enorme valanga staccatasi a Gressoney-La-Trinité, si fa spazio un sorriso. “La prima cosa che ho pensato quando mi hanno tirato fuori è stata ‘ce l’ho fatta’, – racconta, con la voce rotta dall’emozione – perché lì vai in panico, puoi morire anche solo per lo spavento. Ti senti proprio chiuso, non ti puoi muovere”.

Nella valle del Lys per la stagione come lavoratore in un albergo, ieri pomeriggio Flospergher era uscito per una passeggiata. “Dopo dieci minuti, – continua – ho visto come una nuvola, che scendeva lungo la costa della montagna”. All’inizio, “non capivo”, poi “mi sono reso conto che era neve, una montagna di neve”. Appena la massa arriva a terra, “ho visto che veniva verso di me”.

La prima reazione del 44enne è istintiva: “sono rimasto in piedi, ho cercato di tenere banco (porta i gomiti dinanzi al viso, ndr.), poi mi è arrivata addosso”. Da lì, “non so dove sono finito, mi ha bloccato subito le gambe”. Il racconto prosegue e, in chi lo ascolta, colpisce la sua lucidità. “La neve era pesante, dura. – aggiunge – Avevo l’unico braccio libero. Ho subito fatto spazio alla faccia, per respirare. Poi, non riuscivo ad andare oltre”.

A quel punto, l’intuizione che salva la vita all’uomo. “Sono riuscito a prendere il telefono che avevo qui nella tasca del giubbotto. – continua, indicando il petto – Ho fatto il 112, il primo numero corto che potevo fare e ho detto: ‘aiuto, aiuto, aiuto’. Loro ti fanno delle domande, poi il telefono mi è caduto lateralmente”. Da lì, si interrompono i contatti con l’esterno, ma la macchina dei soccorsi si mette in moto, a partire dalla geolocalizzazione della chiamata.

Però, nel mentre sono “passate quasi tre ore e mezza, quattro”. Le più lunghe della sua vita, che il 44enne – raggiunto, nel frattempo, dalla madre e dal fratello in ospedale – trascorre cercando “di stare calmo, ma dopo un po’ mi prendeva il panico. Cercavo di respirare, di pensare cose belle, cercavo di essere fiducioso. Poi, ancora panico, cercavo di uscire e piangevo. Gridavo sempre ‘aiuto, aiuto, aiuto’ in continuazione, è stato orribile”.

I soccorsi – i tecnici del Sav, i militari del Sagf, con i pisteur-secouristes (la zona non è lontana dalla pista di fondo), il corpo forestale e i vigili del fuoco – con il progredire delle complicate operazioni di ricerca, lo localizzano. E’ il fiuto di un unità cinofila, dopo che un primo cane era esausto, a guidarli al punto in cui Flospergher è sotto un la neve. “L’unica cosa che mi ricordo, – racconta ancora Flospergher – forse ero un po’ assonnato, comunque ero stanco, è che ho sentito battere sul mio polpaccio”.

“Sentivo battere. Lì mi sono come svegliato, sentivo le voci dei soccorritori”. La fine dell’incubo, per il 44enne, è vicina: “Mi hanno tirato fuori e ho cominciato a sentire il vero freddo. Tremavo, choc, proprio spasmi”. La temperatura corporea del travolto, in quel momento, è di circa 28 gradi, un quadro ipotermico serio. E’ il momento in cui il medico del 118 nell’equipaggio dell’elisoccorso Antonio Iiriti, il primo a visitare il travolto, teme il fenomeno noto come “after drop”.

Antonio IIriti

Tra i tecnici, viene chiamata anche “morte da soccorso” ed è dovuta al ritorno al cuore di sangue venoso freddo e acido proveniente dalle estremità del corpo, che può anche causare un collasso circolatorio e l’arresto cardiaco. Per scongiurarla, l’equipaggio (il medico e i tecnici del Sav) fanno “attenzione a tutti i movimenti bruschi” e “lo abbiamo subito scaldato con liquidi a 38 gradi”. In vista del volo verso valle, continua Iiriti, “il pilota aveva scaldato al massimo l’abitacolo”. Una volta in ospedale, “i medici e gli infermieri avevano preparato tutto per scaldarlo, è stato lievemente sedato e messo nella coperta con la pompa. E solo a quel punto, ho capito che ce l’aveva fatta”.

All’indomani del soccorso che ha salvato la vita a Flospergher, il medico, con alle spalle una decina d’anni di elisoccorso, tiene a sottolineare che “non è il singolo, o il singolo ente, che fa la differenza, ma è il fare sistema. Noi, attraverso la centrale unica, facciamo sistema. Ci addestriamo e lavoriamo insieme e simuliamo situazioni che poi nella realtà risolviamo attraverso il lavoro di squadra”.

Complessivamente buone le condizioni del 44enne estratto da una valanga

13 Febbraio 2026, Ore 9.20

Valanga Gressoney
La valanga staccatasi a Gressoney-Saint-Jean.

Sta effettuando ancora alcuni esami e consulti in Pronto soccorso, ma sono giudicate complessivamente buone, dai medici del “Parini”, le condizioni del 44enne investito dalla valanga staccatasi a Gressoney-La-Trinité, nella zona a nord dell’abitato, vicino alla pista di fondo. L’uomo, residente a Milano, ma nella vallata del Lys come lavoratore stagionale, verrà con tutta probabilità ricoverato, anche in ottica precauzionale, vista la condizione di ipotermia in cui è arrivato in ospedale e alla luce della protratta permanenza sotto il ghiaccio.

E’ stato lui stesso, sepolto da un metro e mezzo di neve circa, a riuscire a chiamare i soccorsi, spiegando di essere sotto una valanga. Poi, la comunicazione si è interrotta. I Carabinieri hanno localizzato l’area della telefonata e la Centrale Unica del Soccorso ha indirizzato i soccorsi nell’area. I tecnici del Soccorso Alpino Valdostano con un’unità cinofila, il Sagf di Cervinia e di Alagna, il Corpo forestale, i vigili del fuoco professionisti e volontari, nonché i pisteurs della Monterosa Ski, hanno lavorato sull’area per la ricerca.

Quando il buio era già calato, e l’area era illuminata da fotoelettriche, dopo che un primo cane aveva esaurito le forze, l’unità cinofila del Sagf ha segnalato il punto ove scavare, l’escursionista investito è stato estratto: respirava ancora. Elitrasportato in ospedale, è apparso ipotermico da subito. E’ rimasto sotto la neve, anche in presenza di acqua gelida (che però può essere l’elemento che ha favorito il ricircolo di ossigeno), per circa tre ore. Nella notte sono proseguiti gli accertamenti, unitamente alle cure per scaldarlo.

A raccontare l’accaduto è, quest’oggi, il sindaco di Gressoney-La-Trinité, Alessandro Girod. “La valanga – spiega -è scesa in una zona non antropizzata, per poi risalire sul versante opposto, dove c’è la strada regionale che conduce a Staffal. Il ‘soffio’ è arrivato fino alla regionale, dove in quel momento transitava in auto una residente, che si è dovuta fermare, molto spaventata dall’accaduto”.

“Il ‘soffio’ della valanga ha bloccato la strada regionale per circa un quarto d’ora. – spiega ancora il sindaco – Il distacco è avvenuto dalla cima della Testa Grigia. E’ stata una valanga anomala, perché si è staccata in punta e ha scaricato in questo canalino, tra l’abitato di Gressoney-La-Trinité e Staffal, dove passa un sentiero che si muove da una sponda all’altra del torrente. Di neve ne è caduta circa 30-40 centimetri in paese. – conclude Girod – La pista da fondo era chiusa, ma sui sentieri non battuti non è possibile vietare andare a passeggiare”.

Travolto da una valanga di grandi dimensioni a Gressoney-La-Trinité, riesce a dare l’allarme: salvato dopo tre ore

12  Febbraio 2026, ore 19.37 – di Silvia Savoye

Sepolto sotto la neve, è riuscito a chiamare i soccorsi e a dire di essere sotto una valanga prima che la linea si interrompesse. È iniziata così la corsa contro il tempo che ha permesso di salvare l’escursionista travolto nel tardo pomeriggio di oggi, giovedì 12 febbraio, a nord dell’abitato di Gressoney-La-Trinité, vicino alla pista di fondo.

Determinante la chiamata al 112: i Carabinieri sono riusciti a localizzare l’area da cui era partita e l’operatore della Centrale unica del soccorso, già a conoscenza di un soffio valanghivo segnalato nella stessa zona, ha indirizzato immediatamente le ricerche in quella direzione.

I primi a intervenire sono stati i tecnici del Soccorso Alpino Valdostano con un’unità cinofila. A loro si sono aggiunti il personale pisteur secouriste della Monterosa Ski, il Sagf di Cervinia e di Alagna (dal versante piemontese), il Corpo forestale della Valle d’Aosta, i Vigili del fuoco professionisti e volontari e altri pisteur secouriste del comprensorio sciistico. I Vigili del fuoco hanno illuminato l’area delle operazioni e utilizzato un drone per la ricerca di eventuali segnali telefonici.

L’uomo si trovava a circa un metro e mezzo di profondità ed è rimasto sotto la neve, in presenza anche di acqua gelida, per circa tre ore. È stato individuato grazie alle operazioni di sondaggio estese sull’intera superficie della valanga. La tecnica del sondaggio in linea consente di liberare gli odori intrappolati nella neve, permettendo ai cani di affinare la ricerca: dopo che il primo cane aveva esaurito le forze, il cane del Sagf ha segnalato il punto esatto in cui scavare.

Estratto vivo, l’escursionista è stato trasferito al Pronto soccorso dell’ospedale Parini di Aosta, dove si trova in fase diagnostica. Dalle prime informazioni presenta un quadro di ipotermia.

Altri distacchi si sono verificati sempre oggi anche nelle località di Courmayeur, Pila, Oyace, Bionaz, Valtournenche e Valsavarenche.

Alla luce delle abbondanti nevicate delle ultime ore, del forte vento in quota e delle temperature registrate, il Soccorso alpino valdostano  raccomanda la massima prudenza per chi pratica sci fuoripista e scialpinismo. È inoltre consigliato consultare il bollettino neve e valanghe e le previsioni meteorologiche prima di ogni uscita. Fondamentale avere sempre con sé l’equipaggiamento adeguato, compresi Artva, pala e sonda.

La Protezione civile segnala, inoltre, che è in vigore un’allerta arancione per rischio valanghe nei settori Nord, Ovest e Sud della regione.

 

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