Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 25 Febbraio 2021 19:48

Valanga Pila, condannati i sei istruttori a processo. Cai: “Sentenza sconcertante”

Aosta - La sentenza è stata letta poco prima delle 14 di mercoledì 24 febbraio. Tutti gli imputati sono stati riconosciuti responsabili di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Nel distacco del 7 aprile 2018 erano morti due dei partecipanti all’uscita.

Il luogo della valanga a Pila - Foto di Erik Pernisco

Sono stati ritenuti tutti colpevoli di omicidio colposo plurimo e disastro colposo i sei istruttori Cai dell’escursione sopra Pila del 7 aprile 2018, quando una valanga si staccò dal colle Chamolé (Charvensod), uccidendo due dei partecipanti. La sentenza è stata letta dal giudice monocratico del Tribunale di Aosta, Marco Tornatore, poco prima delle 14 di oggi, mercoledì 24 febbraio.

Due anni di reclusione sono stati comminati a Vittorio Lega (49 anni, Imola), direttore del corso nell’ambito del quale era stata organizzata l’uscita, mentre un anno e mezzo di carcere è stato inflitto agli altri cinque imputati: Alberto Assirelli (51, Ravenna), Leopoldo Grilli (45, Imola), Paola Marabini (47, Faenza), Matteo Manuelli (44, Imola) e Giacomo Lippera (47, Chiaravalle). A promuovere l’escursione scialpinistica, con destinazione il rifugio “Arbolle”, era stata la scuola “Pietramora” del Club Alpino Italiano (composta dalle sezioni di Cesena, Faenza, For, Imola, Ravenna e Rimini). Il pm Luca Ceccanti aveva sollecitato una condanna ad un anno e nove mesi ad imputato.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i sei istruttori avevano agito con “negligenza, imprudenza ed imperizia”, radunando “la maggior parte” dei ventun partecipanti “sulla cima del colle Chamolé (quota 2.620 metri circa) ed attraversandolo in corrispondenza di una placca a vento”. Per l’accusa, in quel momento, il cumulo di neve “a causa del passaggio degli sciatori, si staccava e provocava una valanga”, dal fronte di circa 200 metri e sviluppatasi per quasi 600 metri di lunghezza.

Il distacco aveva investito due degli imputati, Manuelli e Lippera, poi soccorsi assieme ad un terzo corsista. Non ce l’avevano invece fatta il 28enne Roberto Bucci di Imola e il 52enne Carlo Dall’Osso, della stessa città, che era anch’egli istruttore Cai. Le indagini erano state curate dal Soccorso Alpino della Guardia di finanza di Entrèves e avevano visto anche la realizzazione di una perizia tecnica, in sede di incidente probatorio. Nelle scorse udienze, oltre a un sopralluogo sul posto, erano stati sentiti gli imputati e alcuni testimoni.

Cai: “Sentenza sconcertante”

“Abbiamo preso atto con rammarico della sentenza di condanna pronunciata dal Tribunale di Aosta, che sembra contraddire inequivoche risultanze probatorie e valutazioni espresse dai più autorevoli esperti sentiti in corso di giudizio. – commenta la sentenza il Presidente generale del Club Alpino italiano, Vincenzo Torti –  Ancor più grave è l’aver esteso la più volte contestata responsabilità a tutti i soggetti coinvolti, assimilando al ruolo del direttore del corso quello dei volontari di mero supporto collaborativo, che, in quanto non titolati, non avevano alcuna funzione in ordine a valutazioni non di loro competenza. Una scelta processuale accusatoria stigmatizzata sin dal primo momento, quella cosiddetta “a strascico”, che talora viene utilizzata in avvio di indagine, ma viene superata all’esito di approfondimenti che consentono di individuare ruoli e contributi causali. Scelta ancor meno condivisibile, laddove ha portato, su tale errato presupposto, ad escludere qualsivoglia rilevanza al decesso del partecipante “qualificato”.

Il Club alpino italiano confidando nell’appello, conferma “la piena solidarietà ai propri soci, ai quali non mancherà di assicurare la necessaria vicinanza e assistenza”.

 

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