Cosa succede nella vita di un uomo che perde il lavoro a cinquant’anni? Quell’uomo con il lavoro perde tutto, anche il senso delle cose. Rimane così, un oggetto tra gli altri dimenticati nell’appartamento dopo la fuga di moglie e figlio.
Questa sera, nell’ambito della Saison Culturelle, il tema sarà protagonista al Teatro Giacosa di Aosta. Si tratta di un dramma che spesso risuona in sordina tra le decine di vita che tocca e altre volte invece emerge tragicamente dalle cronache.
E’ un dramma però sempre più comune in una dimensione lavorativa fatta di fusioni, part-time, mobilità, delocalizzazioni, mobbing, licenziamenti (ridefiniti or ora “flessibilità in uscita”). “Il lavoro nobilita l’uomo” il lavoro dà dignità all’uomo, il lavoro mantiene la sua centralità nella vita di ognuno, ma diviene anche canale di ansie, drammi, paure. La sua improvvisa scomparsa genera la consapevolezza di un vuoto, devastante e tragico come la sparizione di un continente.
A renderci tutto questo saranno stasera le parole e i gesti di Giuseppe Battiston, attore amato e conosciuto dal pubblico italiano, e dall’altra le melodie e la chitarra di Gianmaria Testa. L’amicizia tra Battiston e Testa è di lunga data, ma quest’avventura sul palco segna la loro prima collaborazione artistica e i due si intrecciano così sul testo scritto dal giovane scrittore torinese Andrea Bajani che ha voluto riflettere su questi drammi ambientati nel cuore di una società cinica, volubile e consumista che butta lontano da sé tutto ciò che considera privo di valore economico.
“18.000 giorni corrispondono a 50 anni – continua Battiston, che ha appena ricevuto il Premio Flaiano / Pegaso d’Oro proprio per l’interpretazione di questo testo – Il pitone del sottotitolo allude invece a una bestia che studia la preda prima di inghiottirla in un solo boccone”. Ritorna così la riflessione sul concetto di “flessibilità” che sembrava la soluzione di tutti i mali e che invece si è trasformato in un virus inarrestabile che intacca il futuro di giovani e non e che non lascia troppe speranze all’ottimismo poiché la precarietà è un continuo equilibrismo tra presente e futuro.
Attore di cinema e di teatro (una quarantina di film in vent’anni – quattro in uscita nei prossimi mesi) Battiston torna a lavorare qui con Alfonso Santagata, “l’immaginoso” regista, vero artigiano della scena, al cui fianco ha conquistato un premio UBU come miglior attore già nel lontano 1986.
