Arte contemporanea: “Il coraggio” tradotto da venti artisti internazionali

Al Centro Saint-Bénin di Aosta fino all’8 maggio la mostra organizzata dall’Assessorato alla cultura in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ci presenta piccole azioni emblematiche raccolte in diversi contesti.
A perfect day - 1999
Cultura

“Il coraggio è una caratteristica umana che rende chi la possiede capace di affrontare senza paura i pericoli, il dolore, l’incertezza e l’intimidazione. Nella società contemporanea il coraggio non è più esclusivamente fisico, nei confronti del dolore e della morte, ma soprattutto morale, nei confronti della vergogna e della libertà delle proprie idee e non è più una prerogativa maschile ma sempre di più le donne, non soltanto nella società occidentale, ne stanno diventando un simbolo”. Da queste premesse nasce l’evento espositivo Il Coraggio la mostra di arte contemporanea organizzata dall’Assessorato all’istruzione e cultura in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo che sarà aperta al pubblico sabato 27 novembre presso il Centro Saint-Bénin di Aosta. L’esposizione non si concentra su gesti eclatanti ma su piccole azioni emblematiche raccolte in diversi contesti. Presentata da Francesco Bonami, Direttore Artistico della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, e curata da Ilaria Bonacossa, l’esposizione rappresenta metaforicamente il coraggio di raccontare la storia senza preconcetti nella sua quotidiana drammaticità. Saranno le opere di venti artisti internazionali a tradurre il tema della mostra attraverso video, fotografie, istallazioni, performance e pitture.

Anche in questa occasione è l’arte contemporanea a dimostrare la propria capacità di promulgare importanti messaggi capaci di rappresentare il mondo in cui viviamo. Ogni artista, con la forza evocativa della propria opera, condurrà il visitatore alla riflessione sull’essere umano e al tema scelto.

Artisti e opere

Anri Sala, nel video Natural Mystic, ritrae un ragazzo che solo con le cuffie ricrea alla perfezione il suono agghiacciante di un missile tomahawk. Il protagonista del video, reduce dell’assedio di Sarajevo, durato dal 1992 al 1996 durante la guerra di Bosnia, è la testimonianza della quotidiana convivenza con la guerra.

La palestinese Emily Jacir presenta una serie di fotografie realizzate tra il 2003 e il 2006 nei Territori Occupati, in cui ritrae alcuni fugaci momenti di vite frammentate dal conflitto tra Israele e la Palestina. Al contrario nelle fotografie scattate nel 2007 da Armin Linke durante il G8 di Genova, all’interno della zona rossa viene ritratta la polizia in attesa dei manifestanti. Il lavoro non commenta i fatti, ma cattura in maniera stupefacente la carica di violenza passiva delle forze dell’ordine.

Rossella Biscotti, attraverso una performance realizzata a Pozzuoli, parla del coraggio di cercare di cambiare le cose e di scontrarsi con la realtà.  

Nei suoi autoritratti, l’americana Cathrine Opie parla di come sia importante saper essere se stessi anche in situazioni difficili: l’artista, dichiaratamente lesbica, ha scelto di diventare madre e si è ritratta mentre allatta suo figlio offrendosi volontariamente allo sguardo critico dell’altro.

Similmente in Tragedy Competition, Koo Donghee ci aiuta ad affrontare le emozioni degli altri rendendoci giudici di una gara di pianto che si trasforma in un’assurda ed imbarazzante confessione intima.

Documentando in modo coraggioso tanti dei più noti omicidi mafiosi della sua Sicilia, Letizia Battaglia ha composto un diario di morte ricco di significati e implicazioni sulla nostra società, sul nostro modo di essere testimoni e voyeur, inconsci consumatori di immagini che ci appartengono pur sembrandoci così distanti.

Altre opere riunite in mostra offrono modelli di un atteggiamento anticonformista che vede nella dignità dell’uomo e nelle sue azioni una possibilità di riscatto e libertà: così Maurizio Cattelan in A Perfect Day appende con lo scotch al muro il proprio gallerista Massimo De Carlo, rendendolo paradossalmente ‘merce’, e mettendo alla prova il coraggio di quest’ultimo nel sostenere le trovate del proprio artista. Il lavoro, che sembra la versione ironica di una crocifissione, diventa un gesto sadico in cui è l’arte contemporanea a mettere in croce chi la sostiene.

Infine, nel video e nelle fotografie High Wire,Cathrine Yass ritrae una figura solitaria che cammina in equilibrio a novanta metri da terra su un filo sospeso, ribaltando completamente la nostra visione del rapporto tra uomo ed architettura popolare nella Glasgow industriale.

La mostra, che resterà aperta sino all’8 maggio 2011, è accompagnata da un catalogo bilingue italiano-francese, edito da Musumeci. Oltre ai curatori, hanno scritto lo psicologo Junghiano Antonio Lanfranchi e il duo di artisti Mancassola/Cerami, con un intervista all’ex pilota di Formula 1 Alex Zanardi.

 

 

 

 

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