Se la vita è un combattimento, da che parte del ring stiamo? I Minimo Vitale non hanno dubbi: in quella zona crepuscolare che è un po’ dentro e un po’ fuori. “Cronache da bordo ring” è il secondo lavoro pubblicato dal gruppo valdostano composto da Alberto Neri alla voce, Luca Consonni e Josy Brazzale alle chitarre, Davide Torrione al basso e Alessandro Longo alla batteria e synth. L’album, cinque pezzi per un totale di poco più di 21 minuti, è disponibile su tutte le piattaforme ed è stato registrato da Raffaele “Neda” D’Anello al MeatBeat Studio di Aosta ed esce a distanza di tre anni dalla loro opera prima. La copertina è di Michel David Bovo: “Per ora non c’è su supporto fisico, ma vista la copertina così bella sarebbe un peccato. Vorrei metterlo su vinile, ci sto pensando”, spiega il frontman Alberto Neri.

Un lavoro nato dopo una lunga gestazione e che fa uno scatto in avanti rispetto al disco eponimo: le sonorità più ruvidamente rock lasciano spazio all’introduzione dell’elettronica, i testi si fanno più intimi, personali e profondi. Il marchio di fabbrica è sempre quello: lo spoken word di Alberto Neri ispirato dai Massimo Volume (“ma per forza di cose ci siamo poi affrancati da loro: replicare un gruppo così sarebbe un errore clamoroso, esiste già e nessuno può fare le cose meglio di così”), le citazioni musicali e letterarie, canzoni che non sono da canticchiare, ma da ascoltare sentendosi avvolti dalle atmosfere musicali che a loro volta si fanno tessuto su cui adagiare i testi esistenziali di Neri.
“Tutti i pezzi del disco hanno un’impostazione più intima: sono sceso nel profondo, mi sono chiesto se facessi bene ma ora dico di sì. La narrazione ne ha guadagnato”, spiega Neri. I testi nascono solo dopo che la musica inizia a comunicare le giuste sensazioni. “I pezzi di questo disco sono racconti di vita visti sia dall’interno del ring sia da fuori: è come se ci fosse stato uno sdoppiamento. Sono testi personali, ma ognuno li può interpretare come vuole”. D’altra parte, l’arte è questo, ed è proprio così che è nato il video di Michel David Bovo di Pugile suonato.
“Gli abbiamo chiesto di creare una storia sulla base di quello che la canzone gli ispirava, e siamo stati molto contenti del risultato. Fare ora un video vuol dire pensare ad una fruizione differente della musica, perché oggi è difficile che qualcuno si metta a guardare i video interi: siamo nell’epoca della musica da stories e da reel, della bulimia discografica in cui tutti possono pubblicare qualcosa ma l’attenzione dell’ascoltatore è bassa. Ma volevamo fare le cose bene, e finché il video non è stato pronto non abbiamo pubblicato l’album”.
Pugile suona proprio come un singolo, con un ritornello potente che non riprende la strofa ma che si apre al racconto di un uomo che si ritrova a fare i conti con la propria vita, con il passato e con la stanchezza del presente, dopo aver subito tanti colpi. Quella stanchezza che forse l’amore vero può salvare. Un tema che torna anche in Mani fredde, che chiude l’album e nasce quando le mani, per alcuni problemi fisici, non rispondono più al cervello. Diventano fredde, loro che una volta erano calde ed avvolgenti soprattutto con la persona amata. “Una ballata particolare per i nostri canoni, basata su un riff molto semplice di Sonni [Luca Consonni] che dal vivo arricchiamo”, spiega Neri, “ma è il testo che mi piace di più, al di là di Nessuna protezione, che è fuori categoria”.
Una canzone che si regge anche sull’assolo di Josy Brazzale e che parla della morte della mamma, “di quando perdi la persona più importante della tua vita, il tuo cordone ombelicale, e rimani senza protezione. È come un chiedere scusa per le cazzate che ho fatto. Ma i sensi di colpa vanno esorcizzati, dovevo buttare fuori. Non è stato semplice”.
Correre è una cover dei La Crus innestata su Breathe dei Prodigy, nata perché Consonni in sala prove suonava il riff della canzone della band inglese e in qualche modo Neri l’ha associata alla canzone italiana: “Se proprio dovevamo fare una cover, volevo che fosse riarrangiata sul nostro stile e avesse una sua personalità e particolarità”.
E infine c’è Sala d’attesa, ribattezzato “il mattone” visto la gestazione durata un anno e mezzo. La band non trovava la quadra, ma poi l’ha scoperta nella semplicità, in un’intro quasi lounge ed in un testo ispirato dalla sala d’attesa della stazione di Aosta e da un sogno: “Un clown mi invita ad un flash mob improvvisato, ma poi arrivi lì e non c’è niente, non c’è anima viva”.
I Minimo Vitale hanno rimandato la pubblicazione del disco perché hanno sentito il bisogno di prendersi una pausa dopo lo spettacolo alla Saison Culturelle dell’anno scorso (di cui pubblicheranno il live in autunno, e che conteneva già tutte le canzoni del nuovo album): non un semplice concerto, ma un lavoro a 360 gradi con il Coro delle Penne Nere, vari ospiti, scenografia, parte video, e che ha portato parecchia pressione. Poi nel mezzo ci sono state altre vicissitudini varie che hanno costretto a rimandare la pubblicazione e a saltare alcuni concerti in Veneto. Live, al momento, non sono previsti, sia per la difficoltà di trovare locali per farlo in Valle d’Aosta, sia perché ognuno ha lavori e famiglie.
Ma ora “Cronache da bordo ring” c’è: “Stiamo pensando se appoggiarci a qualcuno per la promozione del disco. Perché è fatto bene, suona bene. Ci crediamo e siamo molto soddisfatti di come è venuto”.
