Cultura e spettacolo di Alessandra Borre |

Ultima modifica: 4 Luglio 2020 12:23

I Ritornanti del Castello Gamba rilanciano la stagione artistica valdostana

Châtillon - L'esposizione è la prima ad aprire i battenti in Valle d'Aosta dopo lo stop forzato dovuto all'emergenza Covid-19: sarà visitabile fino al 27 settembre 2020.

Domenico Maria Papa e Viviana ValletDomenico Maria Papa e Viviana Vallet

La meraviglia dell’arte risiede, anche, nel sapersi adattare, ma la sua forza è certamente quella di resistere, anche ai periodi più bui della storia umana.

Così, il Castello Gamba di Châtillon diventa, con la mostra “Ritornanti – presenza della figurazione nella scultura italiana”, il primo coraggioso avamposto della ripartenza artistico-culturale valdostana. La mostra, che sottolinea l’importanza dell’arte figurativa nel ‘900 e anche nel percorso di alcuni artisti dell’ultima generazione, vede le opere di profili come Giacomo Manzù, Mimmo Paladino e Luciano Minguzzi (tra gli altri), impegnate in un vero e proprio discorso con quelle presenti nella collezione stabile del Gamba.

Ecco, per esempio, come opera la magia ideata e voluta dal curatore Domenico Maria Papa: l’Ercole di Arturo Martini (già di proprietà del Gamba), si ridimensiona nella sua imponenza per ritrovarsi faccia a faccia con San Giorgio e il drago e Lo sposalizio del principe con la principessa, altra opera dello scultore trevigiano, che sembra essere uscita dalla facciata di una chiesa medievale, ma che riesce a compensare la talvolta imponente presenza dell’umano diventato dio.

Papa riesce, aiutato dalla coordinatrice scientifica del Gamba, Viviana Maria Vallet, nella difficile impresa di “democratizzareun’ esposizione temporanea che può sembrare molto complicata, nonostante lasci il fruitore libero nel pensiero e nei sentimenti, colpendolo per ruvidità, quando all’ingresso L’uomo di Hiroshima (Luciano Minguzzi), lo accoglie con il suo grido di disperazione e rabbia, ma coccolando chi si presta attraverso i colori caldi della terracotta del Ritratto di Isabella Orsini (Francesco Messina).

La mostra “assume un ulteriore significato – spiega Papa -: vuole essere una rassegna sulla scultura italiana del ‘900, ma vuole anche raccontare come l’arte figurativa abbia assunto un ruolo centrale nella storia dell’arte. Non possiamo pensare alla storia dell’arte come a un semplice progresso del e nel tempo, ma dobbiamo fare i conti con il tempo e cogliere la particolarità di diversi artisti che, grazie all’uso dell’arte figurativa, sono tornati indietro lasciandosi ispirare, con un ritorno costante alla figurazione. In questo momento delicato che abbiamo attraversato ci siamo scoperti deboli ed esposti, abbiamo pensato anche al corpo come a un oggetto e abbiamo bisogno dell’arte per restituire durevolezza a questi corpi”.

Un parco e degli spazi che aiutano il distanziamento fisico e la disposizione delle opere sono uno dei motivi che legittima l’elezione del Castello Gamba a spazio espositivo perfetto per il periodo di grandi restrizioni, sottolineate anche dalla Soprintendente Cristina De La Pierre: “Questa purtroppo non è un’inaugurazione classica, ma volevamo comunque ricreare un momento formale. L’arte e la cultura del nostro territorio sono una ricchezza che può farci superare questa crisi non solo economica, ma sociale, e aiutarci a ritrovare un’identità comunitaria”.

Oltre alle sculture di grandi nomi del ‘900, la mostra riserva un ampio spazio a due protagonisti dell’ultima generazione di artisti, come Paolo Delle Monache e Aron Demetz. Il secondo, specialmente, grazie anche al forte legame che i suoi lavori hanno con la Valle d’Aosta (utilizza il legno e le resine recuperandone la lavorazione), trova ampio spazio in questa esposizione e all’ultimo piano del Gamba l’opera Senza titolo dell’artista di Ortisei ricrea una composizione armoniosa e curiosa con le tavole di Mimmo Paladino ispirate a Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi.

La prima opera che si incontra entrando nel castello è il Nudo Femminile di Giuliano Vangi. La figura, un bronzo dorato alto quasi 2 metri, accoglie e saluta il visitatore richiamando il mito di Pigmalione e proprio come accadde al Re di Cipro anche il visitatore non potrà fare a meno di rimanere affascinato da questa mostra che, con coraggio, traccia la strada per una ripresa possibile e più che mai necessaria.

Spesso il Castello Gamba è stato precursore di aria artistica nuova in Valle d’Aosta, portando nella regione forme di arte poco canoniche, cercando di renderle accessibili a tutti: il panorama culturale valdostano non poteva scegliere protagonista migliore per ripartire e cercare di nuovo, dopo uno stop forzato, di ripensare all’arte del futuro. Immediato, ovviamente.

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