Il bilancio degli artigiani sulla prima giornata di Fiera

Alcune considerazioni a caldo sull’andamento degli affari raccolte tra i protagonisti: “La crisi e le condizioni meteo non ci hanno aiutato, ma si vendono bene soprattutto prodotti utili e dal prezzo contenuto.”
Massimiliano Guglielmetti
Cultura

Cala la sera sulla fiera di Sant’Orso, le strade del centre ville sono tutto un fermento di artigiani intenti a smontare i banchetti e a mettere via le loro opere. Senza troppo intralciare tanta laboriosità abbiamo raccolto alcune impressioni su questa prima giornata di Fiera tra coloro che l’aspettano e la preparano già dal giorno successivo la fine dell’edizione precedente.

Dall’Arco d’Augusto ai margini di via Aubert, tra i banchi delle diverse arti a prevalere sono sentimenti incerti e altalenanti: non tutti infatti si dicono soddisfatti per l’andamento degli affari.

In Via Croce di Città, il signor Alfonso Sagaria di Sarre, professionista dell’intaglio è un po’ deluso e se la prende con l’inclemenza del tempo che in questa ultima domenica di gennaio non ha proprio dato tregua, inducendo molti visitatori a gettare la spugna e ritirarsi già all’ora di pranzo. “E poi c’è la crisi, un fantasma  di cui è nessuno parla volentieri ma che è evidentemente nell’aria!”

“ Rispetto al passato” spiega “ si vendono soprattutto pezzi piccoli, prodotti che di media non superano i 50 euro di valore. Io ho venduto soprattutto coltelli e cornici intagliate.”

A pochi passi di distanza, di fronte alla Cattedrale, incontriamo alcuni artigiani di tutt’altro umore. La signora Marisa specializzata in cesti e vannerie quest’anno ha prodotto dei nidi intrecciati, tra i 20 e i 40 euro di prezzo, che sono andati letteralmente a ruba. All’angolo con Via Hotel des Etats, c’è Marco Trevisan di Saint Christophe – uno dei pochi a non aver fretta di andar via – produce oggetti torniti in legno, dalle ciotole ai posacenere. In questa prima giornata ha venduto parecchi anelli ma è soprattutto entusiasta del successo riscosso dalla sua ultima creazione, eleganti penne biro rivestite in legno.

Altro campo e altro settore della città, sotto l’arco dell’Hotel de la Monnaie, c’è un altro entusiasta giovane che popola questa straordinaria Foire. È Massimiliano Guglielmetti, artigiano del rame giunto nel capoluogo da Verrayes. Anche lui nota un certo calo delle vendite rispetto ad un anno fa, ma è fiducioso sa che un altro giorno di Fiera l’aspetta e che c’è parecchia gente in giro. Soprattutto Massimiliano ha un’intuizione: ha capito che a vendersi sono principalmente oggetti utili come, per quel che lo riguarda, la pentola per la polenta. “Se fai prodotti grandi e straordinari riceverai un sacco di complimenti ma a fine Fiera sei costretto a riportarteli a casa!

Fli stand ad un certa ora sono ormai deserti, la stanchezza della giornata è palpabile ma non infierisce sull’umore alto tipico delle grandi occasioni e già l’industriosità degli artigiani cede il passo ai preparativi di una lunga Veillà, per chi ne approfitterà.

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