Quello tra la Turchia e l’Europa è un matrimonio impossibile? Difficile dirlo, da qualche anno il processo di adesione all’UE della Turchia sembra essersi arenato. Anzi, “addormentato”, come ha sostenuto ieri sera il professor Emre Öktem. Il presidente della cattedra di diritto internazionale dell’Università Galatasaray di Istanbul era stato invitato ieri sera in biblioteca regionale per un incontro con il pubblico.
Se in Turchia cresce il fronte euroscettico, Öktem appartiene certamente allo schieramento degli euroentusiasti. “I governi di Sarkozy e della Merkel hanno osteggiato il nostro ingresso nell’Unione Europea, anche se dal 2005 ad oggi abbiamo intrapreso moltissime riforme proprio in vista dell’entrata nella Ue” ha spiegato. “Quanto alla Turchia, ci sono stati alcuni problemi interni, ma anche uno sviluppo delle relazioni esterne con il Medio Oriente e il mondo musulmano, che hanno rallentato e anche messo in parte in discussione il processo di adesione. Ma c’è ancora entusiasmo, continueremo su questa strada”.
Il professor Emre Öktem ha anche affrontato di petto una delle questioni che sempre vengono messe sul tavolo quando si parla di Turchia in Europa: l’islam. Molti non vedono di buon occhio l’eventuale futura esistenza di un’enclave musulmana dentro l’Unione. “E’ un falso problema” ha sottolineato Emre Öktem. “Intanto, è vero che la maggioranza dell’Europa è cristiana, ma si possono accostare il cristianesimo della Danimarca con l’ortodossia greca, il cattolicesimo della Spagna con quello della Polonia o dell’Irlanda. In più l’Europa è laica, quindi prescrive la separazione tra Stato e chiese. Anche la Costituzione turca prevede questa distinzione”. Allora perché la Turchia desta inquietudine? Secondo l’oratore, basta una parola per sintetizzare la questione: demografia. Con 75 milioni di abitanti, se entrasse in Europa, la Turchia sarebbe il secondo Paese più abitato dopo la Germania. "L’assegnazione dei seggi al Parlamento Europeo avviene su base demografica, perciò la Turchia rischia di acquistare fin da subito un peso decisionale non indifferente. Inoltre il mio è un Paese popolato da moltissimi giovani, il che ci rende anche una potenza dal punto di vista del mercato del lavoro”.
