Il vero, il falso e il verosimile: Corrado Bellora passa dai racconti al romanzo

Presentato ieri, ad Aosta, il noir d’esordio del penalista valdostano. Un libro scritto da tempo, ma solo le recenti “avventure letterarie” dell’autore lo hanno portato in libreria. La storia parte da un processo di anni addietro.
Presentazione romanzo Bataclan
Cultura

“Il vero, il falso e il verosimile” è il titolo del romanzo d’esordio dell’avvocato Corrado Bellora. Il penalista aostano era già assurto alle cronache per la sua passione letteraria in marzo, per il pamphlet di racconti “Inizio da qui” (pubblicato “a sorpresa” dalla moglie Nora) e quell’esperienza ha messo in moto il processo culminato nella nuova pubblicazione. In realtà, come ha spiegato l’autore alla presentazione di ieri, giovedì 16 giugno, al “Bataclan” di Aosta, il romanzo era scritto da tempo, ma nulla sinora lo aveva fatto emergere dal cassetto in cui il legale lo conservava.

La “spinta” è arrivata sia dai positivi riscontri dei tre racconti brevi, sia dalla convinzione di Edizioni ElleGi. “La storia ruota attorno al quadro di Hopper (Nighthawks, ndr.), – ha sottolineato Bellora – per questo ho tenuto a metterlo in copertina. Il titolo ha a che fare con l’altro mestiere che faccio. Ho voluto mettere in piedi queste tre categorie, il vero, il falso e il verosimile, e ho provato a incrociarle”. Il genere è il noir, con una trama che “parte da una storia vera, un processo fatto, che si è concluso in modo secondo me corretto”.

I dettagli sono stati interamente modificati per non rendere riconoscibile la vicenda (anche perché riguardante episodi di pedofilia gravi), ma non solo: “ho voluto provare – ha aggiunto Bellora – a guardare come sarebbe potuta andare diversamente”. Il tutto, in una costellazione di personaggi che include un ispettore di Polizia, “che poi diventa commissario”, una cancelliera e tanti altri. Secondo l’autore, il bello è nel fatto che “nello scrivere ci si può permettere di essere un po’ cialtroni”, lasciandosi guidare dal flusso creativo.

“Quando inizio una storia – ha spiegato l’avvocato, incalzato dalle domande dell’amico e “sparring partner” letterario René Benzo – poi finisce in modo totalmente diverso da come pensavo. E poi mi invento dei personaggi, o gli faccio fare delle cose totalmente diverse dall’idea iniziale”. Come nel caso di “Inizio da qui”, l’acquisto del libro (disponibile per ora alla Gros Cidac di Aosta, nelle librerie A la Page, Briviodue e Aubert del capoluogo, o da Evoluzione a Saint-Vincent, nonché nelle cartolibrerie Rigoli di Verrès e Pont-Saint-Martin) ha anche una finalità benefica e solidale.

La parte del ricavato spettante all’autore sarà infatti interamente devoluta alla fondazione Sistema Ollignan onlus, di cui il responsabile è Benzo, che ha commentato: “Chiunque di noi ha un amico che ha fatto qualcosa di bello di cui andiamo più orgogliosi che se lo avessimo fatto noi”. Tra i ringraziamenti, Bellora ha poi dedicato un posto speciale alla madre, cui deve l’avvicinamento alla letteratura (galeotto fu “L’Isola Del Tesoro” di Stevenson): “è sicuramente una persona che mi ha trasmesso una passione in modo intelligente. Ha saputo incuriosirmi”.

Quanto all’auspicio rivolto ai lettori: “penso che chi legge questo libro possa, anzitutto, cogliere aspetti di me”. L’avvocato Ferretti, nella prima parte, rimanda ad un Bellora ad inizio carriera (mentre altri elementi, come Hopper, l’enigmistica e l’Inter sono sue passioni di sempre) ed anche i magistrati, per gli osservatori più attenti delle pagine di giustizia valdostane, non saranno difficili da riconoscere. Il consiglio conclusivo dell’autore è di “non farsi spaventare dal numero delle pagine”, perché “i libri belli, quando li finisci, sei dispiaciuto”.

Dopodiché, senza svelare di più, Bellora ha detto: “In questi giorni mi è venuta in mente un’idea per un seguito”. Che l’avvocato ci stia prendendo gusto? In fondo, come lui stesso aveva sottolineato pochi minuti prima, non senza auto-ironia, il bello è nel fatto che “nello scrivere se libero… E se non piace, fortunatamente un lavoro ce l’ho”.

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