Divulgatrice online con l’username @leregoledeldirittoperfetto e autrice dei libri Fortunatamente nera: il risveglio di una mente colonizzata e Universo parallelo – Il paradigma del privilegio, la giurista Nogaye Ndiaye ha partecipato ad un’intervista, o per lo più un “dialogo” come definito dalla relatrice del podcast Ranzie Mensah, cantante e performer, con al centro diverse tematiche legate soprattutto alle sue due opere.
L’appuntamento era in programma venerdì 27 febbraio, alle 19, Plus Café. Un aperitivo letterario del podcast Mic’d Up, parte della terza edizione della rassegna Black History Month organizzata da Aiace Vda.
Il tema principale che faceva da filo conduttore nella discussione era il vivere nonostante lo “sguardo addosso della gente”, il dover giustificare la propria esistenza e il proprio status di afrodiscendente anche se nati e cresciuti in Italia.

Effettivamente, Ndiaye racconta quanto le ci è voluto per accettare se stessa come persona nera, dopo un periodo della sua vita in cui si presentava come “Noghina”, nome scelto da lei da ragazzina poiché somigliante a “Martina” e più facile per gli altri da pronunciare, così da potersi “integrare” meglio.
Tuttavia, dopo un viaggio in Senegal nel 2021, terra d’origine della sua famiglia, cominciò a riscoprire se stessa e ad accettare la sua natura di donna africana italiana, spezzando quelle “catene” che il razzismo, specialmente quello sistemico che opprime le persone etnicamente diverse a partire dall’organizzazione dello stato, le aveva imposto sin da piccola.
Il titolo del libro che narra della sua esperienza diretta, Fortunatamente nera, è tratto da una poesia che la giurista scrisse all’età di tredici anni in un momento di profondo malessere, “Bianca o nera? Sfortunatamente nera”, causato dalla mancanza di accettazione dalle persone attorno a lei.

Ndiaye ha anche affrontato il discorso del privilegio e della bianchezza, ponendo come punto principale il concetto della “mente colonizzata”, ossia il processo di influenza dei colonizzatori europei sulle popolazioni da loro conquistate che nel corso dei secoli hanno fatto credere di essere a loro inferiori, in un modo o nell’altro, minando così anche i sogni e la percezione di loro stesse.
Il dialogo si è poi concluso con la lettura della poesia Una mente colonizzata, opera di chiusura del primo libro e realizzata su consiglio di un’amica dell’autrice dopo un periodo di inattività dalla scrittura di poesie.
All’evento erano presenti diverse persone di tutte le età ed estrazione, le quali hanno occupato pressapoco tutti i posti disponibili nella sala del caffè di Plus. Si è notata anche la presenza di diverse persone sorde per cui era già prevista una interprete LIS per tradurre la discussione sul palco tra Ndiaye e Mensah.
di Simone Mombelli
