Prima Fila: “Il grande sogno” e “Basta che funzioni”

Torna dopo la pausa estiva la rubrica di critica e analisi cimatografica curata da Marco Gianni, direttore artistico di Strade del Cinema. Nuovi contenuti , nuova veste e consigli utili per approfondire i film in programmazione nelle sale.
Il grande sogno
Cultura
Il Grande Sogno
In una delle sequenze iniziali, il volto senza vita di Ernesto "Che" Guevara viene sovraimpresso, come proiettato, sulle immagini reali e ricostruite della marcia per la pace in Vietnam che attraversò l'Italia nell'autunno 1967. Studenti, operai, contadini: per un istante  tutti si sentono uniti nella grande lotta per l'emancipazione delle masse oppresse in ogni angolo del mondo, resi fratelli dalla notizia della morte del medico rivoluzionario cubano.  
In una delle sequenza finali – siamo nel 1969 – sui volti e sui corpi dei protagonisti si stende, come un velo trasparente, il ricordo della spensieratezza e della libertà provate per un istante nei primi giorni dell'occupazione della Sapienza da parte degli studenti. In una notte di pioggia, tra arresti, promesse tradite, amori sospesi, sulle urla e le lacrime di Nicola (Riccardo  Scamarcio), Libero (Luca Argentero) e Laura (Jasmine Trinca), persi nelle loro privatissime tragedie esistenziali, si posa la luce delicata di un tramonto romano di qualche mese prima, il tetto dell'Università, un carosello di biciclette rubato ai giochi dell'infanzia e alle esperienze  cinefile di quegli anni.  
Dal pubblico (Guevara, Martin Luther King, il Mezzogiorno, le lotte operaie, l'accesso all'istruzione) al privato privatissimo di scelte individuali (vivere secondo una nuova idea di identità, famiglia, relazioni tra parenti, amici, amanti): Michele Placido ci racconta una storia in parte personale – è lui Nicola, il giovane pugliese povero in canna sbarcato a Roma come allievo poliziotto con il sogno di diventare attore – e in parte di una generazione che ha cercato di realizzare il grande sogno del titolo, ritrovandosi poi al risveglio esattamente dove il sogno era cominciato. Affascina questa visione del '68 come coming of age, rito di un passaggio all'età adulta nel quale la liberalizzazione dei costumi alla fine conta più di quella  dei princìpi politici. Al termine del film, infatti, ognuno dei protagonisti continuerà nel percorso intrapreso alla vigilia della rivoluzione che li ha visti in prima fila: Laura diventerà docente universitaria; Nicola attore; un fratello di Laura scrittore e l'altro uomo politico. Abbattuti i miti della generazione dei loro genitori, ne hanno occupato il posto, sperando forse che una  nuova rivoluzione non arrivi mai più.  Il Grande Sogno

Per saperne di più, altri film sul ‘68
Les amants réguliers (Francia, 2005) di Philippe Garrel
Il maggio 1968 visto da chi lo ha vissuto in prima fila. Non il ritratto di una generazione né tantomeno l'attualizzazione o la divulgazione di un'esperienza unica a beneficio dei giovani di oggi, quanto piuttosto la fotografia in bianco e nero di un istante sospeso nel tempo. E' uno dei capolavori di Garrel, premio per la migliore regia al Festival di Venezia.  Disponibile in dvd da Einaudi Stile Libero.

Prima della Rivoluzione (Italia, 1964) di Bernardo Bertolucci
Le radici della rivoluzione che sarà nelle tentazioni e nelle esitazioni di un ragazzo della buona borghesia di provincia (siamo nella Parma natale di Bertolucci). Tra amori impossibili (con la zia, interpretata da una straordinaria Adriana Asti) e ricerca di nuovi punti di riferimento (il critico cinematografico  Morando  Morandini nei  panni del  maestro elementare Cesare), Fabrizio (Francesco Barilli) non saprà scegliere e si ritroverà a correre sui binari dai quali aveva sognato di allontanarsi. Disponibile in dvd da Ripley's Home Video.

Basta che funzioni
Con il suo ritmo di un film all'anno da più di  trent'anni a questa parte, Woody Allen  è diventato, si sa, un genere a parte, che non si riduce alla semplice messa in prospettiva di un  intellettuale o artista di origine ebraica sullo sfondo di uno scenario newyorkese ma si è sviluppato, film dopo film, con una ricchezza tematica e stilistica ancora tutta da approfondire. "Basta che funzioni" ha però il pregio, per i più, di poter essere facilmente ricondotto agli stilemi del canone alleniano ed è stato infatti rapidamente etichettato come un ritorno in auge del suo autore, tanto più che il soggetto originale risale all'epoca d'oro degli anni Settanta, gli  anni di "Io e Annie" e "Manhattan". Di quella fase della sua produzione è rimasta la libertà delle battute, del ritmo e della struttura, ma "Basta che funzioni" resta un film del Woody Allen più̀ recente, con una distanza quasi anche fisica dai suoi protagonisti e dalla loro  vicenda, a cominciare dalla scelta dei protagonisti, con Larry David – un veterano della tv USA – al "suo" posto e una controparte femminile che non ha né lo spessore delle sue ex compagne Diane Keaton e Mia Farrow, né la spregiudicatezza di Mira Sorvino ("La  dea dell'amore") o dell'ultima musa Scarlett Johansson. "Basta che funzioni", come tutti i film di Allen dell'ultimo decennio, resta, per quanto comico e  incalzante, un film crepuscolare, di un autore settantaquattrenne la cui principale qualità resta la regolarità con la quale continua a dare appuntamento a un pubblico sempre rinnovato.

Vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità di Aosta Sera? Iscriviti alla nostra newsletter.

Fai già parte
della community di Aostasera?

oppure scopri come farne parte