“Ripartire dal cuore”, come vivere da cristiani in ogni epoca

Il libro nasce da una serie di conversazioni tra Ezio Bérard e le Carmelitane Scalze di Quart, ispirate da un volume del 1787 scoperto per caso nel cassetto di un mobile antico. Il testo è frutto di una lunga rielaborazione arricchita da citazioni.
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In copertina fa bella mostra di sé una statua di Giovanni Thoux di Verrès, intitolata “La famiglia”. All’interno c’è un piccolo compendio di “riflessioni sui doveri di un buon cristiano”, frutto di un’operazione editoriale singolare.
L’autore di “Ripartire dal cuore”, Ezio Bérard, racconta la lunga genesi dell’opera nelle pagine introduttive. Nel 1977 il giornalista valdostano acquista in un negozio di antiquariato nei pressi di Perugia un mobile a cassetti di fine seicento. All’interno scopre un libro, la cui copertina recita: “Trattato de’ doveri delle persone del mondo e principalmente de’ capi di famiglia del Signor Collet, prete della Congregazione della Missione e Dottore in Teologia”. Lo snello volumetto è stato tradotto dal sacerdote napoletano don Luigi D’Accampora e stampato nel 1787. Ezio Bérard sottopone il curioso volume all’attenzione di un pubblico particolare, le Carmelitane Scalze del Monastero “Mater Misericordiae” del Villair di Quart.

Per molti anni i consigli e le riflessioni proposte dal teologo francese diventano oggetto di meditazioni, chiacchierate, confronti tra il giornalista cattolico e le sorelle del Monastero di clausura. Come un vino che invecchia in una botte, guadagnando in sapore, densità e gusto, così il trattato del Signor Collet ha acquisito spessore e profondità, nutrendosi degli scambi di vedute tra Bérard e le Carmelitane. Note e appunti da loro prodotti si sono lentamente cristallizzati nel libro dato alle stampe, che a 33 anni dal felice ritrovamento del testo ispiratore, propone, con linguaggio semplice, varie riflessioni sull’essere testimoni della fede e della carità evangelici e buoni cristiani di fronte a Dio, a sé stessi, alla famiglia.
Il tutto con umiltà e concretezza, secondo le indicazioni fornite dallo stesso signor Collet, teologo francese: “Io per me non ho altra mira, che di restringere in questo piccolo volume un gran numero di interessanti verità, che si trovano disperse in una presso che infinita moltitudine di libri; di aggiungervene alcune altre, delle quali non è in uso trattare dal pulpito; e di provare e l’une e l’altre in una maniera egualmente semplice e soda”.
 

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