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Spazi d’Ascolto chiude in bellezza i suoi 15 anni

La rassegna Spazi d'Ascolto continua a stupire per qualità e per presenza di pubblico e rimane un punto fermo dell'estate valdostana
Cultura

Esplorare i linguaggi che creano condivisione è l’obiettivo del Festival Spazi d’Ascolto, un evento che permette, di anno in anno, ai suoi spettatori di meravigliarsi e che non ha fatto eccezione per l’edizione 2022, registrando sempre un’ottima affluenza di pubblico, affezionato e neofita.

I 15 anni di storia del Festival del Castello di Introd passano, in maniera obbligata, da Introd, non solo paese che ospita la rassegna, ma che la accoglie  e gli appuntamenti appena conclusi hanno rinsaldato ancora di più (nel caso ce ne fosse bisogno), questo legame: “Enrico (Montrosset n.d.r.), ci porta sempre dei grandi ospiti, dei personaggi dal valore artistico davvero grande – spiega il primo cittadino Vittorio Anglesio -, e come comune sono ormai 15 anni che ci crediamo fortemente”.

Nonostante il tempo incerto delle prime serate la rassegna è stata partecipata e sentita; il primo appuntamento si è infatti svolto nell’Ôla, costruzione molto antica (questo immobile compariva già in un documento testamentario dei Sarriod, nel 1582), edificio che il Festival ha potuto sfruttare grazie alla famiglia Fusinaz e che è stata utilizzato, per molti secoli, come stalla, scuderia e fienile dai Signori d’Introd. Sotto il magnifico soffitto dell’Ôla si è esibito Mauro Ottolini in un percorso musicale tra jazz e conchiglie che ha fatto dimenticare ai presenti di essere a Introd, ma li ha trasportati lontano, nell’Africa Jazz o nella Milano di Nino Rota. La seconda serata, che vedeva protagonista la Compagnia 7/8 Chili, si è invece tenuta, per motivi di spazio nell’auditorium di Arvier, a prova del fatto che “la collaborazione tra comuni che può generare un festival come Spazi, è cosa rara e preziosa e permette di sfruttare spazi dal grande potenziale”, come ha spiegato il direttore artistico Enrico Montrosset. La compagnia 7/8 Chili (collettivo composto da Davide Calvaresi, Valeria Colonnella, Giulia Capriotti), ha portato ad Arvier una delle performance più apprezzate e “diverse” della rassegna, fondendo ironia, storia del cinema e tecnica nel loro spettacolo Ciak.

Grande partecipazione anche per la lectio magistralis di Piergiorgio Odifreddi che, attraverso la scienza e la matematica, ha spiegato l’importanza e il ruolo dell’ascolto. La rassegna si è chiusa con lo spettacolo (per famiglie, ma non solo!), della Compagnia Teatro Necessario che ha portato in scena Nuova Barberia Carloni, spettacolo che ha ricreato l’atmosfera di quei tempi non troppo lontani in cui il barbiere cantava, suonava, serviva da bere, consigliava, in una parola, intratteneva suoi ospiti. E, naturalmente, faceva barba e capelli.

A stupire il pubblico è però stato l’eco-concerto del 19 agosto in cui il violoncello di Silvia Chiesa ha incontrato i suoni del Parco del Gran Paradiso, registrati da Enrico Montrosset durante una sua ascesa al Gran Paradiso. Il tributo del festival ai 100 anni del Parco Nazionale è dunque arrivato sotto forma di diversi linguaggi: musica temprata, musica concreta e anche molte parole che hanno spiegato il progetto e come l’Ente Parco abbia sposato l’idea del direttore artistico per omaggiare un secolo di Parco.

Appuntamento al prossimo anno, anche se ogni anno la ricerca di nuovi mondi da esplorare e di nuovi linguaggi da utilizzare diventa sempre più difficile e impegnativo.

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