Cultura e spettacolo di Alessandra Borre |

Ultima modifica: 6 Agosto 2020 17:03

Strade del Cinema supera l’esame nell’anno più difficile

Aosta - Il Festival valdostano riesce, in un anno complicato, a portare ad Aosta un programma di qualità che incontra il favore del pubblico

Strade del cinema 2020Strade del cinema 2020

“Si-può fare!”. E Strade del Cinema lo ha fatto. La squadra, capitana da Enrico “Chicco” Montrosset, in pieno accordo con una delle battute più famose del primo lungometraggio programmato per l’edizione di quest’anno, Frankenstein Junior, ha presentato, nell’anno in cui in pochi ci speravano, una programmazione di 6 giorni carica di pellicole di alto livello, ma soprattutto di qualità per quel che riguarda gli accompagnamenti musicali dal vivo alle opere mute proiettate prima di ogni serata.

Tra il ricordo dell’assessora Giuliana Indrio, mancata da poco, che “ha supportato la rassegna e ha avuto l’intuito di darci una mano e di credere a dei ragazzi debosciati come eravamo io e Luca Bich all’epoca, parlando di cinema e non di sedie o luci di emergenza, ma creando con noi uno scambio vero e reale”, al senso più profondo della manifestazione e cioè quello di ritrovarsi nello sguardo degli altri e nell’esperienza del cinema per ricominciare una normalità straordinaria, il festival ha registrato ogni sera la platea piena.

La formula, vincente l’anno scorso, è stata riproposta con piccole variazioni: main stage sempre il Teatro Romano di Aosta, sala da cinema hors catégorie, sotto al cielo stellato del capoluogo, e un appoggio importante dato dal Teatro Giacosa che quest’anno ha ospitato la serata di domenica 2 agosto, causa maltempo, dedicata a Io e Annie, oltre che la giornata intensa di lunedì 3 agosto, durante la quale il proiettore ha iniziato a inondare la sala di luce e immagini alle 15.45 per fermarsi alle 2.30 del 4 agosto. La maratona, una delle novità dell’edizione 2020, ideata in collaborazione con Film Commission VdA,  ha entusiasmato per formula e proposta; si poteva tranquillamente pensare di essere finalmente in una città su misura per gli amanti del cinema e il palinsesto era assolutamente all’altezza con un filotto tutto dedicato agli anni ’70: L’Inquilino del terzo piano, Eraserhead, Lo Squalo, Warriors e Ultimo Tango a Parigi (ancora vietato prima della mezzanotte n.d.r.).

Strade del cinema 2020
Strade del cinema 2020

 

La magia della rassegna risiede però nei film muti e musicati dal vivo, vero motore di un festival che appassiona e si vuole il più democratico possibile e che ha in queste piccole perle di inizio serata un tesoro di qualità e ricerca. Sono queste pellicole a dare alla rassegna una sua originalità, proponendo piccoli tesori nascosti che di anno in anno avvicinano sempre di più il grande pubblico al cinema muto. Le scelte per gli accompagnamenti sono il frutto di una ricerca molto impulsiva in un primo momento, come spiega Montrosset: “Mi immagino dei film da proporre e mi immagino anche delle sonorità. Metto insieme dei sentimenti e delle intuizioni poco definite, poi parto alla ricerca di uno o più musicisti che possano restituire quelle sonorità”. Sembra che il gioco funzioni perché, dalla serata di apertura, durante la quale Selene Framarin ha musicato il Frankenstein di Dawley fino al Fatomas Quintet alle prese con ben 2 cortometraggi (Ghost Before Breakfast e The Life and Death of 9413: a Hollywood Extra), tutto sembra incastrarsi in maniera così armoniosa che il film non dovrebbe più esistere senza quel tipo di accompagnamento. Addirittura la musica elettronica (T.U.) fa capolino per accompagnare Entr’acte nella serata del 4 agosto, andando a centro dopo pochi minuti dall’inizio, lasciando poi il passo a Luis Buñuel con Il Fascino discreto della Borghesia, come nel ricordo di Un Chien Andalou proiettato sulla Chiesa di Sant’Orso e musicato da Gianluca Petrella diversi anni fa, quando Strade del Cinema era nomade, in cerca di una casa.

Enrico Montrosset
Enrico Montrosset

Strade del Cinema non stupisce, ma si conferma, cosa non scontata in un momento storico in cui le certezze sono poche, ma Aosta può vantarne una: un festival cinematografico in città, democratico, ma non scontato, pronto a sovvertire le sicurezze e a far incuriosire anche i più restii con una programmazione saltata fuori come un coniglio iperattivo dal cappello senza fondo di Montrosset che quest’anno è riuscito in una grande impresa.

L’ultimo appuntamento sarà oggi (giovedì 6 agosto n.d.r.), alle 21.15 sempre al Teatro Romano con Manuel Pramotton e Mattia Barbieri duo che musicherà An Eastern Westerner e a seguire Il segno di Zorro musicato da Francesco Bearzatti Tinissima Quartet (biglietti a partire dalle 20 al Teatro Giacosa). In questa serata Strade passerà idealmente il testimone a Giocaosta, pronto a chiudere una settimana intensa e viva per il capoluogo valdostano.

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