Coronavirus, il silenzio delle discoteche chiuse: “La situazione è disastrosa”

A dirlo è Michele Napoli, Presidente Silb VdA: "Siamo stati i primi a chiudere a marzo 2020, per nostra volontà. Saremo gli ultimi ad aprire”. I segnali da Roma latitano: "Sembra trasparire che il Governo stia decidendo di non decidere”. E l'ipotesi "green pass" divide.
Economia

Erano stati i primi a chiudere, nel marzo 2020. Saranno, forse, gli ultimi ad aprire. Il “mondo della notte” è in subbuglio, mentre le risposte a livello nazionale latitano – in un sinistro déjà vu con quanto accaduto, quest’inverno, per la stagione sciistica – le discoteche restano chiuse.

E sempre a livello nazionale Silb-Fipe-Confcommercio, Assointrattenimento-Confindustria e Fiepet-Confesercenti-Settore Intrattenimento – assieme ad altre sigle come Aiss-Sicurezza Sussidiaria, Sils e A.Dj – si sono sedute ad un tavolo per mettere nero su bianco le cinque priorità del settore: adozione immediata di un provvedimento di riapertura dei locali sulla base delle indicazioni fornite il 25 giugno dal Cts; risarcimento per il danno subito a copertura dei 18 mesi di chiusura forzata delle aziende; contrasto serio e puntuale da parte delle forze dell’ordine e degli organi di controllo a ogni forma di abusivismo e al proliferare di feste e spettacoli organizzati in completa assenza di autorizzazioni amministrative; riduzione al 4% dell’iva applicata ai locali da ballo; abolizione dell’imposta sugli intrattenimenti (Isi) già giudicata contraria alle direttive europee da più tribunali amministrativi.

In Valle d’Aosta come a Roma, tutto tace: “La situazione è disastrosa – spiega Michele Napoli, Presidente Silb VdA, l’Associazione Italiana Imprese di Intrattenimento da Ballo e di Spettacolo –. Non c’è una data ufficiale per le riaperture, siamo praticamente lasciati al buio. L’anno scorso le discoteche estive hanno riaperto per un mese e mezzo, le altre, quelle invernali, sono chiuse da marzo 2020. E non c’è grande speranza di riaprire, sentendo parlare delle varianti del virus e di possibili chiusure a settembre”.

Chiusure che vanno a braccetto con la questione economica: “È stato richiesto un appoggio molto più importante da parte dello Stato per ottenere dei ristori appropriati, perché oggi non lo sono – prosegue Napoli –. Basti pensare che c’è chi aspetta ancora il 400% promesso mesi fa”.

Il problema, però, è anche politico: “La proposta è quella di poter lavorare in sicurezza, magari con il green pass, anche se non tutti sono d’accordo perché effettivamente non viene chiesto da nessuna parte, solo in discoteca – spiega ancora il Presidente Silb VdA –. Oggi si vedono assembramenti ovunque e alle discoteche si chiede il green pass. È un controsenso, ma siamo disposti anche a questo per poter riaprire”.

Tra silenzi, ipotesi di certificati verdi e tamponi, dice Napoli, “Sembra trasparire che il Governo stia decidendo di non decidere”.

Se Atene piange, Sparta non ride

La situazione non va meglio in Valle: “A livello regionale non è stato fatto niente di mirato o pensato appositamente per le discoteche. Siamo stati i primi a chiudere a marzo 2020, per nostra volontà, dimostrando responsabilità quando la situazione era ancora una grossa incognita. E come ormai si sa saremo gli ultimi ad aprire”.

Forse: “Bisogna capire che la stagione estiva durerà, in pratica, ancora un mese – prosegue Napoli –. Riaprire una discoteca dopo oltre un anno di inattività ha dei costi notevoli. Ed i gestori devono valutare se ci sono le condizioni per rimettere in piedi tutto per un mese di lavoro o due. Anche sulla capienza siamo al controsenso assoluto, le ultime proposte parlano di un 50%, con tutti vaccinati o tamponati. Ma se un dipendente deve fare un tampone per lavorare 4 o 5 ore la sera che senso ha?”.

Nel frattempo, anche in Valle si aggiunge un problema al problema: “Le nostre chiusure, inoltre, spingono ad organizzare feste nei locali, anche con i dj – chiude il Presidente Silb –. Attività che non possono far ballare la gente perché non hanno la licenza specifica. E mentre noi stiamo qui, in silenzio, si crea un problema di assembramenti non autorizzati, ma anche di concorrenza sleale”.

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