Una forte ed eclatante protesta. E' quanto promettono, in occasione della prossima Fiera di Sant'Orso, alcuni artigiani scontenti della delibera approvata lo scorso ottobre 2007 che detta nuove regole sull'artigianato valdostano, definite dagli artigiani “macchinose, assurde ed inconcepibili limitazioni”.
“Non accettiamo – spiegano i circa 60 artigiani firmatari della lettera, indirizzata alle autorità regionali – imposizioni burocratiche che ci spiegano come fare il nostro lavoro, cosi come non accettiamo più una fiera che impone quotidianamente lacci, costrizioni, dichiarazioni, segnalazioni, permessi”
A provocare in particolare il malcontento, la decisione di escludere dall'elenco delle lavorazioni dell'artigianato di tradizione, il colore, usato con sempre maggior frequenza nelle sculture e nei bassorilievi ma che, secondo l'Assessorato alle Attività produttive, non fa parte della tradizione e deve essere considerato un'interpretazione artistica.
Dal 2009 quindi, anno in cui il disciplinare entrerà in vigore, le sculture colorate non saranno più considerate artigianato di tradizione e di conseguenza gli artigiani che volessero esibirle alla Fiera di Sant'orso non potranno accedere allo spazio espositivo di Piazza Chanoux: l'Atelier des Arts et des Métiers.
Anche per i fiori in legno non sarà ammessa la colorazione mentre per le produzioni in serie sono state inserite delle limitazioni: fino a 500 pezzi che dovranno essere numerati e rifiniti a mano.
“Dall'oggi al domani – spiega il gruppo di artigiani scontenti – sculture e bassorilievi colorati che in tutti questi anni sono stati premiati dallo stesso Assessorato o offerti in occasioni istituzionali per omaggiare questa o quell'altra personalità come simbolo della tradizione valdostana, vengono improvvisamente declassati.”
“Non è solo la questione del colore a creare malumori nell'ambiente – continuano gli artigiani – sono tutte le regole, dalle produzioni in serie, sulle quali da numerosi anni molti artigiani hanno fatto numerosi investimenti, fino ai fiori in legno”.
A rispondere alle critiche l'Assessore alle Attività produttive, Leonardo La Torre “Possiamo parlare dell'introduzione del colore nelle opere artigiane come di un'evoluzione dell'artigianato, non possiamo però dire che la tecnica sia legata all'artigianato storico di tradizione. Il nuovo disciplinare potrà essere arricchito di tale voce, però sotto un'altra denominazione. L'attenzione dell'amministrazione deve essere quella di conservare il più possibile l'artigianato di tradizione, così come è nato. Ed il colore quindi è una fase successiva introdotta negli ultimi decenni.”
A fare scendere sul piede di guerra gli artigiani anche il metodo utilizzato per costruire le nuove regole, definito “autoritario”. “Troppo poche le persone sentite per arrivare al nuovo regolamento” dicono gli artigiani.
“Vogliamo tutti che vengano imposti dei paletti ma questi devono essere concordati e non imposti. Ci sarebbe piaciuto essere maggiormente ascoltati e essere visti come una controparte seria. Non ci sentiamo più invece coinvolti in questa Fiera”
Amareggiata per la polemica, che definisce strumentale e pretestuosa, la dott.ssa Paola Ippolito, direttore delle attività promozionali dell’Assessorato regionale.
“Il nuovo regolamento non è che l’ultimo atto di un percorso iniziato nel 2000 per cercare di salvaguardare il nostro patrimonio, un percorso che ha visto non solo una ricerca storica sui legnami, le tecniche, i temi e gli stili ma anche un confronto con gli artigiani per cercare di spiegare le motivazioni alla base della scelta di porre dei paletti. Frutto di questo lavoro è stato un documento che, in occasione della scorsa fiera, è stata inviato a 200 artigiani tra professionisti, maestri artigiani, insegnanti delle scuole, i premiati delle tre precedenti edizioni della fiera nonché le associazioni di categoria. Inoltre l’anno scorso abbiamo organizzato diverse serate con gli artigiani per spiegare le nuove regole, serate che hanno visto la partecipazione di circa 400 persone. La condivisione quindi c’è stata”
“Il nuovo regolamento non è immutabile cosi come non vogliamo dire che questo tipo di artigianato, che utilizza ad esempio il colore, non deve essere più fatto, anzi stiamo pensando a delle iniziative per valorizzarlo, ad esempio in occasione della prossima foire d’été vorremmo aprire un nuovo padiglione per ospitare questo artigianato di qualità che non rientra però nella tradizione valdostana, a meno che nuove documentazioni storiche non dimostrino il contrario”.


