Case che scottano

Le seconde case rappresentano una questione sempre attuale, con la crisi sembrerebbero però essere tornate utili.
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Economia, Società

La scorsa settimana abbiamo presentato un report relativo alla disponibilità di posti letto in appartamenti privati nella nostra regione. Questa settimana continuiamo a parlare di case ma lo facciamo con riferimento alle famigerate seconde case, vale a dire quelle abitazioni solitamente di proprietà di persone residenti al di fuori della Valle d’Aosta.

La Valle d’Aosta, al pari di altre località di villeggiatura, è caratterizzata da un urbanizzazione decisamente superiore al numero di residenti, spesso davvero irrisorio in alcune località. Ci sono territori che molto più di altri hanno visto crescere nel tempo il numero di alloggi ad uso turistico, fino a domandarsi se la loro presenza fosse un vantaggio per l’economia locale o un annoso problema al quale fare fronte. C’è chi oggi, in riferimento all’inizio della stagione invernale in corso, sostiene che la presenza di seconde case abbia favorito l’afflusso di visitatori nella località.

L’affermazione sarebbe spiegabile da un periodo di forte contrazione dei consumi e dell’elevata tassazione in vigore sugli alloggi che avrebbe indotto i proprietari a riconsiderare valida l’alternativa di utilizzo della seconda casa per le loro vacanze. E’ stato davvero così? Può essere, in ogni caso possiamo immaginare che non si sia trattato di un ripiego così spiacevole. In effetti analizzando gli aspetti positivi è possibile definire i possessori di seconde case come veri e propri ambasciatori del territorio. Difficilmente costoro rappresenteranno un’immagine negativa di un luogo nel quale posseggono un bene prezioso come un alloggio. Fino agli anni passati la soluzione seconde case rappresentava un’opportunità interessante, in effetti il livello di fidelizzazione turistica era in realtà notevolmente alto. Come ben si sa le opportunità di vacanza erano inferiori e le modalità di vacanze completamente differenti. Nell’era degli short break e delle competizione globale in realtà quella che poteva essere un’opportunità diventa una pesante eredità per i territori. L’inutilizzo delle case significa una riduzione importante delle persone sul territorio e conseguentemente meno consumi che mettono a disagio l’intero sistema economico della località.

Come fare allora a valorizzare tale patrimonio? In primo luogo occorre analizzare la dimensione del fenomeno ed individuare alcune azioni promozionali finalizzate ad incentivare l’uso delle stesse. Una vera e propria gestione imprenditoriale degli alloggi sia attraverso le ormai note nuove modalità di ricettività turistica, vedi gli alberghi diffusi, sia soprattutto attraverso un maggiore coinvolgimento in una strategia di comunicazione, appositamente pensata per i proprietari, rappresentano solo alcune delle soluzioni possibili per un maggiore utilizzo delle case. Spesso, infatti, i proprietari degli alloggi non hanno conoscenza di ciò che avviene nella località e pertanto la vivono solo marginalmente. In realtà come detto pocanzi essi rappresentano dei veri e propri ambasciatori della località.

A CURA DI TURISMOK
 

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