L’agricoltura valdostana è in crisi? Il tema, sempre più d’attualità, si arricchisce di un nuovo e importante elemento di riflessione. Nel 2000, l’Istat aveva rilevato in Valle d’Aosta 5981 aziende agricole, mentre oggi, a dieci anni di distanza dal precedente studio, il numero è sceso a 3520, cioè appena poco più della metà.
La flessione di circa il 41% fa parte dei dati diffusi in mattinata dalla Regione e contenuti in un estratto del rapporto sul 6° censimento Generale dell’Agricoltura, curato dall’Istat e aggiornato a oggi, giovedì 30 giugno 2011.
Le aziende intervistate, sulla base del precedente censimento e dell’archivio interno regionale, sono state 5141, anche se molte sono risultate inesistenti o non corrispondenti ai criteri adottati per l’analisi.
“Il confronto con il precedente rilievo è delicato – ha spiegato Dario Ceccarelli, a capo dell’Osservatorio economico regionale – perché sono stati utilizzati criteri diversi, anche in merito al concetto stesso di azienda: basti pensare che nel conto non rientrano più gli allevamenti e le coltivazioni di autoconsumo”.
Dalle tavole risulta inoltre che anche il dato relativo alle aziende e alla superficie investita secondo le principali forme di utilizzazione è in calo su tutta la linea, così come anche le aziende di proprietà. Aumenta invece la dimensione media dell’azienda, passata da 12 a 16 ettari (+34%).
Anche se l’analisi, nel complesso, sembra non aver colpito più di tanto gli addetti ai lavori. “Non siamo sorpresi – ha commentato l’assessore Giuseppe Isabellon – perché le cifre corrispondono con quelle elaborate dall’assessorato, già in nostro possesso: ora comunque abbiamo senz’altro una fotografia più attendibile rispetto a dieci anni fa”.
Più cauto il presidente della Regione, Augusto Rollandin, che ha sottolineato la necessità di “meditare e ragionare con calma sulla situazione dell’agricoltura, per capire se qualche aspetto non debba essere riconsiderato. Anche se le cifre sono falsate da una rilevazione non corretta – ha spiegato – la questione andrà analizzata con cura”.
Secondo Coldiretti, "è importante che le strategie politiche relative agli interventi siano diverse tra chi fa agricoltura a livello professionale e chi per hobby. Infatti, dall’analisi dei primi dati, il direttore dell’associazione degli agricoltori, Ezio Mossoni,ha sottolineato che "sarebbe interessante conoscere i dati scorporati tra i professionisti che vivono solo di agricoltura, visto che le aziende rilevate sono circa 3.500, mentre a noi risultano circa 1.400 ditte professionali".
