A fine maggio si esaurirà la misura dei contratti di solidarietà adottata da Cogne Acciai Speciali per 167 lavoratori per far fronte alla riduzione degli ordini nel settore dell’acciaieria. L’azienda, però, gioca d’anticipo e, in attesa di tempi migliori, ha annunciato oggi ai sindacati la decisione di richiedere al Ministero del Lavoro la Cassa integrazione guadagni straordinaria per contratti di solidarietà per un anno, coinvolgendo 101 dipendenti dell’acciaieria.
“L’unica nota positiva è che hanno ridotto la platea dei lavoratori coinvolti – sottolinea Zeno Pucci del Savt – e che ci sarà un calo anche delle percentuali di riduzione delle ore lavorate, che passano dall’80 al 20%, anche se finora, fortunatamente, non abbiamo mai perso l’80% dello stipendio, perché eravamo già rimasti nel range del 20%”.
Cogne ha chiuso il bilancio consolidato 2025 con una perdita prima delle imposte di 80,9 milioni di euro e una perdita netta di 60,9 milioni.
Il fatturato consolidato supera invece il miliardo di euro, salendo a 1,024 miliardi dai 900,4 milioni del 2024, anche per effetto dell’inclusione per l’intero esercizio del gruppo DMV/Mannesmann Stainless Tubes, acquisito alla fine del 2024.
A pesare è ancora una volta il quadro internazionale: la pressione sui costi energetici, l’incertezza commerciale e il rischio di importazioni asiatiche dirottate verso l’Europa dopo i dazi statunitensi.
I primi mesi del 2026, come riferito ai sindacati dai vertici aziendali, lasciano però intravedere qualche spiraglio di luce. È soprattutto da luglio che Cogne si attende un recupero significativo, con l’entrata in vigore delle misure di salvaguardia previste dalla Comunità europea, che prevedono una diminuzione delle quote di esportazione gratuita in Europa dai Paesi del Far East, oltre al raddoppio dei dazi, dal 25 al 50%, sui prodotti eccedenti la quota gratuita.
I sindacati restano però scettici. “Non penso che questa misura potrà bastare – dice Fabrizio Graziola, segretario della Fiom Cgil –. Bisognerà infatti capire i tempi di reazione del mercato”.
L’altra misura adottata dall’Europa, la tassa europea sulle importazioni di prodotti ad alta intensità di carbonio da parte di aziende con sede in Paesi dove la legislazione ambientale è più permissiva, entrata in vigore a inizio 2026, “è servita poco”, sottolinea ancora Pucci. “Speriamo che il raddoppio dei dazi faccia respirare il mercato europeo”.
Nel frattempo, per il terzo anno consecutivo, gli oltre 1.100 dipendenti di Cogne non riceveranno il premio di produzione. “Purtroppo – evidenzia ancora Graziola – sono sempre i lavoratori i primi a pagare”.
