“Le polemiche di questi giorni sul fuggi fuggi dei medici dall’ospedale regionale e sulla prova di francese, a nostro avviso, non centrano nulla con i problemi della Sanità valdostana. Infatti, chi “fugge” dalla “Petite Patrie” sono medici che già lavorano e, quindi, hanno già superato, particolarità statutaria della nostra Regione, la prova di francese.” Nel dibattito in corso sulla sanità valdostana intervengono la Cisl Funzione pubblica, con la segretaria Barbara Abram e la referente del settore Chiara Pasqualotto e la Uil Funzione pubblica con Ramira Bizzotto Marilena Melidona.
“Obiettivi di eccellenza, di iper specializzazione in determinati settori, come potrebbe essere il reparto di ortopedia, in relazione alla vasta casistica di traumi sportivi, per la nostra realtà risulterebbero indispensabili.
Favorire progressioni di carriera, incentivare pubblicazioni scientifiche e perseguire l’esempio del Dott. Parini nel “fare” scuola incoraggiando la crescita professionale, basterebbero a creare attrattività verso il nostro ospedale.” La ricetta dei due sindacati per porre rimedio alla carenza di personale.
Cisl e Uil Vda chiedono quindi di mettere mano alla carenza di organizzazione, sottolineando come “finché non si farà un atto aziendale finalizzato a garantire reali cambiamenti nella gestione della nostra Sanità, fintantoché il piano socio-sanitario non sarà in grado di risolvere le problematiche che da anni ci trasciniamo, rivalutando il fabbisogno di personale e il minutaggio legato all’assistenza con parametri reali e concreti, non saremo in grado di interrompere e, tantomeno, di arginare questa corsa lontano dalla Valle d’Aosta”.
Per le due sigle sindacati il presidio ospedaliero oggi è un “pronto soccorso, in quanto i cittadini valdostani, per le proprie cure ed interventi specialistici, si affidano sempre più alle realtà ospedaliere di Piemonte e Lombardia, ricorrendo sempre meno ai servizi offerti dalla nostra sanità pubblica”.
Il vissuto di medici è poi comune a quello del personale infermieristico, “il quale si licenzia dopo essere stato sottoposto a tour de force inaccettabili per carenza di personale e privato di ogni energia”.
Per questo secondo Cisl e Uil non basterà un contratto collettivo regionale della Sanità. “Infatti la soluzione non deriva dall’applicazione di un contratto di lavoro piuttosto che un altro, ma bensì, nel porre rimedio all’assenza di interventi strutturali e organizzativi, che permettano una crescita professionale e un benessere lavorativo che oggi non c’è.”