Dopo la recessione ed il ristagno il 2017 è l’anno in cui l’economia valdostana torna a crescere

I dati emergono dal report di Bankitalia: un miglioramento visibile nel settore imprese, con un’attività produttiva intensificatasi ed un recupero degli investimenti. Discorso simile per il turismo, con un andamento migliore rispetto al recente passato.
Angelica Pagliarulo, direttrice della filiale valdostana della Banca d'Italia, e l'analista Cristina Fabrizi
Economia

Il 2017, in Valle d’Aosta, è stato l’anno nel quale l’attività economica è tornata a crescere, dopo il “ristagno” del 2016 e soprattutto 5 anni consecutivi recessione. Questo il dato emerso dal Rapporto annuale “L’economia della Valle d’Aosta” redatto dalla Banca d’Italia.

Un miglioramento visibile anzitutto nel settore imprese, con un’attività produttiva intensificatasi ed un recupero degli investimenti. Discorso simile per il terziario, ovvero il turismo, con un andamento migliore rispetto al recente passato (anche se è un dato in crescita per il terzo anno consecutivo), cui – stando al report di Bankitalia – hanno influito la “perdurante dinamica positiva del turismo e dei comparti ad esso collegati”, con i pernottamento saliti a 3,6 milioni, valore massimo rispetto a tutto l’ultimo decennio. Segnale positivo è anche la migliore dinamica dei prestiti, mentre resta ondivago l’andamento tra settori produttivi e classi di rischio.

“A livello internazionale e nazionale – ha spiegato Cristina Fabrizi, analista della Banca d’Italia – l’andamento del 2017 è stato quello di una forte crescita economica mondiale, prossima al 4%. L’area Euro ha avuto una crescita rafforzata, del 2,4%, che ha interessato tutti i principali paesi, anche l’Italia ha rafforzato la sua crescita, con il Pil a + 1,5%, diventando così meno dipendente dalle politiche macro-economiche”.

Notizie positive anche per la Valle d’Aosta: “La regione – prosegue Fabrizi – è tornata a crescere, mentre l’anno scorso aveva sostanzialmente ristagnato. Il 2017 è il primo anno in cui il Pil regionale è tornato a crescere”.

Se tutti i settori hanno tratto beneficio dalla migliorata congiuntura economica, resta in sofferenza ancora quello delle costruzioni, in crisi da anni. Bene anche le imprese: “Il credito è tornato a crescere – spiega ancora Fabrizi – e le imprese hanno ora una liquidità decisamente più solida ed elevata, segno di un ritorno alle attività di prestiti da parte delle banche. La qualità del credito è migliorata sia per famiglie sia per il complesso delle imprese, il tasso di deterioramento si è ridotto nel complesso, siamo su livelli prossimi a quelli pre-crisi, con l’incidenza degli stock deteriorati scesa all’8,7%, molto sotto il 14,5% nazionale”.

Una “ripresina" che in Valle si è riflessa anche sull’occupazione, in crescita dopo due anni, ed il calo della disoccupazione, mentre il reddito delle famiglie è cresciuto, e resta – assieme alla ricchezza pro capite – più elevato rispetto alla media nazionale: 21mila euro contro i 18mila nazionali, e la ricchezza netta che, ancora nel 2016, era circa del 40% superiore rispetto a quella italiana. Cartina al tornasole dei dati in miglioramento per le famiglie, secondo Bankitalia è la crescita consumi e dell’acquisto di beni durevoli e di domanda di abitazioni.

Non è però “tutto oro quel che luccica”, e la Banca d’Italia predica comunque una certa cautela, soprattutto se paragoniamo i livelli economici attuali a quelli pre-crisi: “In Valle d’Aosta la crisi è partita tardi, nel 2010 – prosegue l’analista – con il Pil calato fino all’11%. Ora siamo sempre prossimi comunque al 10%, perché la regione da un lato ha industria che pesa meno come export, con 10 punti in meno rispetto al dato  nazionale, le costruzioni in crisi non solo in regione, una ripresa che pesa di più e tutta la parte di investimenti pubblici in calo che si fanno sentire in misura maggiore”.

Il cappello conclusivo lo mette la Direttrice della filiale valdostana di Bankitalia, Angelica Pagliarulo: “Per la prima volta dopo due anni i dati segnalano una ripresa, e gli indicatori fanno incrementare la fiducia che si possa stabilizzare. È anche interessante che aumenti ancora, e notevolmente, la liquidità delle imprese: un dato che si presta a più letture, ma che testimonia una fase di ‘attendismo’ anche perché siamo una piccola regione di confine in uno scenario economico in cui nascono anche nuovi rischi”.

 

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