“Inserita in un contesto nazionale fortemente problematico, l’economia valdostana, che dapprima ha mostrato segni di parziale tenuta, vista la durata, l’intensità e l’ampiezza della crisi con il passare del tempo ha iniziato a manifestare preoccupanti segnali di deterioramento”. Insomma, la crisi non molla la presa e si fa sentire sempre più forte anche nella nostra regione. Sono queste, in breve sintesi, le considerazioni emerse questo pomeriggio alla Pepinere d’entreprises dal report socio-economico sulla Valle d’Aosta presentato da Massimo Lévêque in occasione della Giornata dell’Economia 2012.
I numeri della Valle d’Aosta
“In particolare – ha spiegato Lévêque – il numero d’imprese risulta in progressivo calo: tra fine 2007 e il marzo 2012 la riduzione è di 940 unità (-6,3%), e quella delle sole imprese artigiane tra il 2010 e il primo trimestre del 2012 è di circa 130, pari al (-3%). Il mercato del lavoro indica tra il 2010 e il 2011 una flessione solo lieve di occupati, accompagnata però da un incremento della disoccupazione che, in media, nell’anno sale dal 4,4 al 5,3 per cento con punte, a fine 2011, superiori al 6%, con un aumento della precarizzazione negli avviamenti, e con un tasso di disoccupazione giovanile che si colloca al di sopra del 20 per cento”.
Piccoli segnali positivi
Secondo l’economista non mancano comunque indicatori che segnalano tendenze al miglioramento. “Vanno evidenziati, sul mercato del lavoro, la progressiva riduzione, in atto dal 2010, delle ore autorizzate di C.I.G., ordinaria e straordinaria, e la crescita fatta registrare dall’occupazione femminile negli ultimi 12 mesi, prevalentemente concentrata nel settore dei servizi”. Nel 2011, tengono anche le esportazioni del comparto metalmeccanico e le buone performance provenienti dall’interscambio internazionale di servizi, principalmente per effetto delle presenze turistiche straniere, in costante crescita nell’ultimo biennio.
Il peggioramento delle aspettative
Il futuro, in ogni caso, si prospetta tutt’altro che roseo. Le parole utilizzate più volte da Lévêque sono “cautela e preoccupazione”. In questo senso l’indagine trimestrale realizzata da Confindustria VdA nel primo trimestre 2012 evidenzia un ulteriore peggioramento delle aspettative "dovuto alla frenata degli scambi internazionali e dell’attività economica globale”.
Con riferimento all’economia locale, l’indagine indica il delinearsi, anche in Valle d’Aosta, di una "flessione degli indici economici in tutti i comparti del settore manifatturiero e dei servizi." Il quadro lascerebbe intravedere per l’economia valdostana, secondo l’economista, il rischio, di un depauperamento del tessuto industriale e una terziarizzazione sempre più marcata del sistema locale, polarizzato, da un lato, sui servizi legati al turismo e, dall’altro, sul comparto pubblico.
La ricetta per uscire dalla crisi
Il tessuto imprenditoriale locale per trovarsi pronto all’appuntamento con la ripresa economica deve continuare a guardare avanti con coraggio e "non mollare, concentrando gli sforzi tecnici, organizzativi e gestionali dell’impresa sulla qualità dei prodotti e dei servizi offerti, non rinunciando ad investire ancora in innovazione, di prodotto e di processo, anche approfittando delle misure regionali di sostegno esistenti, mantenendo, rafforzando o, nel caso, attivando la presenza dell’impresa sui mercati esteri, in particolare su quelli europei ed extra-europei a domanda più dinamica, e mediante l’attivazione o la partecipazione a "reti d’impresa" . Infine, tra le "opzioni aperte" che gli scenari attuali lasciano intravedere, non vanno sottovalutate le potenzialità offerte, in termini di sviluppo imprenditoriale e occupazionale, dalle attività della cosiddetta "Green Economy " e dai "Green Jobs".
Gli aiuti della Regione anche nel 2013
A chiudere l’incontro è stato il Presidente della Regione Augusto Rollandin, che a sua volta non ha nascosto una certa preoccupazione. “Nel 2008 abbiamo varato le misure anticrisi per evitare che le imprese e le famiglie risentissero gravemente di quella che credevamo una crisi passeggera. Invece siamo al quarto anno e sarà difficile esimerci dal mantenere il pacchetto anche per il prossimo futuro. La Regione resta ancora l’unico punto di riferimento e di sostegno per l’occupazione, le imprese, le famiglie, per i servizi socio-sanitari che da soli assorbono la metà del bilancio regionale e i cui costi rischiano di andare fuori controllo”.


