Lavoro: “Non disperdete il patrimonio della Olivetti I-Jet”

I dipendenti sono scesi in piazza per protestare contro la vendita da parte di Telecom della Olivetti I-Jet di Arnad. Futuro "nero" per 162 lavoratori, e il rischio di perdere un patrimonio tecnologico e professionale di alto profilo.
Olivetti I-Jet - la protesta dei dipendenti
Economia

In camice bianco si sono presentati come avevano detto in piazza Des Franchises ad Aosta per manifestare e sensibilizzare l’opinione pubblica sul destino “nero” degli ennesimi lavoratori che resteranno nel mare dell’incertezza, con ricadute pesanti sulle famiglie e sul tessuto sociale valdostano ed eporediese. Sono i lavoratori dell’Olivetti I-Jet di Arnad la società Telecom in liquidazione.

“Nulla possiamo fare contro questa decisione, ma qualcosa vogliamo dirla – hanno evidenziato i dipendenti al microfono – l’appellè questo: Olivetti I-jet dà lavoro a 162 persone in Italia, 30 in svizzera e quasi 200 famiglie vivono su questa realtà. Una settantina di lavoratori, altamente specializzati, si ritroveranno da domani senza certezze, con il grosso problema di come mantenere la propria famiglia, mentre l’azienda Italia vedrà dispersa ed esaurita un’ulteriore e significativa fetta di innovazione tecnologica già così carente nel nostro Paese”.

I dipendenti conoscono il potenziale dell’azienda dove hanno lavorato per anni, il suo know how. “I magazzini sono vuoti, segno che il mercato gira – dicono i dipendenti – alla porta ci sono aziende che hanno avuto modo di vedere il potenziale di I-Jet e che sono pronte ad entrare in gioco per scommettere sui nostri prodotti e sulla nostra professionalità”. La richiesta dei dipendenti ai vertici dell’azienda è di non opporsi, almeno, alle offerte che vengono rivolte da soggetti interessati al fine di permettere di contribuire alla costruzione del futuro dei lavoratori”. I dipendenti della Olivetti I-Jet si sono alternati al microfono per dire la loro e porre alcune riflessioni. Tra le diverse voci quella di Germano Celoria: “parlano di 120 lavoratori che saranno ricollocati, ancora nessuno sa però come e quando e molto probabilmente saranno posti che non avranno a che vedere con il nostro mestiere e il nostro stipendio. Si parla di due anni di tempo, due anni di cassa integrazione, con entrate mensili di 850 euro al massimo, per mantenere famiglie e far fronte ai problemi. Andiamo in cassa integrazione e i magazzini sono vuoti!”.

Ad un gruppo di dipendenti non sono piaciuti inoltre gli sforzi delle Organizzazioni Sindacali, verso i quali esprimono un giudizio negativo “hanno firmato in tutta fretta l’accordo senza averlo prima presentato e portato al voto dell’assemblea dei lavoratori – scrivono in una nota stampata e diffusa tra le vie di Aosta –  Non è stato chiesto alcun sostegno in termini di mobilitazione per tentare di ottenere dall’azienda un periodo più ampio di trattativa”. Altro giudizio negativo è stato espresso nella mancanza di un passaggio che impegni l’azienda nelle ricerca di un compratore di “quell’enorme patrimonio di tecnologie e competenze specializzate presenti nello stabilimento”. Infine la stoccata anche alle istituzioni locali valdostane e dell’eporediese, accusate di essere state assenti.
 

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