Il consiglio regionale, riunitosi oggi, ha messo mano alle norme che disciplinano alcuni settori chiave del turismo e dello sport in montagna: i gestori di rifugi alpini, le guide alpine e i maestri di sci, oggetto di tre distinti disegni di legge.
L’unico ddl ad essere approvato non all’unanimità, ma con 23 voti a favore e 7 astensioni (Alpe e PD) è quello relativo ai gestori di rifugi alpini, che includeva alcuni interventi per lo sviluppo alpinistico ed escursionistico. Il punto chiave della nuova disciplina riguarda le agevolazioni a favore di rifugi, bivacchi alpini e posti tappa escursionistici (i cosiddetti dortoirs).
In particolare, è stata fissata al 70% della spesa ammissibile la percentuale massima di intervento per investimenti in lavori e forniture riguardanti i rifugi alpini che si trovano al di sopra dei 2.500 metri e i bivacchi al di sopra dei 2.000 metri. La stessa percentuale è riconosciuta alle iniziative realizzate da enti pubblici e da società locali di guide alpine. Inoltre, tra le condizioni necessarie per ottenere agevolazioni nei casi di realizzazione di nuove strutture non ci sono più i requisiti di distanza dalle vie d’accesso o da altre strutture esistenti. La concessione di queste agevolazioni, piuttosto, è sottoposta al parere di una commissione tecnico-consultiva, composta da rappresentanti di Regione, Unione valdostana Guide di alta montagna, Associazione gestori, Comuni interessati, Consiglio permanente degli Enti locali e Cai Valle d’Aosta. La commissione valuterà caso per caso l’idoneità dei progetti, anche in relazione alle esigenze del territorio e alla rete di infrastrutture a supporto degli alpinisti ed escursionisti.
Altre novità concernono l’eliminazione dell’obbligo, per i bivacchi alpini di nuova realizzazione, di dotarsi di servizi igienico-sanitari, mentre diventa obbligatorio garantire l’apertura al pubblico delle strutture assistite dai contributi regionali, ed assicurare costantemente la pulizia e la conservazione delle strutture.
Il consigliere Raimondo Donzel (PD), intervenuto nel dibattito, ha puntato il dito contro “l’aleatorietà delle nuove regole”, che assegnano il potere decisionale ad una Commissione competente “che fa capo all’Amministrazione regionale. Il parere ha carattere di soggettività, mentre noi avremmo gradito una vero e proprio ‘piano regolatore’ del sistema rifugi. Mi preoccupa poi il trattamento che hanno i Comuni, che così diventeranno i primi competitors nei confronti dei privati nel settore dei rifugi”.
L’Alpe ha invece espresso perplessità verso l’istituzione di due sole classi di intervento, invece delle precedenti quattro. “Così – ha sottolineato Patrizia Morelli – si crea una diversificazione troppo forte: basta un solo metro di dislivello per cambiare radicalmente le prospettive di aiuto per i gestori”.
L’assessore Marguerettaz, nel ricordare che “le leggi non sono scritte nelle tavole di pietra, ma vanno modificate se ne appare l’esigenza”, ha ribattuto: “Non possiamo non attribuire ai soggetti pubblici la possibilità di intervenire in caso di inerzia dei privati anche per i rifugi nuovi. Abbiamo constatato che il sistema adottato sinora ha dato risultati non sempre corretti. Introducendo la Commissione tecnica abbiamo voluto risolvere questi problemi. Abbiamo indivisuato due classi di intervento per creare una dicotomia tra rifugio di interesse alpinistico e rifugio ordinario".
I ddl che modificano la disciplina della professione di guida alpina e quella di maestro di sci sono volti, in particolare, a ridefinire gli interventi finanziari della Regione, semplificando le modalità di concessione dei contributi e provvedendo a chiarire i rapporti che intercorrono tra le due professioni: ad esempio, alle guide alpine è consentito transitare con i clienti sui comprensori sciistici.
