Sui precari l’Italia viola la normativa europea. E’ quanto ha decretato nei giorni scorsi la Corte di giustizia europea pronunciandosi su due ricorsi, uno dei quali presentato dalla Cgil Valle d’Aosta e relativo alla vertenza del Maestro della Banda municipale di Aosta, Rocco Papalia.
I giudici di Lussemburgo bocciano la legislazione italiana sull’abuso di contratti flessibili nella Pubblica amministrazione. In particolare l’ordinanza relativa a Papalia giudica le "Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche" contenute nel decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165 rilevandone l’inadeguatezza a prevenire gli abusi nella successione dei contratti a termine nel pubblico impiego. I dettagli della decisione della Corte europea verranno dati dalla Cgil domani in una conferenza stampa.
In una nota intanto il sindacato spiega: "La Corte europea ha, pertanto, fornito allo Stato italiano un’indicazione netta e non passibile di appello alcuno: necessita in via urgente, assoluta e primaria una revisione epocale della normativa di riferimento in materia di lavoro a tempo determinato nel pubblico impiego".
Secondo una stima del Ministero della Pubblica amministrazione sarebbero più di 250mila i precari che lavorano nella fila della pubblica amministrazione che, ora, in virtù della decisione dei giudici europei, possono sperare in un’assunzione a tempo indeterminato.
Rocco Papalia, è stato assunto dal Comune di Aosta per più di 30 anni alla guida della Banda municipale di Aosta con contratti a termine. In primo grado il giudice del lavoro di Aosta, Eugenio Gramola aveva condannato il Comune di Aosta a risarcire il maestro con 108 mila euro per i contratti a tempo determinato, illegittimi, stipulati dall’amministrazione comunale. La Corte di Appello di Torino aveva poi ribaltato la sentenza di primo grado, accogliendo le ragioni del Comune di Aosta. Nel frattempo i legali di Papalia avevano presentato ricorso alla Corte di Giustizia europea che oggi mette la parola fine alla vicenda, aprendo spiragli per molti precari del pubblico impiego.
