Sci: l’approvazione del protocollo è “un segnale di speranza”, ma non la garanzia di ripartenza

"Senza la garanzia di spostamento fra regioni è giocare d’azzardo" dice Filippo Gérard Presidente Adava. "Sinceramente preferirei rinunciare ancora a due settimane, piuttosto che aprire per dover poi poco dopo chiudere". Fournier: "Aprire anche per poco è comunque un segnale di vita, nel deserto delle nostre località".
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Il via libera ieri da parte del Comitato tecnico scientifico al protocollo per gli impianti di risalita è per gli operatori turistici valdostani un segnale di speranza, ma non ancora la sicurezza di poter ricominciare a lavorare, tornando a respirare dopo mesi di apnea.
Troppe ancora le incognite, a cominciare dal divieto di spostamento fra regioni. La misura, in base all’ultimo decreto legge di gennaio, resterà in vigore fino al 15 di febbraio. Spetterà al nuovo governo decidere se prolungare lo stop o concedere le riaperture, totali o parziali, alla luce dell’andamento dei contagi. La stessa possibilità di tornare a sciare, nelle sole zone gialle come previsto dal protocollo, dovrà essere messa nero nei prossimi provvedimenti del governo.

In attesa delle decisioni di Roma, la Valle d’Aosta prova nuovamente a riorganizzare la stagione invernale, per non farsi trovare impreparata. Questo pomeriggio l’Assessore regionale agli impianti a fune Luigi Bertschy incontrerà le società degli impianti di risalita, mentre in mattinata è previsto un primo incontro informale fra il Presidente della Regione, l’Assessore Bertschy e il Presidente di Adava Filippo Gérard.

“In questo momento posso solo limitarmi a manifestazione la soddisfazione per l’approvazione del protocollo, grazie anche all’enorme sforzo messo in campo dalle regioni – sottolinea dell’Associazione valdostana impianti a fune (Avif) Presidente Ferruccio Fournier – La riapertura, anche se per un periodo limitato, sarebbe un segnale di vita, dal punto di vista psicologico. La speranza di tutti è di metter fine a questa situazione di deserto che vediamo nelle località. Certo, ogni società, in base ai propri bilanci, farà le valutazioni economiche del caso”.

Troppi ancora gli interrogativi e le perplessità che si muovono anche fra gli operatori del settore.
“Abbiamo diverse strutture che stanno valutando di partire, ma aprire senza la garanzia di spostamento fra regioni è giocare d’azzardo, avendo una capacità finanziaria compromessa da questi mesi di chiusura” riflette Filippo Gérard, Presidente Adava. “Chi è oggi aperto ha dei risultati molto bassi, con una richiesta inesistente”.
Il Presidente di Adava punta a definire con la Regione una data per la ripartenza “per avere un’offerta completa che unisca lo sci all’ospitalità. Penso ad esempio al 6 marzo, auspicando si arrivi prima, ma sinceramente preferirei rinunciare ancora a due settimane, piuttosto che aprire per dover poi poco dopo chiudere. La situazione è drammatica per l’intero settore, se dobbiamo interrompere ai nostri dipendenti la cassa integrazione, rimettendo in moto le nostre strutture, bisogna farlo con un minimo di prospettiva”. A spaventare Gérard è quanto avvenuto a Bolzano, che dopo aver sfidato il Governo riaprendo bar e ristoranti, ora adotta un lockdown di tre settimane.

All’incontro di stamane con i vertici regionali, il presidente Adava porterà anche la richiesta di convenzioni fra ristoranti e alberghi per poter offrire un servizio per la cena, ma anche la necessità di far ripartire i centri benessere delle strutture alberghiere, per “ridare agli ospiti una situazione di quasi normalità nei servizi”.

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