All’Europa diamo più di quanto riceviamo e spendiamo meno di quanto potremmo

Secondo l'Eurispes, nel 2007 i contributi italiani versati alla Ue si sono attestati a 13,8 miliardi euro, collocando il nostro Paese al terzo posto per incidenza sul totale delle entrate dopo Germania (20%) e Francia (16,9%).
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Roma, 23 mar. – (Adnkronos) – L'Italia da' all'Europa piu' di quello che riceve e spende meno di quello che potrebbe. A segnalare questo disequilibrio e' l'Eurispes in un'indagine che sprona, a fronte di numeri eloquenti, a trovare una soluzione al problema soprattutto ora che la crisi economica e sociale richiede maggiori capacita' e risorse.

"Dal 1995 al 2006 – si legge nel documento – l'Italia ha accumulato nei confronti dell'Europa un saldo negativo di 30,3 miliardi di euro. Solo nel 2007 i contributi italiani versati alla Ue si sono attestati a 13,8 miliardi euro, tanto da piazzare il nostro Paese al terzo posto per incidenza sul totale delle entrate dopo la Germania (20%) e la Francia (16,9%), ma le risorse accreditate all'Italia dall'Unione sono state inferiori di 3,5 miliardi di euro. Non solo, dei finanziamenti ricevuti nel biennio 2006-2007 le regioni del Mezzogiorno rischiano di perdere circa 9,3 miliardi di euro "a causa – dichiara il Presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara – dell'incapacita' di attivare le procedure adeguate in un apparato estremamente burocratizzato come il nostro, della scarsa propensione a fare rete tra gli Enti Locali, della mancanza di una diffusa informazione presso i cittadini sull'esistenza dei fondi comunitari, dei mille cavilli tra i quali gli stessi fruitori dei finanziamenti devono districarsi".

Si tratta di una cifra, osserva, che "da sola coprirebbe una Finanziaria e che fa dell'Italia il paese meno virtuoso dell'Ue in questo settore. L'affannosa ricerca di risorse e le ipotesi piu' disparate per affrontare la crisi economica, che contraddistinguono il lavoro delle forze politiche degli ultimi mesi – suggierisce quindi Fara – potrebbero dunque trovare maggiore riscontro, e piu' senso, se incanalate verso la risoluzione di un cosi' evidente spreco, indirizzando energie e mezzi per ovviare a questa 'distrazione' tutta italiana".

"Insomma – precisa il Professore – una maggiore capacita' di spesa dei fondi, che altro non sono che soldi nostri, contribuirebbe innegabilmente a riattivare diversi settori dell'economia, a creare occupazione, a sostenere l'imprenditoria e rianimare il settore della formazione, dell'istruzione e della ricerca penalizzati dalle ultime manovre Finanziarie".

Il confronto tra il contributo al Bilancio dell'Unione Europea e i finanziamenti da quest'ultima erogati per programmi di sviluppo economico, crescita occupazionale, sostegno all'imprenditoria, evidenzia come "negli ultimi 12 anni l'Italia sia stata un 'contribuente netto', con un saldo negativo tra risorse messe a disposizione e risorse accreditate dall'Unione Europea: rispettivamente 135,3 e 105 miliardi di euro (-30,3 mld di euro)".

A fronte di un incremento dei contributi al Bilancio dell'Unione Europea di "oltre 10,6 miliardi di euro tra il biennio 1995-1996 e il biennio 2005-2006 (+61,4%, con una crescita media annua di 2,1 miliardi di euro), gli accrediti dell'Unione Europea all'Italia sono aumentati solamente di 6,7 miliardi di euro (+51,2%), con il conseguente peggioramento del saldo negativo, quasi raddoppiato in 12 anni (da -4,2 miliardi di euro del biennio 1995-1996 a -8,2 miliardi di euro del biennio 2005-2006)".

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