Caso Cucchi, il padre: “In ospedale parlarono di condizioni tranquille”

"In tribunale era evidente che aveva già qualcosa"
News Nazionali
Roma, 2 nov. – (Adnkronos) – "Quando ho visto mio figlio durante l'udienza in tribunale, è entrato in aula con il viso gonfio e con dei segni neri sotto gli occhi. Era circondato dai carabinieri e io ho avuto modo di salutarlo solo al'inizio e alla fine ed era evidente che aveva già qualcosa, ma niente a che vedere con quello che abbiamo visto al momento della morte in obitorio". E' quanto dichiara Giovanni Cucchi, padre di Stefano, il ragazzo morto in carcere a 31 anni il 22 ottobre scorso, intervistato a 'Mattino Cinque' insieme a sua figlia.

"Quando mio figlio è stato ricoverato in ospedale Bertini – prosegue – noi ci siamo precipitati e quando abbiamo chiesto quando potevamo parlare con i medici per sapere le condizioni di Stefano, il piantone ci ha detto di tornare lunedi' dalle 12-00 alle 14.00 perche' prima non avremmo trovato nessun medico. Dopo aver passato la domenica con comprensibile angoscia lunedi' ci siamo presentati e una sovrintendente ci ha detto che per parlare con i medici serviva un permesso da Regina Coeli e che quindi saremmo dovuti tornare domani, ma che le condizioni di Stefano erano 'tranquille'".

"A mezzogiorno del giorno successivo – racconta la madre – ci hanno chiamato i carabinieri per dirci che nostro figlio era morto".

La sorella di Stefano parla della morte del fratello come un caso di malasanita' e dichiara: "Io ritengo che ci sia una colpa gravissima da parte dei medici perche' mio fratello era in una struttura medica quindi, al di là del fatto che loro stanno dichiarando, e cioe' che Stefano rifiutava di curarsi e di alimentarsi, comunque si trovava in una struttura medica e non e' possibile che sia morto disidratato".

"Chiedo, inoltre, che cessino le voci su mio fratello in rispetto della sua famiglia e della memoria di Stefano – prosegue la sorella – In questa vicenda sono stati violati tutti i diritti fondamentali dell'essere umano, a partire dal diritto a difendersi, perche' mio fratello aveva chiesto il nostro legale di famiglia e invece si e' trovato in tribunale l'avvocato di ufficio, fino al diritto del malato di essere assistito dai propri cari in punto di morte".

Intanto, il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha spiegato di aver "fiducia in riscontri rapidi che chiariscano ogni aspetto delle circostanze di questa morte. Spero che gia' nelle prossime ore si possa giungere a qualche bagliore di verita' e a qualche elemento certo, che ci metta nelle condizioni di scoprire cosa e' accaduto". Ospite della rubrica di Maurizio Belpietro 'La Telefonata', a 'Mattino 5', il ministro spiega di aver "avviato immediatamente un'inchiesta amministrativa che e' l'unica che io possa direttamente disporre. Non ho i poteri della magistratura, non posso fare indagini come quelle dei magistrati. Ma ho chiamato il procuratore della Repubblica di Roma nei giorni scorsi – aggiunge – per confermargli il nostro pieno appoggio e raccomandare il massimo impegno. Ma non aveva bisogno di sollecitazioni".

"I nostri – ha sottolineato il Guardasigilli – sono e devono rimanere Istituti di pena degni di una grande democrazia liberale, dove non e' ammesso nulla di cio' che in questa fase viene sospettato. Ecco perche' aspettiamo l'esito delle indagini, che mi auguro siano molto rapide, per avere ogni chiarimento su quanto e' accaduto. Mi riferisco – ha concluso – sia all'inchiesta amministrativa, sia a quella giudiziaria, che ritengo sia stata assolutamente celere e solerte".

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