Fini: “Il vero premier è Bossi. Processo breve? Una vergogna”

E' quanto sostiene il presidente della Camera e leader di Fli Gianfranco Fini ospite di 'Porta a Porta'
News Nazionali

Roma, 3 mar. – (Adnkronos/Ign) – Il vero premier non Berlusconi ma Bossi. E’ quanto sostiene il presidente della Camera e leader di Fli Gianfranco Fini ospite di ‘Porta a Porta’. “Oggi non c’e’ piu’ nella maggioranza un Fini che contrasti quelle proposte della Lega che appaiano in contrasto con l’unita’ nazionale. Ma il problema non e’ Bossi, e’ Berlusconi: Bossi e’ il dominus, e’ il vero presidente del Consiglio, non Berlusconi”. Lo ha detto

Poi, a proposito di quello che sara’ il suo atteggiamento dell’ufficio di presidenza di Montecitorio, chiamato a pronunciarsi sul conflitto di attribuzione in merito al caso Ruby, Fini annuncia: “Il mio personale parere non sara’ espresso perche’ tutti sanno che il presidente della Camera non vota”.

In merito alla vicenda della casa di An a Montecarlo, rispondendo alla domanda di Bruno Vespa se si sia sentito “ingannato” dal cognato Giancarlo Tulliani, il leader Fli è tranquillo: “Fra qualche giorno si pronuncera’ la magistratura e arrivera’ anche la parola fine a questa storia”.

Sulle riforme, il presidente della Camera afferma che “ieri il governo ha preso una decisione saggia con la decisione di prorogare di quattro mesi il provvedimento sul federalismo regionale. E’ una decisione che allunga la legislatura”. Fini aggiunge che “se la legislatura va avanti e’ giusto pero’ domandarsi quando arrivera’ il federalismo istituzionale con una Camera che rappresenti le autonomie e i territori”.

Il leader di Fli afferma inoltre che “se la legislatura dura come pare, fino al 2013, usiamo questi mesi per una condivisione tra maggioranza e opposizione per riformare l’assetto del nostro Parlamento, compresa pero’ una riforma della legge elettorale. E, lo dico maliziosamente, credo che per questo Berlusconi dira’ di no”. Per Fini, comunque, la riforma del sistema parlamentare resta “la piu’ importante” da realizzare con la condivisione dell’opposizione.

Critiche al governo arrivano però sul versante della giustizia. Fini torna a ribadire la sua convinzione che la prescrizione breve sarebbe “un’autentica vergogna” lesiva dei diritti delle parti lese. “Spero che la prossima settimana il Consiglio dei ministri si occupi di problemi che stanno davvero a cuore degli italiani, come la situazione economica o la disoccupazione giovanile”. E aggiunge: “Per me e’ una medaglia quando Berlusconi afferma che certe cose non si sono riuscite a fare perche’ c’era Fini…”.

Il presidente delal Camera affronta poi il nodo delle alleanze in vista delle consultazioni di primavera. Quelle che si terranno a maggio sono elezioni amministrative “per il governo delle citta’ e non e’ che ne dipenda l’avvenire dell’Italia”. “Ci stiamo orientando per scelte autenticamente di carattere civico” sottolinea il leader di Fli, mettendo in oltre in rilievo che specie in una contesa legata alla guida e al buongoverno delle citta’ bisogna uscire dalla logica del derby pro o contro Berlusconi.

Fini non nasconde una certa irritazione quando Bruno Vespa gli chiede se Fli escluda a priori di appoggiare un candidato del centrodestra. “Lei offende la mia intelligenza. Ma le pare che possiamo avere dubbi su questo? Quale sarebbe la pregiudiziale, di carattere ideologico, magari etnico? La scelta non puo’ che essere collegata al programma. Poi, certo, dipende dalla qualita’ dei candidati. Vedremo: se ci sara’ qualche pregiudicato, beh, puo’ stare certo che li’ ci sara’ una pregiudiziale e Fli quel candidato non lo votera’”.

Un’ultima stoccata al premier Fini la riserva sulla vicenda della Libia. Mentre a Muammar Gheddafi venivano offerti “i tappeti rossi e addirittura, come ha ricordato lui stesso, Berlusconi gli ha baciato la mano neanche fosse un’eminenza” della Chiesa cattolica, “io a Gheddafi ho chiuso in faccia le porte di Montecitorio” afferma la terza carica dello Stato, secondo cui il problema e’ che “c’e’ stato un eccesso di realpolitik” e ora rispetto a questo “satrapo sanguinario” si tratta di “cercare di tamponare una emergenza e di aiutare i libici a uscire dalla tirannia”.

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