Haiti distrutta, centomila morti. Fiato sospeso per gli italiani, Gigliola Martino la prima vittima

Il drammatico racconto del figlio: 'Era sotto le macerie, stava scappando quando il tetto è crollato'
News Nazionali

Port-au-Prince, 15 gen. (Adnkronos/Ign) – Sono saliti a circa 130 "gli italiani che si sono manifestati e che stanno bene". A dirlo al Tg1 è stato il vice capo del servizio stampa della Farnesina, Aldo Amati, secondo cui continuano intanto ad Haiti le ricerche degli italiani, alcune decine, che "ancora mancano all'appello". "Il nostro funzionario dell'Unità di crisi sul posto sta controllando negli alberghi crollati e verificando se ci sono nostri connazionali", ha aggiunto Amati.

Intanto, si registra la prima vittima italiana ancora non confermata però dalla Farnesina. ''Gigliola Martino, 70 anni, nata a Port au Prince da genitori italiani è la prima vittima 'italiana' del tremendo terremoto che ha distrutto Haiti'', rivela 'La Gente d'Italia', il quotidiano d'informazione indipendente diretto da Mimmo Porpiglia, già console onorario di Haiti in Italia. Gigliola Martino, racconta il quotidiano on line in un articolo firmato da Margareth Porpiglia, ''è morta nell'unico ospedale della capitale sfuggito al sisma, per le gravi ferite riportate nel crollo della sua abitazione. Il figlio, Riccardo Vitello e il cugino Leone Vitello, nelle ore successive al sisma, erano corsi da lei a Bourdon, il quartiere residenziale che confina con Petionville, abitato prevalentemente da italiani, diventato oggi un cumulo di macerie: l'ambasciata francese, l'hotel Cristoph, la sede distaccata della Minusta, le residenze dei Caprio, dei Martino, dei Riccardi, dei Cianciulli, dei De Matteis, dei Vitiello…non esistono più…Gigliola Martino viveva da sola con due persone di servizio, una badante e un garzone''.

"Siamo scappati subito da lei, viviamo vicini e il nostro primo pensiero è stato quello di raggiungerla – racconta tra i singhiozzi Riccardo Vitello, commerciante, terzo figlio di Gigliola -. Arrivati sul posto abbiamo cominciato a chiamarla, e solo dopo numerosi tentativi abbiamo sentito la sua voce… un sollievo. Era sotto le macerie, in prossimità della porta, stava scappando quando il tetto è crollato. Abbiamo cominciato a scavare con bastoni, pale…con le mani. A fatica siamo riusciti ad estrarla dalle macerie. Le sue condizioni erano gravissime, aveva perso un braccio e la gamba destra era dilaniata…L'abbiamo portata subito all'ospedale…Ma non ce'ha fatta…''

''Figlia di Aida Fiore e Nicola Martino, Gigliola – racconta 'la Gente d'Italia' -non aveva voluto lasciare il paese neppure all'indomani della morte del marito Guy, barbaramente assassinato da quella stessa banda di delinquenti che il 7 agosto del 2006 l'aveva rapita all'alba, nella sua casa. Un sequestro a scopo di estorsione, ad opera di gang che ancora oggi infestano l'isola caraibica. Aveva resistito a tanti dolori Gigliola, prima la morte del figlio primogenito, scomparso per una malattia, poi quella del fratello Nicolas e infine l'uccisione del marito. Aveva resistito e non voleva lasciare il suo paese. Si occupava, dei suoi affari, nonostante l'età avanzata. Insieme con il figlio Riccardo, infatti, era proprietaria di un'impresa di pulizie''.

''Conosciutissima nella comunità francese ed haitiana, Gigliola Martino era una delle ultime italiane di Haiti – scrive 'la Gente d'Italia '-. Un'italiana vera che continuava a parlare la lingua di Dante. Che faceva ancora la pasta in casa, che cucinava il ragù la domenica…Esponente di una delle due famiglie di oriundi più importanti dell'isola caraibica, i Caprio e i Martino presenti ad Haiti da oltre un secolo. Arrivarono insieme a Port-Au-Prince ai primi del 1900, Ernesto Caprio e Gennarino Martino. Dalla lontanissima Teora, piccolo centro della provincia di Avellino. E ad Haiti, insieme, hanno costruito fabbriche, hanno aperto banche, hanno dato lavoro a migliaia di haitiani contribuendo fortemente al progresso economico e culturale del paese.

Vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità di Aosta Sera? Iscriviti alla nostra newsletter.

Articoli Correlati

Fai già parte
della community di Aostasera?

oppure scopri come farne parte