In Italia sempre più figli della provetta. Ma è boom per le gravidanze a tre bebè

Arrivano in Parlamento i numeri della relazione annuale sulla legge 40: crescono da 43 mila a oltre 55 mila le aspiranti mamme che si sono rivolti ai 342 centri di procreazione assistita. Ma le gravidanze con trigemine toccano picchi superiori alla media
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Roma, 27 mar. (Adnkronos Salute) – A dispetto del turismo procreativo, aumentano le coppie italiane che scelgono le provette 'tricolori'. Cresce, infatti, il numero di aspiranti mamme e papà che si sono rivolti ai 342 centri di procreazione medicalmente assistita distribuiti lungo lo Stivale, passando dalle 43.024 coppie del 2005 alle 55.437 del 2007. Aumentano anche i bebé. Sulle 9.884 gravidanze monitorate nel 2007, si contano 9.137 nati vivi, tenendo conto, però, che non tutte le informazioni sulle nascite giungono poi a destinazione. Nel 2005, invece, i fiocchi affissi alle porte erano state 4.940, a fronte di 5.392 gravidanze seguite.

Ma qualche cattiva notizia, dai dati della Relazione annuale sullo stato di attuazione della legge 40 che verrà inviata oggi al Parlamento, non manca. Le gravidanze trigemine toccano picchi superiori alla media europea: 3,5% a fronte di una media dello 0,8% nel Vecchio Continente, con un'ampia forbice tra i diversi centri. L'Italia se la cava meglio, invece, con le gravidanze gemellari 'semplici': la media italiana è del 18,7%, mentre quella europea si attesta al 21%.

La percentuale di gravidanze relative al trasferimento embrionale, vale a dire dalla provetta all'utero, in Italia nel 2007 si attesta al 25,5%. Più bassa rispetto al resto d'Europa, riguardo alla quale, però, gli ultimi dati disponibili risalgono al 2005, con una percentuale del 30,3%.

Ma a 'rallentare' il Belpaese "contribuisce anche l'età delle donne che decidono di rivolgersi a un centro di Pma", tiene a precisare Giulia Scaravelli, direttore del Centro operativo legge 40 e del Registro nazionale Pma dell'Istituto superiore di sanità (Iss). L'età media, tra l'altro in aumento, delle italiane che accedono alla tecniche di fecondazione assistita è di 36 anni, contro i 33,8 anni delle europee.

Ma il nostro Paese se la cava decisamente meglio, come sottolineato dallo stesso sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, sulla percentuale di complicanze dovute a iperstimolazione ovarica necessaria per produrre ovuli da fecondare.

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