La criminalità al Sud costa 3,5 mld di euro l’anno, 5400 euro ad impresa

L'Ufficio Studi di Confcommercio ha stimato, attraverso un'elaborazione inedita e aggiornata al 2009, i costi effettivamente sostenuti dalle imprese in relazione alla criminalità.
News Nazionali

Roma, 23 feb. (Adnkronos) – La criminalità costa alle imprese meridionali 3,5 mld di euro l'anno, 5400 euro ad impresa. L'Ufficio Studi di Confcommercio ha stimato, attraverso un'elaborazione inedita e aggiornata al 2009, i costi effettivamente sostenuti dalle imprese in relazione alla criminalità – furti e rapine, usura e racket e le conseguenze collegate a questi eventi – sia in termini diretti (costo dell'evento e dell'eventuale ferimento subito) che indiretti (spese difensive).

Per i settori commercio e pubblici esercizi, tali costi ammontano nel Sud al 4,7% del valore aggiunto prodotto dal settore nel mezzogiorno, 2,1 mld di euro, quasi la metà del valore dei costi sostenuti in tutta Italia (5,2mld, il 2,5% del valore aggiunto). Un onere aggiuntivo in media pari a circa 3000 euro per impresa.

Se poi vengono sommati al costo dei fenomeni criminali precedentemente considerati (rapine, furti, racket e usura) quello della contraffazione e dell'abusivismo in termini di valore aggiunto dei settori commercio e pubblici esercizi, la perdita stimata ammonta ad una percentuale, nel Mezzogiorno, del 7,8%. Il costo medio per azienda, se si considera anche il ''peso'' della contraffazione, sale quindi nel Sud a quasi 5400 euro, per un ammontare complessivo di 3,5 mld di euro.

L'opinione degli stessi imprenditori, rilevata attraverso un sondaggio effettuato nel dicembre 2009 da Format per Confcommercio sull'impatto della criminalità, dell'abusivismo e della contraffazione sulla competitività delle piccole e medie imprese in Italia, conferma che i diversi aspetti nei quali si articola il fenomeno della criminalità incidono in maniera diversa sulle imprese nei vari territori e come alcuni fenomeni, e alcune condizioni di contesto, siano considerate maggiormente penalizzanti rispetto ad altre.

In particolare fra i fenomeni che le Pmi del meridione considerano incidere maggiormente sulla propria competitività sono stati evidenziati in modo molto più marcato rispetto alla media nazionale la contraffazione (per il 38,2% al Sud rispetto al 22,0% della media), o il degrado del territorio e delle aree urbane, indicato come vivaio e potente agente di sviluppo del disagio e della devianza sociale (indicato dal 36,7% delle imprese al Sud.).

Da non sottovalutare, fra i dati che evidenziano una significativa differenziazione fra dato italiano (42,2%) e meridionale (64,2%) la mancanza di infrastrutture del territorio come freno alla competitività, e lo sfruttamento del lavoro nero come effetto più grave della contraffazione (59% al Sud, 41,9% nazionale). Altrettanto significativo il fatto che nel Sud ci sia la percentuale più alta (31,2%) di imprenditori che hanno stimato in oltre il 5% dei propri ricavi i costi assunti per proteggersi dalla criminalità.

''La lotta alla criminalità organizzata sta facendo passi importanti e alcuni dei provvedimenti previsti dal Piano Antimafia recentemente varato dal Governo – l'istituzione di un' Agenzia per i beni sequestrati e confiscati, il potenziamento di desk interforze provinciali per l'aggressione dei beni dei mafiosi, a cui si accompagnera' l'istituzione di una sezione dedicata alla gestione dei beni aziendali dell'Albo nazionale degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati – possono costituire un mix efficace per sottrarre risorse economiche alla mafia purché siano rigidamente applicate tutte le procedure ed i controlli necessari a garantire che tali risorse entrino in un circolo virtuoso, a favore dell'economia ''sana'' e non ricadano nelle mani della malavita'', ha detto in audizione Luca Squeri presidente Commissione Sicurezza e Legalità di Confcommercio.

''La Confederazione – ha sottolineato Squeri – guarda con interesse alla proposta del Ministro dell'Interno Maroni di un Patto per la legalità con il sistema imprenditoriale italiano, purché tali accordi siano tarati sulle specificità territoriali e coinvolgano i diversi attori, partendo da tavoli di lavoro permanenti fra Prefetture, Questure, forze di polizia, imprenditori, istituzioni ed enti locali.''

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