Aosta, i crocifissi tornano nelle aule scolastiche. “Coinvolgeremo anche le scuole di intaglio”

Passa in consiglio comunale l'ordine del giorno della Lega Nord con 6 contrari, 14 favorevoli e 6 astenuti. Manfrin: "Non vogliamo fare battaglie di religione ma chiediamo che si attuino le leggi dello Stato".
Politica, Società

Confronto in punta di fioretto, oggi, in Consiglio comunale ad Aosta, sull’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Punta di fioretto duplice: sia quella etico/morale, sia quella normativa e giuridica.

L’ordine del giorno presentato dal consigliere della Lega Nord Andrea Manfrin parla chiaro: “Non vogliamo fare ‘battaglie di religione’ – ha spiegato – ma chiediamo che si attuino le leggi dello Stato. Il Regio decreto del 1928, mai abrogato, stabilisce che il crocifisso fa esposto anche nelle aule delle scuole medie, fattore di nuovo evidenziato nel ’67, nell’88 e nel 2006, e che vede il crocifisso come un oggetto che rappresenta la cultura e non la religione, che non lede il principio di laicità dello Stato ma che rappresenta tolleranza religiosa, dignità umana che si ritrova anche nella Costituzione”.

La risposta dell’assessore comunale ai Lavori Pubblici Valerio Lancerotto apre convintamente: “Il crocifisso – spiega – non discrimina ma è simbolo fulgido di non violenza, perdono, accoglienza, porte aperte e non chiuse, cose di cui c’è grande bisogno oggi. Proponiamo un emendamento, vista la sensibilità di ognuno e la delicatezza del tema inviando tale atto alle Istituzioni scolastiche che rende edotti sulla normativa nazionale vigente e coinvolgendo ed invitando le scuole di intaglio ad inviare quanto richiesto alle scuole”

Discorso chiuso? Tutt’altro, in dibattito generale, però, le differenze tra i consiglieri si fanno sempre più marcate: “In uno Stato laico che non prevede una religione di Stato – interviene Loris Sartore, Alpe – il crocifisso secondo me è un inammissibile privilegio per la religione cattolica. La Carta Costituzionale evidenzia invece principi di pari dignità sociale senza distinzione alcuna e libertà di professare la propria religione, nonché il principio che i pubblici uffici assicurino l’imparzialità dell’amministrazione”. Per Sara Dosio (SA) invece “Esporre non vuol dire imporre il proprio credo. Per noi italiani non è solo segno religioso ma ha molteplici significati”, mentre per Vincenzo Caminiti (UV) la questione è di tutt’altra natura: “Ognuno ha una sua coscienza cristiana e religiosa, ma qui facciamo anche politica e questo ordine del giorno è ovviamente una questione politica e non di coscienza personale, l’ennesima questione strumentale della Lega”. Luca Girasole (SA) invece stuzzica: “È davvero l’ennesima strumentalizzazione per mera propaganda. Il Regio Decreto prevedeva anche il ritratto del Re nelle scuole, qui non se ne fa cenno, cambiato poi con il ritratto del Presidente. Se non c’è uno scopo politico dietro perché non mettere anche ritratto Presidente della Repubblica in questo ordine del giorno?”.

Dalla sponda PD, per Pietro Verducci “I problemi della scuola sono altri”, mentre per il Sindaco Fulvio Centoz: “Su questi temi servono delle mediazioni, non mozioni strumentali per raggiungere i titoli dei giornali”. Dura anche Carola Carpinello, Altra VdA: “Qui entrano in gioco opportunismi, demagogia ed ipocrisia che trattano il crocifisso come un complemento d’arredo. Per la Lega è ancora una volta il pretesto per portare all’attenzione temi a loro cari e utili a rompere ‘sonnolenti resoconti consiliari’ e aizzare leoni da tastiera che non aspettano altro. Obiettivo raggiunto”.

Dalla Giunta, invece, la sponda al carroccio arriva da Carlo Marzi, assessore alle Finanze, che annuncia il suo voto a favore del provvedimento: “Il crocifisso nulla ha a che vedere con la religione, è un simbolo che richiama alla storia di un continente che ha visto nella libertà individuale la propria cultura, con basi di natura religiosa. Addirittura anche i tedeschi fanno valutazioni sui richiami storici/culturali che alle radici europee in momenti come questi nei quali serve un modello. La religione poi è cosa privata, ma è importante parlare del fatto di mettere nel luogo educativo per antonomasia un simbolo del genere, che porta con sé questi valori”.

Il voto, prevedibilmente, non è stato compatto: con 6 contrari (Sartore, Fedi di Alpe, Carpinello de L’Altra VdA, Crea, Verducci e Malacrinò del Pd) 14 favorevoli e 6 astenuti (Centoz, Caminiti dell’Uv, Lotto e Pradelli del M5S, Monteleone del Pd e Girasole di SA) l’ordine del giorno è approvato. 

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