«In Italia Regioni e Comuni hanno pagato e pagano un prezzo spropositato in "tagli" da parte di tutti i Governi che si sono succeduti sin dal primo "patto". Ora che si parla di sviluppo, dopo aver previsto una lunga austerità in una logica centralistica, alcune regole vanno cambiate in favore della democrazia locale, altrimenti non ci sarà nessuna ripartenza dell’economia».
E’ intervenuto così, sul tema della "Governance economica nell’Unione europea", il Capo della Delegazione italiana Luciano Caveri che ha partecipato ai lavori della Scuola di alta formazione sull’Europa, svoltasi nel fine settimana ad Ancona e organizzata dalla Presidenza dell’Assemblea legislativa della Regione Marche.
Nelle premesse Caveri ha manifestato il rischio che ormai si passi «dalla retorica europeistica del passato ad una retorica antieuropeista del presente, entrambe nocive, tenendo conto del fatto che il processo d’integrazione resta l’unico antidoto al ritorno della violenza in Europa nella logica di quella che un tempo si definiva la balcanizzazione». Caveri ha poi inquadrato la situazione: «Come in un pendolo, l’Unione europea oscilla fra due anime. La prima è lo Stato Sociale che va difeso a condizione di limitarne gli eccessi e combattere quell’evasione fiscale che non consente di finanziare correttamente alcuni servizi. La seconda è la logica di mercato, che prevede che liberalizzazioni e concorrenza abbiano nel pubblico l’autorità regolatrice contro ogni abuso».
L’appello finale è stato alla politica: «Spendere male i soldi e accrescere il deficit pubblico è non solo grave per le finanze pubbliche e per l’economia, ma è deprecabile sotto il profilo morale. L’Europa, in grave carenza di credibilità, può avere una rinnovata fiducia dei cittadini se la politica si dimostrerà autorevole contro la crisi in atto con una vera partecipazione democratica dei cittadini e degli eletti. Solo il federalismo può evitare una mortificazione del ruolo delle Regioni».
