Testolin frena le polemiche: “Le difese non si discutono fuori dai tribunali”

Testolin, come già fatto dai suoi legali, precisa poi che la questione è stata fraintesa: "L’eccezione difensiva relativa alla possibile incostituzionalità della norma sul limite dei mandati non riguarda tanto la disposizione in sé, quanto piuttosto l’interpretazione che ne danno i ricorrenti, che riteniamo non corretta.
Consiglio regionale elezione del presidente della regione giunta regionale testolin
Politica

Chi si aspettava un secondo round di polemiche sulla linea difensiva scelta dal Presidente della Regione in merito al limite dei mandati è rimasto deluso. Il question time del consigliere della Lega Corrado Bellora sfiora appena la questione, riportando invece al centro del dibattito la riforma della legge elettorale. Sulla stessa linea anche Renzo Testolin.

Dopo il silenzio della giornata precedente, il Presidente interviene in aula con toni misurati: “Rispetto ad altre prese di posizione sulla vicenda, condivido quanto evidenziato dall’interrogante, anche alla luce della sua lunga esperienza di avvocato: non è corretto discutere, fuori dal contesto giudiziario, le difese tecniche. Queste restano libere e sono formulate nell’interesse esclusivo delle parti assistite. Soprattutto, non possono essere utilizzate decontestualizzandole dal quadro complessivo della difesa o, peggio, strumentalizzate per alimentare la polemica politica”.

Testolin, come già fatto dai suoi legali, precisa poi che la questione è stata fraintesa: “L’eccezione difensiva relativa alla possibile incostituzionalità della norma sul limite dei mandati non riguarda tanto la disposizione in sé, quanto piuttosto l’interpretazione che ne danno i ricorrenti, che riteniamo non corretta. In caso contrario, si determinerebbe un contrasto con i principi costituzionali, come evidenziato anche nel parere pro veritate acquisito dal Consiglio regionale”. Su questa base, aggiunge, si è formato il convincimento dell’Assemblea che ha portato all’adozione dell’atto contestato, cioè l’elezione del Presidente della Regione.

Sulla riforma della legge elettorale, il Presidente sottolinea invece come il tema sia più ampio e non limitato alla sola questione dei mandati: “Potrebbe rappresentare un’occasione per avviare un confronto sulle riforme istituzionali, che richiede riflessioni approfondite per arrivare a soluzioni il più possibile condivise, capaci di garantire la stabilità del governo senza alterare l’equilibrio tra i poteri”.

Nella replica Bellora ha auspicato che “questa tempesta venuta fuori, diventi un’opportunità per far ripartire la riforma della legge elettorale”.

La minoranza lascia l’aula sull’approvazione delle leggi: “Serve un segnale in difesa dell’autonomia”

22 aprile ore 11.45

La minoranza si alza e abbandona l’aula. La maggioranza approva da sola così la legge regionale sull’adeguamento della rete regionale di radiocomunicazioni.

A spiegare la scelta è Marco Carrel, degli Autonomisti di Centro:
“Questa mattina non abbiamo avuto le risposte che ci aspettavamo. Siamo di fronte a una crisi che, se non è politica, non sta a noi definirlo. Non riteniamo opportuno approvare questa legge. Abbiamo preso atto che la Giunta impugna e richiede l’incostituzionalità delle leggi che approviamo; per questo crediamo sia opportuno lanciare un segnale. In difesa della nostra autonomia, usciamo su questa legge”.

Carrel ha invitato anche i consiglieri di maggioranza a seguire l’esempio dei colleghi di minoranza, “se condividono questa posizione”. Ma l’appello non è stato accolto.

Caso Testolin, le opposizioni all’attacco: “In gioco credibilità e autonomia”

22 aprile – ore 10.49

Il tribunale di Aosta non ha ancora aperto l’udienza sulla questione del limite dei mandati del presidente della Regione, ma in Consiglio Valle Renzo Testolin è già sul banco degli imputati. Con lui finisce nel mirino anche il suo partito, l’Union Valdôtaine.

Se in tribunale la linea difensiva è chiara, in aula il silenzio della maggioranza pesa. Nessuno, tra i diretti protagonisti, prende la parola: né il presidente né il gruppo del Leone Rampante. A spiegare la scelta è il vicepresidente della Regione, Luigi Bertschy: “Ci riserviamo di entrare nel merito di questo dibattito in un momento diverso, con il necessario distacco rispetto alla giornata di oggi. Come maggioranza, abbiamo scelto di rispettare l’attività dell’autorità giudiziaria. Non intendiamo sottrarci alla discussione: ci sarà modo e tempo per affrontarla. Dispiace però che alcuni interventi siano stati influenzati dalle interpretazioni di chi ha presentato il ricorso e da quanto riportato dalla stampa. Come voi, anche noi amiamo la nostra Regione e la nostra autonomia, e mai ci sogneremmo di metterle in discussione”.

Parole che però non riflettono il clima che si respira poco prima in aula, dove l’opposizione attacca duramente.

“Non siamo di fronte a una questione tecnica, ma a una questione politico-istituzionale di estrema gravità”, afferma Alberto Zucchi di Fratelli d’Italia. Nel mirino la scelta di incaricare l’Avvocatura regionale di sostenere una tesi difensiva su una vicenda personale. “Se fosse davvero nell’interesse dell’ente, perché il Presidente non ha partecipato al voto? Nei conflitti di interesse ci si astiene. Qui invece si evita la responsabilità politica”. Zucchi definisce poi la linea difensiva — che arriva a ipotizzare l’incostituzionalità della legge regionale — “una macchia profonda e indelebile”, che mette in dubbio la credibilità del presidente. E attacca anche il partito: “Chi ha fatto della difesa dell’autonomia la propria identità non può mettere in discussione una legge regionale per tutelare una posizione personale. Ci sono limiti che non possono essere superati, e sono stati superati”.

Sulla stessa linea Fulvio Centoz del Pd, che riporta la questione sul piano politico e chiama direttamente in causa l’Union Valdôtaine: “L’UV aveva due strade, entrambe dignitose: abrogare il limite dei mandati assumendosi la responsabilità politica, oppure rispettarlo e scegliere altre figure. Non ha fatto né l’una né l’altra”. Un richiamo esplicito ai vertici del partito, con l’invito a scegliere tra la tenuta del governo e il principio della limitazione del potere.

Ancora più duro Corrado Bellora della Lega Vda, che definisce la scelta “politicamente vergognosa”: “Essere autonomisti significa difendere l’autonomia. Non si può chiedere allo Stato di cancellare una propria legge per salvare una posizione. È una contraddizione evidente”. Il rischio, per Bellora, è quello di svuotare dall’interno il principio stesso di autonomia.

A parlare di “uno dei giorni più tristi degli ultimi 80 anni” è invece Marco Carrel degli Autonomisti di Centro: “Questa aula è il cuore dell’autonomia valdostana. Qui si arriva a mettere in discussione una legge che questo Consiglio ha voluto e approvato. Testolin non è solo un cittadino, è il Presidente della Regione: le sue scelte hanno un peso istituzionale”.

Per Eleonora Baccini de La Renaissance: “Che messaggio si dà ai cittadini? Che le regole valgono finché non toccano chi governa? Che una legge può essere messa in discussione non perché ingiusta per tutti, ma perché scomoda per qualcuno? Questo non è un buon segnale.”

Sulla stessa linea anche Andrea Campotaro di AVS, che parla di “precedente pesantissimo”: “Si chiede di annullare una legge per non applicarla al caso concreto. È una posizione che indebolisce le fondamenta dell’autonomia e rappresenta una confessione di incapacità politica”. Critiche anche alla gestione istituzionale della vicenda, con l’accusa alla Presidenza del Consiglio di non aver assunto una posizione netta e di non aver fermato la tesi difensiva che chiama in causa la Consulta.

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“Marcata riserva” del Presidente del Consiglio Valle sulla questione di legittimità costituzionale

Aggravi ()
Aggravi ()

22 aprile 2026

Prudenza, rispetto dei ruoli e attenzione agli equilibri istituzionali. È questa la linea indicata dalla Presidenza del Consiglio regionale della Valle d’Aosta in risposta alla nota inviata il 16 aprile dal gruppo consiliare Fratelli d’Italia sul ricorso contro l’elezione del Presidente, in discussione questa mattina in via Ollietti ad Aosta.

Nella replica, il presidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi prende atto delle osservazioni avanzate dai consiglieri, riconoscendo la delicatezza della questione, che chiama in causa “il ruolo del Consiglio Valle, la dignità dell’Assemblea legislativa e la tutela delle prerogative riconosciute nell’ambito dell’Autonomia speciale”.

Allo stesso tempo, viene chiarito che, allo stato attuale, non è opportuno assumere posizioni definitive. “Non sarebbe coerente con la funzione di garanzia propria della Presidenza formulare valutazioni o iniziative senza una piena conoscenza dei fatti e degli atti rilevanti”, si legge nella nota, che sottolinea la necessità di basare ogni eventuale decisione su elementi formali e nel rispetto delle competenze istituzionali.

Non manca però una riflessione sul piano politico. La Presidenza esprime infatti “una marcata riserva” rispetto all’ipotesi che la questione di legittimità costituzionale della normativa regionale venga richiamata nella memoria difensiva della Regione. Un’impostazione che, viene evidenziato, potrebbe sollevare interrogativi sulla coerenza istituzionale, considerando il ruolo avuto dallo stesso legislatore regionale nell’approvazione della legge elettorale.

Il tema, sottolinea Aggravi, tocca aspetti particolarmente sensibili: “Su questioni che incidono sugli equilibri istituzionali e sul significato dell’Autonomia speciale, le valutazioni tecniche devono essere considerate anche nei loro riflessi politici e ordinamentali”.

Nel documento si evidenzia inoltre come anche alcune argomentazioni contenute nel ricorso possano prestarsi a letture critiche, in particolare laddove sembrano avvicinare la normativa regionale a quella statale, con possibili ripercussioni sulla valorizzazione della specificità autonomistica valdostana.

Un ulteriore elemento richiamato riguarda lo svolgimento della procedura elettiva. Il Presidente del Consiglio Valle ricorda che i soggetti che oggi hanno presentato ricorso avevano partecipato pienamente all’elezione del Presidente della Regione, intervenendo nel dibattito e prendendo parte al voto a scrutinio segreto, senza sollevare contestazioni formali, in particolare nella fase dello spoglio. Si tratta di aspetti che, pur non esaurendo il quadro giuridico, “concorrono a definire il contesto complessivo della vicenda” e che saranno inevitabilmente tenuti in considerazione.

Alla luce di tutto questo, la linea resta quella della cautela: la Presidenza del Consiglio Valle conferma “un atteggiamento di rigorosa prudenza istituzionale“, riservandosi eventuali valutazioni o iniziative solo dopo l’evoluzione del procedimento e alla luce di elementi certi.

Resta ferma, conclude la nota, “la massima attenzione a ogni profilo che possa incidere sulla dignità, sul ruolo e sulle prerogative del Consiglio Valle”.

“Se le leggi valgono solo finché sono convenienti allora non esiste più credibilità nelle istituzioni”

18 aprile 2026

“Non siamo di fronte a una semplice questione giuridica. Siamo di fronte a un passaggio che tocca direttamente la credibilità dell’autonomia valdostana”. Ad intervenire oggi s  è il consigliere regionale Marco Carrel.

“La scelta – spiega Carrel – sostenuta dagli avvocati su mandato del Presidente Testolin e della Giunta Regionale – di ipotizzare il ricorso alla Corte costituzionale contro una legge regionale-rappresenta un fatto di estrema gravità. È un vulnus alla difesa delle prerogative autonomistiche della Valle d’Aosta. Si arriva al paradosso di una Regione Autonoma che mette in discussione una propria legge, in una materia, ricordiamolo, dove abbiamo competenza primaria, indebolendo sé stessa e utilizzando l’autonomia contro l’autonomia”.

Pur non condividendo in toto la legge, secondo Marco Carrel nel 2007 il Consiglio regionale fece “una scelta politica chiara: non introdurre l’elezione diretta del Presidente e costruire un sistema fondato sull’equilibrio consiliare, accompagnato da limiti al potere esecutivo, tra cui quello dei mandati. Quella legge non è un dettaglio tecnico. È il frutto di una precisa visione istituzionale, che possiamo condividere o meno ma rimane un punto fuori discussione. Ancora più significativo è il dato politico: quella legge fu sostenuta e costruita dallo stesso Movimento di cui fa parte l’attuale Presidente”.

Oggi, secondo Carrel, si assiste a un rovesciamento di quella impostazione. “Mettere in discussione quella legge, e farlo ipotizzando un passaggio davanti alla Corte costituzionale, significa negare una scelta politica consapevole, svuotare di significato l’autonomia legislativa regionale e trasformare una regola in un ostacolo da aggirare. E fatto ancora più destabilizzante è farlo nel momento in cui la norma tocca direttamente gli interessi di un eletto che si trova a capo di una maggioranza regionale. Non è una correzione tecnica. È una rottura politica”.

Carrel ricorda inoltre che quella del 2007 “fu certamente una legge fatta per un motivo chiaro che tutti sappiamo: evitare ad Augusto Rollandin di Governare per troppo tempo. Eppure lui quella legge la rispettò senza metterla in discussione”.

Tanti sono gli interrogativi lanciati da Carrel. “Perché chi Governa la nostra Regione invece di andare davanti ad un giudice per chiedere l’incostituzionalità di una norma non propone e approva una norma diversa? Perché la politica, dopo 17 anni, deve chiedere al giudice se una norma che essa stessa ha scritto, facendo prevalere le sue prerogative, è costituzionale? Perché un Governo che si definisce autonomista vuole di fatto impugnare una sua legge rinunciando alla nostra autonomia? Perché se le leggi valgono solo finché sono convenienti, allora non esiste più certezza del diritto, non esiste più autonomia, non esiste più credibilità delle istituzioni. Chi ritiene che quel modello non sia più adeguato lo dica apertamente e si assuma la responsabilità di cambiarlo nel rispetto delle regole”.

 

Limite mandati, Fratelli d’Italia chiede ad Aggravi di tutelare il Consiglio regionale

Valutare un intervento “in tutte le forme istituzionalmente più opportune, comprese eventuali azioni legali, a tutela del ruolo, della dignità e dell’autonomia del Consiglio regionale”. È quanto chiedono al presidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Valle d’Aosta, in relazione alla costituzione in giudizio della Regione nel ricorso promosso da Alleanza Verdi Sinistra sulla questione del limite dei mandati.

Nel mirino finisce in particolare la scelta di sollevare una questione di legittimità costituzionale sulla legge regionale, una tesi difensiva che il gruppo definisce “politicamente e istituzionalmente gravissima”.

Secondo i consiglieri di Fratelli d’Italia Valle d’Aosta, una simile impostazione finirebbe per colpire non solo “la dignità e l’autorevolezza” del Consiglio Valle, ma anche le prerogative fondamentali della Regione.

Per FdI, sotto questo profilo, risulta “difficilmente comprensibile e politicamente non accettabile che strutture e risorse dell’amministrazione regionale, anziché presidiare senza ambiguità la legge regionale vigente e il ruolo del Consiglio che l’ha approvata, possano concorrere a trasformare un contenzioso personale del presidente in un passaggio che indebolisce il fondamento normativo e istituzionale dell’autonomia speciale valdostana”.

Una scelta che, sempre secondo Fratelli d’Italia, rischia così di assumere “un oggettivo significato di delegittimazione del Consiglio regionale nel suo complesso”, oltre a costituire “un inaccettabile precedente”.

Testolin e la legge regionale contestata, si apre il nodo politico sull’autonomia

16 aprile 2025

di Silvia Savoye

Consiglio regionale elezione del presidente della regione giunta regionale testolin
Consiglio regionale elezione del presidente della regione giunta regionale testolin

Sarà una giornata particolarmente impegnativa quella di mercoledì 22 aprile per il presidente della Regione Renzo Testolin, chiamato a difendersi su due fronti diversi. In via Ollietti, a Palazzo di Giustizia, dovrà giustificare la scelta di far parte, per la quarta volta consecutiva, di una Giunta regionale. In piazza Deffeyes, in Consiglio Valle, invece, sarà chiamato a spiegare davanti ai colleghi — compresi quelli della maggioranza — perché la sua linea difensiva si fondi anche sulla richiesta di sollevare una questione di legittimità costituzionale su una legge regionale.

Un passaggio piuttosto insolito, considerando che di norma a impugnare davanti alla Consulta le leggi regionali è il Governo nazionale, non la stessa Regione che quella legge l’ha scritta e approvata.

All’ordine del giorno della seduta del 22 e 23 aprile risulta al momento iscritta una sola iniziativa sul tema della costituzione in giudizio della Regione, presentata dal Pd. Ma è probabile, viste le tensioni che in queste ore attraversano i corridoi di Palazzo regionale, che se ne aggiungano altre.

A sottolineare oggi la particolarità della strategia portata avanti dal secondo piano di piazza Deffeyes è anche il deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì, che sulla sua pagina Facebook attacca il presidente della Regione sostenendo che, “per salvare se stesso”, sarebbe “il primo a mettere in discussione le prerogative dell’autonomia”.

Urzì richiama la riforma dello Statuto del Trentino-Alto Adige, “realizzata grazie al ruolo di garanzia di Fratelli d’Italia”, ricordando come un analogo percorso avrebbe potuto essere avviato anche per la Valle d’Aosta. “Ma scopro che nel frattempo il presidente di quella Regione intende inserirsi in un contenzioso sulla sua eleggibilità a presidente per fare dichiarare incostituzionale una legge dell’autonomia. Non è mai successo prima, perlomeno per un esponente dell’Union Valdôtaine: semmai è lo Stato che ricorre contro una legge della Regione autonoma. Funziona così anche da noi a Bolzano e Trento”, scrive Urzì.

Secondo il deputato di Fratelli d’Italia, una simile scelta rischia di compromettere la credibilità di Testolin come interlocutore sul dossier della riforma dello Statuto valdostano.

“È una contraddizione in termini: non puoi dichiararti interessato, per propaganda, a rafforzare lo Statuto di autonomia e poi, quando ti riguarda sul piano personale, picconare la legislazione regionale chiedendo che sia la Corte costituzionale a fare il lavoro sporco. – scrive ancora Urzì.  Peraltro per silurare una legge approvata dal tuo partito, l’Union Valdôtaine, e che guarda caso ti riguarda personalmente, visto che attiene al limite dei mandati. Non si può pensare di affidare l’interlocuzione sull’autonomia valdostana a chi la mette in discussione”.

8 risposte

  1. Attenzione miei cari politici, se invece di perseguire un ideale comune al gruppo di appartenenza si coltivano ambizioni personali appoggiati da gruppi di potere economici, si può facilmente sconfinare nell’oligarchia, senza nemmeno accorgersene.

  2. La prova provata che per questi dell’Union l’autonomia è solo una bandiera simbolica da sventolare quando fa comodo e da bruciare quando diventa scomoda per i propri interessi.
    Che figuraccia infame!

    Questi son lì unicamente per fare gli affaracci loro, non certo quello dei valdostani e chi gli crede è un boccalone all’ultimo stadio..

  3. Che bella cosa: una delle poche competenze che la Regione VdA può gestire senza che Roma metta il becco contestata dal Presidente della Regione!! Se inizi contestare costituzionanlentne leggi che sono di competenza primaria della propria regione autonoma, allora dai l’assist allo Stato Centrale non solo a non darti più autonomia potenziando lo Statuto Speciale, ma potrebbe anche osare di declassare lo statuto della Regione da Speciale a Ordinario “per sopravvenuta incapacità gestionale”. Mentre a Trento e Bolzano stanno per avere un livello di autonomia assurdo, processo già inziato dagli anni ’70 (gestione e assunzione autonoma di personale scolastico e dirigenziale senza aspettare i bandi e tempi del MIM ad esempio), in Valle d’Aosta si fanno le pantomine brutte che fanno i politici di basso livello a palazzo Chigi e palazzo Madama. Con che risultato? Non riuscire a ottenere con il minimo sindacale di decreti attuativi da portarci almeno al livello di Trento di Bolzano, e non procedere a ridiscutere lo Statuto Speciale più perfomante e che ci porti al livello di Automia che Chabod&co. ambivano dopo la firma dello Statuto Speciale nel 1948. Ergo: a forza di fare ste cavolate i politici co condanneranno non solo ad avere una regione autonoma con un Statuto Speciale quasi inapplicabile e azzoppato, ma rischiamo pure di finire a essere declassati a regione ordinaria e doverci riprendere con fatica estrema l’autonomia attrevaerso quella legge nazionale complicata chiamata Autonomia DIfferenziata: con Trento, Bolzano e Friuli che ci umilieranno, denigreranno e prenderano per i fondelli fino all’estinzione dell’umanità sulla Terra. E intanto siamo l’unica Regione Autonoma d’Italia che non sta approfittando dell’Autonomia Differenziata per potenziare del nostro Statuto Speciale e darci un’autonomia molto maggiore rispetto allo Stato Centrale….

    1. Si chiama sfiducia costruttiva: Consiglio Valle talmente pigro che prefrriscono due parole italiane e non avere la parola in francese e patois.

  4. Il nostro presidente di regione mi sembra perfettamente allineato al pensiero di alcuni grandi statisti.
    Se esiste una legge che non mi permette di fare quello che voglio la cambio.

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