La politica regionale non interessa un quarto dei valdostani

La disaffezione dei valdostani per le elezioni regionali cresce. Ieri, domenica 25 maggio, solo il 74,27% degli aventi diritto al voto è andato a votare. Il dato, guardato diversamente, significa che il 26% circa - 1 su 4 - ha deciso di rimanere a casa.
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Si dice che le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale siano le consultazioni più sentite dai cittadini valdostani. Molto più, ad esempio, delle politiche. Si dice anche che al popolo valdostano piaccia votare. Che nella comunità siano avvertiti fortemente il diritto e il dovere di esprimersi nelle urne. E che le elezioni regionali siano il contesto democratico in cui l'elettore si sente più coinvolto, in grado di incidere e di determinare con il suo voto il futuro parlamento e il futuro governo della Regione.

Si dice. I numeri, però, dicono tutt'altro. La disaffezione dei valdostani per le elezioni regionali cresce. Ieri, domenica 25 maggio, solo il 74,27% degli aventi diritto al voto è andato a votare. Guardato diversamente significa che il 26% circa – 1 valdostano su 4 – ha deciso di rimanere a casa, di non dare la propria preferenza a nessuna lista e a nessuna coalizione. Ha deciso che non vale la pena partecipare.

Il dato è di circa tre punti inferiore a quello registrato nel 2003, quando votò il 77,18% dei valdostani. Il quadro è ancora più sconfortante se confrontato con le consultazioni elettorali del 1998 quando l'affluenza toccò quota 81,94%. Ora le diverse forze politiche dovranno prendere in considerazione questo dato, dovranno interrogarsi, tentare dare qualche risposta, capire i contorni di questo fenomeno e mettere in campo soluzioni che riportino i valdostani vicino alla politica. Questo per il bene della democrazia valdostana.

 

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