Lancerotto spiega le sue dimissioni da Assessore: “È venuto meno il gioco di squadra”

Valerio Lancerotto, dopo aver lasciato la poltrona da Assessore ai Lavori pubblici di Aosta racconta la sua scelta: "Da quest’estate ho sentito venire meno il gioco di squadra in giunta, sono mancate le sinergie tra di noi".
Valerio Lancerotto consigliere comunale Uv
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Ha il telefono “rovente”, in questi giorni, e alle chiamate preferisce prendere un caffè “vis à vis”, per spiegare con calma la sua posizione. Qualche giorno dopo il “fulmine” delle sue dimissioni che ha colpito “a ciel sereno” il Comune di Aosta, Valerio Lancerotto, dismessa la “casacca” di Assessore ai Lavori pubblici, cerca di fare ordine.

Lancerotto, partiamo dalla domanda ovvia: come mai queste dimissioni?
“È stata una scelta difficile e sofferta perché per me è stato un onore e un privilegio mettermi al servizio dei cittadini di Aosta, investendo energie ed entusiasmo, consapevole del periodo storico di transizione che stiamo vivendo. I problemi sono stati tanti, a partire dalla ‘riorganizzazione’ in Comune del 2016 sulla quale ho sempre nutrito perplessità, e che messo in ginocchio la parte tecnica del mio assessorato passando da 4 dirigenti a uno solo, in un certo periodo.

Nel concreto?
“Dietro la mia scelta non ci sono questioni operative, il mio entusiasmo è lo stesso del 2015. Da quest’estate ho sentito venire meno il gioco di squadra in giunta, sono mancate le sinergie tra di noi e se non mi sento di dare il 100% preferisco lasciare il mio ruolo. Si è creato uno ‘sbilanciamento’ nell’affiatamento, che in parte prima c’erano. Occuparsi di Aosta merita fiducia e sintonia completa, e ho fatto passo di lato per rispetto verso i miei colleghi cui auguro di lavorare al meglio. Non è una questione personale, è una questione mia”.

Il Sindaco Centoz sui giornali si è detto dispiaciuto, e che spera in un suo ripensamento. La sua decisione è irreversibile?
“Sì, è irreversibile. Mi fanno piacere le parole del Sindaco, le apprezzo e lo ringrazio molto, ma ho deciso così”.

Lei, più di una volta, ha manifestato un discreto “scontento” per le dinamiche di questo Consiglio comunale. È una delle motivazioni che l’hanno convinta a dimettersi?
“C’è stata una recrudescenza degli atteggiamenti in Consiglio. Io ho avuto la fortuna di essere stato lì anche nella passata consigliata, da capogruppo dell’Union. Era un piacere ed era formativo sentire i dibattiti tra ‘animali politici’ come, ad esempio, Carlo Curtaz e Bruno Giordano. Se hai la passione per la politica erano momenti in cui prendere appunti. In questa consiliatura comunque ci sono persone valide che non conoscevo, sia in maggioranza sia in minoranza e che ho scoperto”.

Ha dichiarato che resterà comunque in Consiglio comunale, che tipo di consigliere Lancerotto ci dobbiamo aspettare?
“Non mi posso snaturare, cercherò come sempre di essere responsabile, di avere un atteggiamento costruttivo, e non quella modalità di distruttiva di contestazione. Darò il mio apporto in modo diverso, non è nella mia indole fare interventi per ‘solleticare gli umori elettorali”.

E invece che Assessorato ai Lavori pubblici lascia?
“Un Assessorato con progetti che vanno avanti, con 500mila euro stanziati per gli asfalti il prossimo anno, con in itinere la procedura di gara per la realizzazione nuova via tra via Giorgio Elter e via Saint-Martin, con lavori in partenza in primavera, con l’incarico affidato per abbattere le barriere architettoniche in collaborazione con l’Associazione paraplegici. Nonostante le difficoltà che abbiamo avuto, lavorando 12 ore al giorno, abbiamo finito i lavori di riqualificazione di piazza Roncas, inaugurato ripartendo da zero il Bellevue, terminato i lavori del V lotto, ristrutturato 29 alloggi in Quartiere Cogne, terminata la ristrutturazione degli Archivi storici, realizzato l’attraversamento pedonale rialzato davanti alla scuola Saint-Roch, avviato con la Regione la procedura per il parcheggio dell’Area megalitica e tante altre piccole cose che si vedono meno ma che portano via tempo ed energie”.

Non ha citato il “nodo” del Brocherel, indiscrezioni dicono sia stata la “miccia2 che ha portato alle sue dimissioni
“Il Brocherel è un problema, certo, ma non è la causa delle mie dimissioni. È un progetto che nasce nel 1997, sono diversi i soggetti che entrano ed escono da questo argomento”.

Domanda maligna: si dimette per lasciare ad altri, dopo le polemiche dello scorso inverno, qualche grana come la pulizia delle strade quando nevica?
“Anzitutto io mi occupavo della pulizia delle strade e non di quella dei marciapiedi, e diciamo che lo scorso inverno c’è stata una nevicata straordinaria che non si vedeva da una vita. Trent’anni fa con nevicate così le strade si chiudevano, invece siamo riusciti a tenerle aperte, e nel frattempo abbiamo cambiato le zone dell’appalto-neve che necessitavano un maggior impiego di mezzi per la pulizia. Certo che se cii fossero stati due milioni di euro in più per la gestione sarebbe stato diverso”.

Mi dica una cosa che non ha detto ai miei colleghi giornalisti
“Le dirò una cosa scritta sul Vangelo secondo Giovanni: ‘Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto’. In parole povere la mia esperienza nella politica non finisce qui, questo non era un punto di arrivo ma una nuova partenza per me, e l’occasione per ‘ricucire’ un po’ la distanza che si è creata tra le persone e la politica, perché bisogna tornare davvero a parlare di più con loro, ascoltare, capire le loro esigenze, lontano dai palazzi”.

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