C’era chi con 100 metri quadri di terreno ogni anno portava a casa otto stagionali gratuiti più una tantum di 18mila euro, a fronte di 53 euro una tantum previsti dalla Regione, chi più fortunato era riuscito ad ottenerne 24 di skipass più 200 kg di Fontina (secondo gli attuali canoni doveva prendere 856 euro), chi ancora nell’arco di 24 anni è riuscito a strappare 240mila euro (a fronte di 10mila euro una tantum previsti).
Sulle servitù di passaggio per i terreni privati occupati dalle piste di sci della Monterosa Ski prima del 2016 c’era un vero proprio “mercato della vacche”. A rappresentarlo questa mattina in IV Commissione è stato il Presidente Giorgio Munari, che ha chiesto di esser audito dopo l’ordine del giorno approvato nell’ultimo Consiglio regionale che invita la Giunta a non riconfermarlo.
Un’audizione fiume di circa sei ore, trasformatasi fin da subito in un banco di tribunale, dove l’imputato Munari non si è fatto certo intimorire.
“Quell’ordine del giorno dice delle cose false e altre cose inesatte” ha scandito il Presidente del Cda.
Nell’aprile scorso il Consiglio di Stato accogliendo il ricorso di alcuni proprietari di terreni su cui passano le piste della Monterosa ha annullato il decreto dell’Assessore regionale al Turismo del 2013 di “classificazione” delle piste da discesa nei Comuni di Ayas e Gressoney-La Trinité.
“Nella sentenza non c’è scritto, come invece affermato in Consiglio, che la società dovrà ora sborsare 600mila euro”. Munari ha, quindi, spiegato come prima della riforma regionale i corrispettivi ai proprietari dei terreni – 80mila euro circa – venivano stabiliti con dei contratti privati.
“Quando siamo subentrati a fine novembre 2015, la Giunta aveva definito i valori dell’esproprio di servitù di passaggio invernale o di tubi di innevamento” ha raccontato il Presidente del Cda. “Abbiamo trovato delle fila di contratti e abbiamo visto che alcune persone davano il terreno a titolo gratuito mentre altre, a mio avviso, avevano chiesto delle cifre esorbitanti o le pretendevano”.
Soldi una tantum e skipass gratuiti. Almeno 350 del valore ciascuno di 600 euro, quelli che ogni anno uscivano da Monterosa e che come detto dallo stesso presidente venivano rivenduti. “C’erano degli affitti di alloggio con skipass compreso” ha ricordato il Presidente. “Il Cda prima di creare un danno erariale ha deciso di affrontare questo tipo di problema” nella logica “dell’equità di trattamento”.
“Dalla società Monterosa non uscivano delle somme di denaro da corrispondere a queste persone, ma uscivano questi skipass, che non venivano contabilizzati” ha spiegato “Stagionali che poi venivano distribuiti sul mercato. Avevamo la tracciabilità delle persone che lo andavano a prendere. La Monterosa era partecipe di un mercato non proprio legale e quindi per questi aspetti di eccedenza nel dare ad alcuni personaggi, e per altri aspetti fiscali, la società ha deciso con una lettera a fine novembre 2015 di scrivere che sarebbe stato l’ultimo anno in cui Monterosa dava questa possibilità”.
Sui corrispettivi da corrispondere ai proprietari dei terreni, la società ha deciso di mettere in campo un 20% in più del valore tabellare stabilito dalla Regione. “Ad oggi abbiamo alcune dispute ma ancora nessuna sentenza. Toccare questi privilegi non è immediato, ma è un dovere aziendale da portare avanti.”
Fra i tanti temi toccati nell’audizione, dal programma di investimenti, alle assunzioni, alle gare d’appalto, non sono poi mancati i passaggi sul futuro delle piccole stazioni. “E’ un problema che va affrontato – ha ribadito Munari – bisogna renderle produttive, offrendo dei prodotti diversi”.