Mozione di sfiducia a Marguerettaz, Alpe spiega le ragioni del “no” alla proposta del M5S

"Pur condividendone i contenuti - spiega Patrizia Morelli - il gruppo ALPE in Consiglio regionale ha valutato di non sottoscrivere la mozione essenzialmente per due ragioni, una metodologica e l'altra politica".
Consiglio regionale, Patrizia Morelli
Politica

Non si è fatta attendere la replica di Alpe alle accuse dei grillini sulla mozione di sfiducia all’assessore Aurelio Marguerettaz, proposta venerdì scorso dal Movimento 5 Stelle, rimasta nel cassetto per mancanza di appoggio da parte dei partiti di opposizione Alpe, Pd e Uvp, che hanno fatto mancare i numeri necessari per la presentazione dell’atto.  

"Pur condividendone i contenuti – spiega Patrizia Morelli sull’ultimo numero del mensile del movimento – il gruppo ALPE in Consiglio regionale ha valutato di non sottoscrivere la mozione essenzialmente per due ragioni. La prima di ordine metodologico: dopo una pausa estiva in cui, per ragioni diverse, i contatti tra le forze di opposizione sono stati rari, abbiamo ritenuto per lo meno poco pianificata e precipitosa la presentazione al tavolo dell’opposizione di una mozione significativa e pesante a sole tre ore dalla scadenza del termine per la consegna delle iniziative per il Consiglio regionale del 24 settembre prossimo. Nei mesi scorsi le mozioni condivise dai gruppi di opposizione sono sempre state discusse e programmate con anticipo e, anche nella stesura, vi è sempre stato un lavoro comune. In questo caso la procedura è stata di molto "semplificata" e certamente non è stata condivisa. La mozione è arrivata sul tavolo bella confezionata e, in qualche modo, bisognava prendere o lasciare. ALPE, in questo caso, ha preferito lasciare".

La seconda motivazione è di natura politica. "Il Consiglio regionale è reduce da una crisi politico-istituzionale gravissima – spiega ancora Morelli – in cui si è palesata a tutti la difficoltà per la maggioranza di continuare ad amministrare la nostra regione, per motivi diversi: risicatezza dei numeri, lotte intestine, ambizioni frustrate, inadeguatezza e anche qualche incompetenza. D’altra parte, però, come opposizione, malgrado i tentativi fatti, non ci siamo trovati nella condizione di poter coagulare attorno ad un nuovo progetto un numero sufficiente di consiglieri di maggioranza che prendessero le distanze dal sistema. La conclusione nota a tutti è stata il governo Rollandin bis, che ha portato a qualche scambio di poltrona, più o meno digerito, ma che presenta gli stessi numeri risicati e la stessa fragilità endemica".

"Non abbiamo voluto contribuire a dare il via a un’eventuale crisi al buio, a pochi mesi dalla conclusione della precedente – conclude Morelli – senza aver preventivamente ragionato sulle conseguenze e sulle alternative da proporre. Abbiamo avuto dei dubbi sull’opportunità dello strumento adottato dai colleghi grillini, la mozione di sfiducia e, pertanto, onestamente, abbiamo detto che non avremmo sottoscritto la mozione, ma che l’avremmo votata e sostenuta in Consiglio regionale, perché ne
condividevamo i contenuti".

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