“Non ci sono né ci saranno più le risorse per sostenere il sistema che conoscevamo”

"Basti pensare che circa il 90% dei 963 milioni di euro è già destinato alla copertura delle spese obbligatorie mentre solo circa 100 di milioni potranno essere destinati agli investimenti", si legge in un editoriale dedicato al bilancio sul sito dell'UV.
Palazzo regionale
Politica

"Viste le prospettive dell’economia italiana per il futuro diventa imperativo prendere coscienza che negli anni a venire non vi sarà alcuna inversione di tendenza. Anzi. A questo punto, diventa anche inutile appellarsi alla crisi e bisognerà prendere rapidamente e lucidamente atto che ci si trova di fronte a una definitiva, radicale e irreversibile modificazione del sistema economico e sociale al quale eravamo abituati". E’ una presa di coscienza amara e disillusa, quella espressa sul sito internet dell’Union Valdôtaine in un editoriale non firmato, rispetto al bilancio di previsione 2015 della Regione, la cui approvazione è prevista in Giunta per venerdì mattina.

Un concetto che era già stato espresso in maniera simile dal Presidente del Mouvement Ennio Pastoret a fine settembre, in un intervento al Conseil Fédéral. La previsione di entrate per il prossimo anno si attesta a 963 milioni di euro, una cifra che era già trapelata la scorsa settimana quando l’assessore Perron aveva incontrato le parti sociali e la II Commissione consiliare allargata ai capigruppo e che è calata di oltre il 40% negli ultimi cinque anni (erano 1.638 milioni di euro nel 2010, 1.531 nel 2011, 1.423 nel 2012 ,1.263 nel 2013 e, infine1.077 nel 2014). "Queste progressive riduzioni non sono però frutto di una cattiva gestione della Regione – si legge sul sito dell’UV – bensì delle continue trasfusioni finanziarie che la Valle d’Aosta, così come le altre realtà regionali, è stata costretta a fare a favore dello Stato".

In ogni caso, la soluzione indicata dall’UV per affrontare la situazione è una sola. "Tanto prima riusciremo ad essere consapevoli di ciò – si legge – quanto prima ancora saremo in grado di dotarci degli strumenti per affrontare questo stato di cose". Quali strumenti? "Oggi è più che mai necessario giungere ad una definizione chiara e non equivoca dei rapporti tra Stato e Regioni. E ciò al fine di regolare reciprocamente i contenuti, l’efficacia e i rispettivi impegni nel dare e nell’avere, attraverso la riaffermazione dei principi di leale, reciproca e democratica collaborazione che non può trovare altra sintesi che in un processo federalista, all’interno del quale si riafferma, al di là dei numeri e dei ruoli, la pari dignità di ogni soggetto".

I numeri, però, adesso pesano eccome. "I dati ci dicono che non ci sono, né ci saranno più, a breve e medio termine, risorse per sostenere il sistema che conoscevamo", si legge ancora nell’editoriale. "Basta pensare che circa il 90% dei 963 milioni di euro è già destinato alla copertura delle spese obbligatorie, mentre solo uno scarso centinaio di milioni, forse, potranno essere destinati agli investimenti. Naturalmente, sempre che lo Stato non denunci un’altra, ulteriore ed impellente esigenza di denaro". 

 

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