Scissione nella Lega, Aggravi: “Reazione ad una imposizione”, Distort: “Dimettetevi”

In apertura dei lavori del Consiglio regionale volano gli stracci fra gli ex colleghi del gruppo Lega. Restano: "Guardo con curiosità al Rassemblement valdôtain"
Rassemblement Valdôtain - Consiglio Regionale
Politica

I panni sporchi si lavano in Consiglio regionale. E di panni, dopo oltre due mesi di stop dell’attività politica, il gruppo della Lega Vda e i quattro transfughi ne avevano accumulati. La centrifuga è partita puntuale alle 9 di oggi, mercoledì 26 settembre. A metterla in moto è Stefano Aggravi.

“In politica, come nella vita, spesso le strade finiscono per dividersi.  – ha esordito il capogruppo del nuovo Rassemblement valdôtain – Non tutti capiscono sempre fino in fondo le motivazioni che hanno determinato le scelte degli uni e quelle degli altri (perché per dividersi bisogna almeno essere in due, proprio come per trovare un punto di mediazione), vuoi perché c’è comunque una limitata conoscenza di fatti e persone, vuoi perché non sempre si vuole comprendere fino in fondo, vuoi anche perché è più facile fare così”. Se Planaz e Brunod hanno fin da subito seguito Aggravi, l’arrivo di Lucianaz viene spiegato così: “al di là delle giuste didivergenze su alcuni temi (ma siamo nati liberali, non leninisti), ci accomuna la battaglia in difesa della nostra Autonomia”.

Il capogruppo di Rassemblement valdôtain è, quindi, ritornato sui motivi della divisione. ” Una reazione ad una imposizione, una volontà di alcuni, un cambio di pelle che ci preoccupa (perché le casacche non contano se la pelle non cambia e la nostra è sempre la stessa). Abbiamo cercato di spiegarlo nel dettaglio, passo dopo passo, in relazione alla nota vicenda della legge elettorale. Un tema che sicuramente poco appassiona, ma che poggia sui principi cardine della nostra vita democratica. Mai sottovalutare contenuti, annunci e diatribe che riguardano le leggi elettorali”.

Aggravi si è poi detto preoccupato per “quei “rigurgiti nazionalistici o centralistici” che oggi spesso si nascondono dietro al “in Valle d’Aosta siamo tutti autonomisti”.

Sulla scelta del nome –  nel 1963 alcuni unionisti si presentarono alle elezioni regionali come Rassemblement Indépendant Valdôtain diventato poi, da 1968 Rassemblement Valdôtain. Nel 1976 arrivò la réunification – il capogruppo ha spiegato la scelta di “riferirci ad un movimento storico che mettesse insieme due importanti caratteristiche”. Da una parte il “richiamo ad una area politica centrale” dall’altra la “reazione alla mancanza di dialogo, confronto e democrazia“. A questo si aggiunge la volontà di “rassembler” tutte quelle singolarità e forze libere che si riconoscono nei valori dell’Autonomia speciale, del federalismo, della salvaguardia dell’identità e delle tradizioni della nostra Valle, della difesa delle libertà individuali e dei valori conservatori della nostra società.”

Intenti e principi che trovano l’interesse di Claudio Restano. Il consigliere del gruppo misto per il momento si colloca solo fisicamente vicino al neo costituito gruppo, al centro dell’aula del Consiglio regionale. “Guardo a questa scissione con curiosità, ma soprattutto ho letto con attenzione il documento programmatico e la chiusura, ovvero l’intento di radunare le singolarità e forze libere, che si riconoscono nei valori dell’autonomia speciale e del federalismo”.

Dai banchi della Lega resta in silenzio il capogruppo Andrea Manfrin, mentre la replica alle parole di Aggravi arriva dal neo vice capogruppo Erik Lavy.
“In politica, come nella vita, c’è chi crede e chi sfrutta. Ora è evidente chi ha sfruttato. La trama è chiara, i registi pure. Gli unici perdenti? I valdostani, stufi di incoerenze e di scissioni. Basta sprecare parole, certe azioni meglio lasciarle nel loro presunto anonimato”. Rivendicando l’impegno della Lega Vda con le altre autonomie speciali per sottoporre al Governo un testo per la riforma degli Statuti e per raggiungere un nuovo accordo finanziario, Lavy ha quindi scandito come il Carroccio “continuerà ad essere il punto di riferimento del territorio, delle periferie e delle terre alte“. L’unica differenza rispetto a prima e che “ci saranno meno etichette ma più concretezza, meno fumo narcisistico ma più temi programmatici, e finalmente, più identità valdostana”.

Al neo Rassemblement valdôtain – per  Chiara Minelli “una minestra riscaldata” e “un’operazione poco convincente” – sono arrivati anche gli auguri da parte di Luca Distort. “Ne avete bisogno, non partite sotto una buona stella. Avete imboccata la strada sbagliata nel momento sbagliato. Questo gruppo non nasce da un percorso di maturazione, ma da un ego ferito. Avete scoperto che militare in Lega significa seguire la linea politica del suo direttivo”. Poi l’affondo sull'”ennesimo partito autonomista” che “penso che ogni valdostano non aspettasse altro in questo momento storico” e l’invito, “dopo aver voltato le spalle alla Lega” ad avere “il buon senso da dimettervi dalla carica di consigliere, così da lavorare dignitosamente da fuori per il nuovo soggetto politico in vista delle prossime elezioni regionali”.

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