Stretta sul sistema di accoglienza: lo Sprar di Saint-Vincent potrebbe essere l’ultimo

Da luglio il ministero dell'Interno non finanzia nuove domande sul Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, un'accoglienza diffusa che permette ai Comuni di gestire il fenomeno, senza essere scavalcate da prefetto e privati con i Cas.
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In Valle d'Aosta è attivo un solo Sprar – a Saint-Vincent, comune capofila, Saint-Rhémy-en-Bosses e Champorcher – e potrebbe essere l'ultimo. Una nuova bozza di decreto del ministro dell'Interno Matteo Salvini prevede infatti una importante limitazione all'accesso al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Se in questi anni il sistema era stato aperto anche ai richiedenti asilo, come specificato appunto nella stessa sigla, ora sarebbe solo per chi l'asilo l'ha ottenuto e per i minori non accompagnati.

Di più, da come è stato rilevato dal sindaco di Prato e referente immigrazione Anci, Matteo Biffoni, dallo scorso luglio non sono più stati indetti nuovi bandi e sono stati negati i finanziamenti in sospeso a nuovi Comuni che ne avevano fatto richiesta, in cambio dell'organizzazione di uno Sprar.

Come è successo per i tre Comuni valdostani, lo Sprar permette alle Amministrazioni comunali di individuare di sua iniziativa delle strutture da destinare all'accoglienza, gestendone il sistema, limitando il numero degli arrivi e evitando che sia invece il prefetto a muoversi in modo indipendente con i privati, allestendo quindi un Cas, che sta per “centro di accoglienza straordinaria”.

Saint-Rhémy-en-Bosses, Saint-Vincent e Champorcher gestiscono da un anno, con il supporto della cooperativa Trait d'Union, 25 posti disponibili e le cose dovrebbero continuare invariate fino allo scadere dei tre anni previsti: “Si tratta di 25 posti disponibili divisi tra i Comuni – specifica il sindaco di Champorcher Alessandro Glarey – ad esempio noi fino a venti giorni fa ospitavamo una famiglia di quattro persone, curdo-irachena, che ha scelto di andarsene e finora non ci è stato più assegnato nessuno”.

Corrado Jordan, sindaco di Saint-Rhémy, conferma il cambio di passo dal livello nazionale: “Non hanno più autorizzato nuovi Sprar, ma noi abbiamo un accordo per tre anni che impegnerà il ministero a finanziarci fino alla scadenza, nel caso di presenza di qualcuno”. Stesse cose dice Mario Borgio, che sostiene che lo Sprar nel Comune “sta andando alla grande e nessuno si lamenta della presenza di queste persone, perché diffuse nel territorio e anche perché l'alternativa era avere un arrivo di 50 persone nello stesso posto”.

Glarey ha provato ad interpretare la nuova mossa di Salvini: “Il Governo scommette sul fatto di bloccare i flussi migratori e di rimandare a casa chi non ha diritto di asilo e questo, diminuendo il numero di migranti in arrivo, probabilmente fa cadere un po' i presupposti per cui ci sia bisogno di nuovi Sprar – ipotizza – chiaro che bisogna vedere quanto questa situazione possa andare avanti senza che salti il banco, ma sono problemi che non si riescono a risolvere a livello europeo e per i quali non saprei dare soluzioni”.

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