Missione istituzionale o vacanza romana? Resta avvolta nel mistero la trasferta nella Capitale del presidente della Regione Renzo Testolin e del capogruppo dell’Union Valdôtaine Aurelio Marguerettaz, avvenuta nelle scorse settimane e legata – a quanto sembra – alla norma di attuazione sulle concessioni idroelettriche, da tempo in attesa di approvazione.
Non sono bastate sei interrogazioni dei gruppi di minoranza per chiarire i contorni dell’incontro. Un passaggio considerato particolarmente delicato per il futuro delle concessioni idroelettriche, 29 delle quali sono in scadenza nel 2029. La norma di attuazione, approvata dal Consiglio Valle nella scorsa legislatura, è infatti tornata all’esame della Commissione paritetica dopo alcune osservazioni arrivate da ministeri competenti. Nell’organismo siede anche Marguerettaz, che nelle scorse settimane avrebbe partecipato a un incontro a Roma definito “di importanza primaria per la nostra Regione”.
In aula Testolin ha provato a rispondere alle domande dell’opposizione rileggendo gli obiettivi del programma di legislatura. “Stiamo lavorando con attenzione, passione e serietà per garantire ai valdostani risposte ai nostri bisogni istituzionali e amministrativi – ha detto –. Un lavoro che non dipende solo da quanto si fa sul territorio, ma anche dal confronto con soggetti politici e strutture che operano a livello nazionale e internazionale”.
Il presidente ha poi paragonato il percorso a una gara di ultratrail: “Ai cittadini interessano i risultati. Alla fine conta sapere chi è arrivato al traguardo, il resto farà parte del racconto”. Un lavoro che, ha aggiunto, “richiede tempo, pazienza, confronto, perseveranza e anche riservatezza”. “Questo non significa rifuggire la trasparenza – ha precisato – ma lavorare con la necessaria discrezione per raggiungere gli obiettivi. Per questo siamo andati e continueremo ad andare a Roma quando necessario, anche collaborando con altre forze politiche”.
Testolin ha concluso sostenendo che sarà il tempo a dire se il lavoro svolto porterà risultati, rivendicando comunque di aver “risposto in modo serio alle interrogazioni, anche a quelle formulate con il ciclostile”.
Parole che, per una parte dell’opposizione, confermerebbero invece una trasferta romana “senza portare a casa nulla”, attaccano Marco Carrel (AdC) e Andrea Manfrin (Lega).
Si dice “doppiamente preso in giro” Alberto Zucchi (Fratelli d’Italia), che accusa il presidente di non aver mantenuto lo spirito di collaborazione invocato in aula, anche sulla questione della riforma dello Statuto: “Avevamo accolto il suo invito a mettere a fattor comune le forze, ma lei sa benissimo che senza Fratelli d’Italia e Lega alcuni dossier non potranno trovare uno sbocco”. Il riferimento è alla conferma data da Testolin ad una iniziativa della consigliera Minelli su un nuovo incarico affidato alla professoressa Randazzo.
Critiche arrivano anche sui tempi e sulla mancanza di informazioni. “I tempi sono sotto gli occhi di tutti e non sono accettabili né giustificabili”, osserva Eugenio Torrione (Avs), che parla di un “silenzio assordante” da parte della Giunta.
Sulla stessa linea Eleonora Baccini (Renaissance), secondo cui la risposta del presidente “non ha dato alcun chiarimento”, dopo “quindici minuti di intervento senza rispost”.
Ancora più duro Jean-Pierre Guichardaz (Pd), che parla di “una rappresentazione mortificante del Consiglio Valle”. “Oggi doveva rispondere sulle concessioni idroelettriche, un tema fondamentale – attacca – e invece ci ha raccontato il programma di legislatura”.
