Valle d’Aosta Aperta in pressing: “Si parli di temi e non di nomi”

“C’è un’emergenza sociale su cui vogliamo tenere alta l’attenzione”, dicono M5S, Adu e Area Democratica. “Il Consiglio regionale torni a lavorare”.
Valle d Aosta Aperta
Politica

Mentre la politica è alle prese con “il tradizionale giochino autonomista delle crisi di governo e della spartizione delle poltrone”, la Valle d’Aosta si ritrova a dover fronteggiare una “evidente emergenza sociale”. “È ridicolo che ancora oggi si parli di alleanze e di un nome per il nuovo Presidente della Regione, quando la priorità dovrebbero essere il programma elettorale ed i temi che interessano i cittadini”. Lo dicono Rino Martini (M5S), Alexandre Glarey (ADU) e Erika Guichardaz (Area Democratica), ossia Valle d’Aosta Aperta, che vogliono mantenere alta l’attenzione su diversi problemi irrisolti: “Vogliamo pressare gli altri gruppi politici e farci sentire con costanza, informando i cittadini e dando supporto istituzionale, perché tirando fuori le discussioni qualcuno dovrà dare delle risposte”.

Una giunta regionale che è in regime di ordinaria amministrazione, ma un Consiglio che potrebbe lavorare e invece si ritrova paralizzato davanti ad una “pagina bianca”, complice anche “un’opposizione leghista che rimane silente in attesa di un posto a tavola”. Eppure, in questi 60 giorni di tempo, nulla si fa per le esigenze dei cittadini. I temi sono tanti, come elenca Glarey: “Il Tunnel del Monte Bianco, Cime Bianche, l’ospedale, il piano casa, il grattacielo di Cervinia, il contratto di Vigili del Fuoco e Corpo Forestale, la legge sulla protezione dei lavoratori, sulla rappresentanza di genere, sul gioco d’azzardo o sulle discariche. Speriamo che la nuova maggioranza dirà qualcosa, a prescindere da chi sarà il presidente”.

Una maggioranza che Guichardaz si auspica smetta di essere chiamata “autonomista-progressista: questa definizione mi urta, c’è poco di autonomista e assolutamente nulla di progressista. Un progressista non può stare in silenzio su questa emergenza sociale che stiamo vivendo, su un bando affitti con regole sempre più stringenti che aumenta il rischio di sfratti, sul diritto alla salute che sta virando verso una privatizzazione della sanità e su situazioni come quella del J.B. Festaz, che dovrà affrontare dei lavori senza che si sappia nulla di quello che succederà. Su una scuola abbandonata, con strutture nuove senza riscaldamento, in cui non si parla dell’annosa questione delle palestre o del personale, con le segreterie che dovranno occuparsi anche dei fondi del Pnrr, o dell’abbandono scolastico, o dell’Università della Valle d’Aosta, con il suo calo di iscritti e che preferisce chiamare Manzini ad aprire l’anno anziché personalità del mondo accademico”. E ancora: “Un progressista non avrebbe negato un referendum consultivo, accettato una giunta senza donne – l’unica in tutta Italia – o rallentato la legge contro l’omotransfobia e la violenza sulle donne”.

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