Autisti-soccorritori licenziati da novembre: “Rivogliamo il nostro lavoro”

All’origine del licenziamento è la delibera che impone lo svolgimento di 100 ore di volontariato ai fini del rinnovo della tessera regionale di volontari del soccorso. Una misura che assimila i volontari ordinari ai lavoratori interinali, sovraccaricati di ulteriori turni di volontariato e impossibilitati a svolgerli nei tempi previsti.
Immagine di archivio - ambulanza
Sanità

“Fare volontariato non mi pesa, lo facevo prima, lo faccio adesso e lo farò finché sono in grado di farlo. Ma rivoglio indietro il mio lavoro”. È un grido che chiede di essere ascoltato quello degli autisti-soccorritori del 118, lavoratori interinali somministrati all’Ausl, licenziati dal 1° novembre. Una questione che era stata discussa lo scorso autunno in Consiglio regionale, ma su cui sembra essere calata l’attenzione negli ultimi mesi. 

All’origine del licenziamento è la delibera che impone lo svolgimento di 100 ore di volontariato ai fini del rinnovo della tessera regionale di volontari del soccorso. “Queste ore sono pensate per chi non fa questo di professione, ma solo come volontario”, spiega uno dei soccorritori rimasti a casa, che chiedono di rimanere anonimi. “È ovvio che se uno fa altro di lavoro deve svolgere un tot di ore di volontariato per mantenere la formazione dei presidi. Ma chi fa questo tutti i giorni maneggia continuamente i presidi e conosce il mondo del soccorso. Il problema è che queste ore sono state ampliate anche a chi lavora come dipendente interinale e fa questo di professione”. Il problema, insomma, è che la delibera “non ha tenuto in considerazione di cosa potesse succedere a chi, non essendo semplice volontario ma facendo questo anche di lavoro, perdendo l’abilitazione, avrebbe perso anche il lavoro”. Un lavoro che, oltretutto, “non è un mestiere qualunque, perché si tratta di trasportare non merci ma persone in difficoltà, in un settore che, per di più, è minato da una cronica carenza di personale”. 

Avvisati troppo tardi di questo requisito, gli autisti-soccorritori interinali si sono trovati a giugno ad aver svolto buona parte delle ore previste, ma non quelle sufficienti. “Molti di noi sono volontari da più di dieci anni: abbiamo iniziato come volontari, ma un tempo le ore previste erano 50 l’anno. Quando ho iniziato a fare questo di lavoro, riuscivo ad affiancare i turni ordinari a quelli di volontariato”, continua un interessato. “Quando è stato cambiato il monteore, però, ce l’hanno comunicato troppo tardi e quindi a giugno non avevamo maturato abbastanza servizio di volontariato”.

Dopo il licenziamento, avvenuto il 1° novembre, alla maggior parte degli interessati non è bastato appellarsi al comma 5 dell’articolo 15 delle disposizioni vigenti, che consente la gestione di situazioni particolari legate a comprovati motivi personali di lavoro, studio e salute. “Nel tavolo tecnico del 15 novembre, solo due casi sono stati giudicati idonei a essere reintegrati, e comunque lo sono stati solo a febbraio e marzo, percependo quindi diversi mesi di stipendio non adeguato. Molti altri casi, invece, nonostante la certificazione di comprovate esigenze familiari o di salute, non sono stati considerati idonei. Questo anche perché al tavolo non sono stati convocati i presidenti delle associazioni di volontariato, che ci valutavano idonei all’applicazione del comma 5, ma il parere è stato espresso da terzi”. 

Se nella seduta del Consiglio regionale del 2 dicembre 2025, l’Assessore Marzi aveva previsto la possibilità, per coloro che non avessero potuto far valere condizioni particolari di esenzione, di partecipare a un esame straordinario di abilitazione, neanche questa possibilità si è rilevata una soluzione immediata. “Il 22 dicembre abbiamo ottenuto di poter svolgere questo esame in sessione straordinaria, abilitandoci tutti con il massimo dei voti, visto che svolgiamo questo mestiere da anni. Il problema è che, anziché consegnarci le nuove tessere di volontari del soccorso, sono state semplicemente ‘scongelate’ quelle vecchie”. Come avvertiva l’Assessore nella seduta del 2 dicembre, infatti, “gli autisti-soccorritori rimasti a casa, per ripristinare i requisiti necessari a un eventuale reclutamento come operatore in regime di somministrazione, devono svolgere almeno dodici mesi di attività di volontariato, prima di poter partecipare alla selezione per essere reintegrati”. 

A fronte di questa situazione, c’è chi ha deciso di riconsegnare la tessera e cambiare del tutto carriera lavorativa. Alcuni autisti-soccorritori, poi, avevano già maturato i cinque anni di lavoro consecutivi necessari per poter partecipare al concorso come dipendenti fissi dell’Ausl.

I restanti autisti-soccorritori, invece, stanno svolgendo il proprio servizio come volontari, senza però percepire più il proprio stipendio completo né avere la certezza di poter essere selezionati, una volta concluso l’anno di volontariato richiesto. “Mi sto candidando per qualsiasi altro tipo di lavoro, anche per fare l’addetto alle pulizie”, lamenta uno di loro. “È un lavoro che non è fatto per tutti e che purtroppo è sempre più minato da disposizioni di questo genere, che hanno fatto sì che alcuni operatori rischiassero di addormentarsi, perché magari venivano da un turno precedente come volontario. Chiediamo semplicemente di essere trattati come i dipendenti fissi: perché loro non devono fare le ore aggiuntive di volontariato per mantenere il loro lavoro? Vogliamo indietro il nostro lavoro, che è l’unico che sappiamo e ci piace fare”. 

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