Ad Aosta un Vintage Club: scambiare vestiti usati all’insegna della sostenibilità

In Cittadella dei Giovani, tutti i sabato pomeriggio dalle 14 alle 19, si può trovare il Vintage Club. Un’occasione per tirare fuori dall’armadio gli abiti usati e dare loro una nuova vita scambiandoli con abiti diversi, il tutto all’insegna del baratto.
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Nelle grandi città è ormai normale vedere code di ragazzi aspettare davanti a temporary shop di abiti vintage o affollare i mercatini dell’usato, appuntamenti fissi e imperdibili per svuotarsi l’armadio e acquistare vestiti a prezzi d’occasione. Anche qui ad Aosta, però, i momenti di scambio non mancano e, da qualche anno, sono organizzati e gestiti anche da ragazzə giovani e giovanissimə. In particolare, alla Cittadella dei Giovani, tutti i sabato pomeriggio, si può trovare il Vintage Club. Un’occasione per tirare fuori dall’armadio gli abiti usati che non si indossano più e dare loro una nuova vita scambiandoli con abiti diversi, il tutto all’insegna del baratto.

La “moda” dell’usato sta spopolando sempre di più, soprattutto tra i più giovani. Quella fascia d’età tra l’adolescenza e i primi anni di indipendenza economica sta recuperando sempre più abiti usati tirando fuori dal fondo dell’armadio trend e mode ormai dimenticate da tempo, dagli anni ‘60 fino ai primi 2000. Ma quali sono le motivazioni di questa scelta? E perché soprattutto le nuove generazioni indossano sempre più spesso indumenti di seconda mano? Per raccontare il punto di vista di chi si occupa di vendere ed organizzare scambi e mercatini dell’usato, abbiamo parlato con Sveva Botrugno, che si occupa di gestire il Vintage Club insieme all’amica Rebecca Mercurio, e ne è emersa una riflessione che colloca questa scelta oltre la moda: tra sostenibilità, praticità e scelta di stile.

“Vogliamo che il Vintage Club sia uno spazio di scambio libero e aperto a tutti, per questo si basa sul baratto. Ognuno porta i propri vestiti e li lascia all’ingresso della sala Expo dove vengono presi ed organizzati per poi essere esposti. Per evitare di creare disordine, anche se non ci sono scambi di denaro, abbiamo deciso di utilizzare dei buoni che si ricevono in base a quanti e quali vestiti si decide di lasciare” spiega Sveva. Attraverso l’uso di questi buoni le persone possono scegliere e “comprare” vestiti dalle bancarelle, senza obbligo di usarli tutti né vincoli di “prezzo” troppo rigidi.

“Abbiamo ereditato questo progetto l’anno scorso da alcune ragazze che hanno poi finito le superiori e sono andate all’università. Teniamo molto alla filosofia che c’è dietro, per noi non è soltanto una questione di moda. Io, per esempio, amo vestirmi con indumenti un po’ particolari e unisex e trovo che il mio stile si esprima al meglio in questo modo, ma è anche – e  soprattutto – una questione di sostenibilità”. L’attenzione per gli acquisti sostenibili è un argomento molto sentito dalle nuove generazioni. In questo contesto il vintage diventa una soluzione capace di comprendere ed includere il rispetto per l’ambiente, riutilizzando risorse e oggetti già in circolo (quindi riducendo la quantità di abiti che vengono gettati), minimizzando i consumi e le risorse necessarie alla produzione di nuovi vestiti e l’impatto ambientale derivato dallo spostamento della merce. Ma si tratta anche di dare l’opportunità di scegliere a chi ha risorse economiche limitate offrendo un’occasione di boicottaggio al continuo e sempre più rapido cambiamento di mode del fast fashion.

Praticato a livello locale, questo modo di riutilizzare i vestiti crea un momento di condivisione e di socializzazione anche inter generazionale. “Il Vintage Club è per tutti, abbiamo insistito per fissare degli appuntamenti settimanali/mensili per dare alle persone interessate un momento di socialità e di scambio che, dopo la pandemia serve a tutti. Ogni volta raccogliamo moltissimi vestiti e abbiamo già qualche presenza fissa. Perlopiù sono ragazze e ragazzi giovani a partecipare, ma anche signore di tutte le età. Vogliamo continuare ad allargare il nostro pubblico perché in genere ci mancano i vestiti da uomo che è un peccato perché vorremmo far capire che il Vintage Club è proprio per tutti”.

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