Afghanistan, Marocco e Indonesia si contendono il Premio internazionale Donna dell’Anno 2009

La Giuria ha scelto le 3 finaliste del Premio. Sono l'afgana Mary Akrami, l'indonesiana Siti Musdah Mulia e la marocchina Aicha Ech-Channa. Alla vincitrice sarà assegnato il 28 novembre prossimo il premio di 50.000 euro da destinare alle proprie attività.
La premiazione
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L'afgana Mary Akrami, l'indonesiana Siti Musdah Mulia e la marocchina Aicha Ech-Channa sono le tre finaliste che si contenderanno il Premio internazionale "Donna dell'Anno 2009".
A sceglierle è stata la Giuria presieduta dal prof. Umberto Veronesi, e formata dal Presidente del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, Alberto Cerise, e da personalità rappresentanti il mondo delle scienze, dell'economia e della politica, della comunicazione e del Ministero degli Affari esteri italiano.
La Giuria del Premio, promosso dal Consiglio regionale della Valle d'Aosta, in collaborazione con il Ministero degli Affari esteri, la Regione Valle d'Aosta, la Fondazione Crt, il Soroptimist Club Valle d'Aosta ed il Casino de la Vallée, aveva nei giorni scorsi già scelto cinque candidate tra le 25 segnalazioni pervenute dalla rete del Ministero degli Esteri, delle Ambasciate e dei Consolati, senza dimenticare l'interessamento da parte di altre organizzazioni, come la Comunità di Sant'Egidio.

Nel corso della serata di premiazione sarà nominata la vincitrice alla quale sarà assegnato un premio di 50.000 euro che dovrà essere destinato all'attività e all'azione che hanno determinato l'attribuzione del riconoscimento stesso. Nella stessa serata sarà anche consegnato il Premio Soroptimist Club Valle d'Aosta, del valore di 2.500 euro. La cerimonia di consegna dei premi si svolgerà venerdì 28 novembre al Grand Hôtel Billia di Saint-Vincent.

Le finaliste:
Mary Akrami, nata a Kabul nel 1977, è cofondatrice dell'AWSDC (The Afghan Women's Skills Development Centre), un'organizzazione no-profit, fondata nel 1999 con l'obiettivo di ridurre la sofferenza delle donne afgane e dei bambini con la promozione della pace e l'avvio di azioni di risanamento e di progetti di sviluppo, per rafforzare le loro capacità con l'istruzione e la formazione, perché possano contribuire alla ricostruzione del proprio Paese. L'Associazione gestisce anche un rifugio per le donne di Kabul che si rivolgono al Centro per sfuggire alla violenza e agli abusi o dopo aver subito matrimoni forzati.

Siti Musdah Mulia, nata a Bone nel 1958, è una delle figure più rappresentative dell'Islam indonesiano, di cui interpreta autorevolmente la tradizionale apertura al multiculturalismo. Giurista e teologa, difende i diritti delle donne nella società musulmana, opponendosi alla poligamia e a ogni forma di discriminazione. E' impegnata nel dialogo tra le religioni e si oppone alla pena di morte, rivendicandone l'estraneità alla corretta interpretazione islamica. Rivendica anche con forza, come estranei a ogni principio religioso, i richiami alla sottomissione della donna e alla violenza.

Aicha Ech-Channa, nata nel 1941 a Casablanca, ha studiato Scienze infermieristiche e si è specializzata come assistente sociale. Il suo impegno inizia con la lotta contro la tubercolosi e la pianificazione familiare. Di fronte a situazioni insostenibili e alla violenza sulle donne, Aicha fonda l'Association de solidarité féminine per aiutare le ragazze madri e le madri abbandonate con dei bambini piccoli. Aiuta queste donne, di età compresa tra i 13 e 35 anni, a reinserirsi nella società offrendo, oltre all'ospitalità, anni di studio e di formazione professionale. Oggi, 58 madri lavorano nel Centro Solidarité, uno goccia in un oceano di sevizie, stupri e violenze.

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