Anfossi: ‘L’educazione delle coscienze è la grande priorità’

Nella sua lettera pastorale il vescovo della Diocesi di Aosta ricorda la figura di Sant'Anselmo, non solo filosofo e teologo, ma anche attento educatore. Nel 2009 Anfossi incontrerà i catechisti e i parroci di tutta la Valle.
Mons. Giuseppe Anfossi, Vescovo di Aosta
Società
 Come ogni autunno, gli studenti si preparano a tornare sui banchi di scuola. E proprio il loro futuro è al centro della lettera pastorale di Mons.Giuseppe Anfossi, Vescvoo della Diocesi di Aosta. “Sono due gli aspetti sui quali bisognerebbe insistere il più possibile per aiutare le nuove generazioni a crescere libere e consapevoli” ha spiegato il Vescovo, introducendo in conferenza stampa il documento, che contiene gli orientamenti della Diocesi di Aosta per il 2008-2009. “Il primo è una maggiore cura della qualità della relazione che si instaura tra l’adulto e il ragazzo. Da questo profondo legame deriva il secondo aspetto fondamentale: l’educazione delle coscienze. Attraverso una relazione significativa con una figura adulta positiva, i giovani possono imparare ad assumere gradualmente responsabilità adatte alla loro età. Oggi molti giovani non sanno lavorare per raggiungere scopi non immediati, né tollerare la frustrazione, l’attesa e l’incertezza del risultato, ma sono alla ricerca del premio immediato”.
Il tema dell’educazione è strettamente legato alla figura di Sant’Anselmo, del quale ricorre, nel 2009, il novecentenario della morte.
Non era solo un filosofo e teologo, ma anche un grande educatore, per il quale la coscienza si sviluppa attraverso un processo che coinvolge l’educazione della volontà, della mente, della fede e il confronto con la realtà”.
Ultimamente, ha rilevato il Vescovo, la società e i media pongono sempre l’accento sul ritorno a modalità di confronto più rigide, all’imposizione della disciplina, per fare fronte a un crescendo, tra i giovani, della noia e del disinteresse, che possono sfociare in condotte pericolose o devianti. “Le regole sono fondamentali, ma a mio parere il rigore, le punizioni e l’inflessibilità non rappresentano né il primo né il più efficace strumento educativo. Bisogna, piuttosto, privilegiare la formazione di una coscienza libera. Anche l’iniziazione cristiana deve passare attraverso la trasmissione della consapevolezza e l’esempio, che fondano le basi della fiducia”.
 
Domenica 7 settembre, in occasione delle Celebrazioni per il Patrono della città, San Grato, il Vescovo ha consegnato a tutte le Parrocchie, Comunità religiose e Aggregazioni ecclesiali la Sua Lettera pastorale. Alla celebrazione della Santa Messa ha fatto seguito, come da tradizione, la processione per le vie di Aosta.  
 
SAN GRATO
La storia non ci tramanda molte informazioni sul  Santo. Sappiamo però che fu Vescovo di Aosta nella seconda metà del quinto secolo. Come sacerdote della Diocesi fu inviato a Milano, nel 451, in rappresentanza del suo Vescovo Eustasio per il Concilio provinciale convocato per affermare con il papa Leone Magno la fede ortodossa in Cristo vero uomo e vero Dio, contro l'eresia di Eutiche. Lo ritroviamo, già vescovo, nel 470 presente alla traslazione delle reliquie del martire Innocenzo ad Agauno. Dopo la morte, fu tumulato nella Chiesa cimiteriale di S. Lorenzo e le sue reliquie furono conservate alla Collegiata di S. Orso fino al tredicesimo secolo, quando vennero traslate in Cattedrale dove sono ora conservate in una splendida cassa reliquiaria che viene ogni anno portata in processione per le vie della città. Al momento della traslazione, la lapide tombale che ci conserva la memoria del giorno del decesso del Santo (7 settembre), venne portata alla maladière di St. Christophe e da lì nella Chiesa parrocchiale dove si trova tuttora. Il culto di San Grato si diffuse a partire dal tredicesimo secolo tra le popolazioni alpine che lo invocano come protettore contro la grandine e in genere della campagna.

 
 
 
 
 

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